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22/10/2005

Qualunquismo;
di sinistra!
 
Con questo aspro, altero nonché sprezzante epiteto, allungato da una cauda grave e preoccupante, il direttore di Rai1, Fabrizio Del Noce(Del noce, del Noce, o del noce?) ha liquidato una trasmissione.
Che, 12 milioni di spettatori, aveva fatto vincere, ed alla grande, a Raiset la quotidiana guerra per l’auditelle contro la consorella-coltella o, meglio, la serpenteparente, Mediarai.
Prime time; addirittura!
Qualche malalingua, vedasi vicenda diritti calcio, recentemente ed anche qualche tempo fa, ha  parlato di sconfitte concordate.
Forse che no, forse che sì, se ne è parlato ma, spero,  non siamo ancora a livello di trusts, ad accordi di cartello come quelli sul prezzo del latte per bambini fra multinazionali del ramo alimentare.
 
Epperò, purtuttavia, se sei il direttore dell’ammiraglia di un’azienda che, devi riconoscerlo, per ignavia, inettitudine o accettazione supina di direttive partitiche nette e precise, ti licenzia, salvo poi farne pagare al teleutente le spese, un conduttore che, riuscito esperimento pilota di informazione in prima serata, ti procurava 4 milioni di spettatori per rimpiazzarlo con un altro che, a stento, si faceva reggere da un paio di milioni di aficionados; se quest’azienda, dicebamus, per una sera, fosse pure con quel pistola di un Celentano puntato alla tempia,  ti rastrella uno share di un 50% abbondante, dovresti esserne contento; echecazzo!?!
E invece, no!
La versione yè yè del figlio di suo padre, il filosofo Augusto Del Noce, si lamenta, non ci sta, protesta.
 
Forse troppo giovane per la lampada UVA, troppo occupato per un  mordiefuggi in qualche, da poco ricostruito, village maldiviano; in anticipo per la neve di chamonixxe; rilassato o lievemente contratto come chi il sole malato lo vede alla tele quando abbrustolisce le plebi che si accingono all’agognata e sofferta costruzione delle “grandi opere”, solo con una leggera spruzzatina di cerone ad arginare ed ascondere il livore che avrebbe potuto essere carpito e rubato dalla telecamera, e non lo è stato; allorquando, gambe accavallate,  rilassato ed ieratico managerre disteso in poltrona, dopo essersi dichiarato, di fatto, scippato ed esautorato dal compito suo precipuo che è quello di controllore controllante l’erogazione del servizio al pubblico, il giorno seguente una ignominiosa fuga dagli studi di viale Mazzini, nel corso di un intervista rilasciata ad un suo dipendente,
il direttore di Rai1 ha proferito verbo.
Qualunquismo!
Fabricius dixit;
atque arroganter, indicavit:
di sinistra!
....azzz!
 
Qualunquismo di sinistra?
E che è?
Una replica da day after?
Una risposta a distanza, di luogo e di tempo, alla dicotomia gnoseologica “lento vs. rock”?
Il leit motif che ha innervato il Rockpolitic di giovedì sera? E che, solo ai più giovani, non sarà risuonata come una  fin troppo palese ripresa dell’antitetesi dialettica di postsessantottiana memoria per cui, ancora oggi,
“vespa è di destra” e “san toro è di sinistra”?
 
Un detto ( qualunquismo sinistrorso), che avrà lasciato per aria un non detto, tutto da investigare?
Ma quale?
Se il qualunquismo è di sinistra, la dritta via, la chiarezza e la bontà delle posizioni e delle scelte di campo, per non dire ideologiche, sono di destra?
O che, novità assoluta, scoperta da sociologo attento conoscitore dell’anima nazionalpopolare, di qualunquismo, il belpaese ne ha più di uno?
E che esso, qualunquismo, alligna, equamente lottizzato, a destra come a sinistra?
Sarà che, come ha dichiarato l’eterno enfant prodige di una “destra che non lo fa lavorare” , L. Barbareschi,  in juventude, la telepredica celentana (chi non lavora non fa l’amore) era tenuta da un pulpito di destra ed, in senectude, da uno, di pulpito, che, da un centro di stampo dossettiano, guarda a sinistra?
Telepredica era e telepredica resta! Luca, profondo conoscitor dei meandri che si celan dietro le oscure quinte, dagli studi della 7, murmuravit
 
Ma se telepredica era, perché certe teleprediche sì e cert’altre no?
Andavano bene le teleprediche sulle madonne di socciana memoria?
Oh quelle dell’ex candidato alla Casa Bianca, Pat Robertson, che, dagli schermi televisivi statunitensi, non più di qualche mese fa, si augurava e, senza troppi giri di parole, chiedeva l’omicidio politico per il premier venezuelano Chavez? Che, di recente, quasi ignorato, è venuto in visita ufficiale in Italia?
Mah;
Meglio fermarsi con l’argomento spinoso. Si sa da dove si parte, e non si sa dove si arriva.
 
Certo, sull’onda di forti stravolgimenti sociali, economici e politici che, anche da prima dell’11 Settembre, si erano messi in moto si sentiva il bisogno di nuove categorie concettuali.
E perciò, come inevitabilmente accade in periodi siffatti, si rendeva necessaria ed improcrastinabile una forte spinta propulsiva in tema di innovazioni linguistiche . Che dovrebbero, vorrebbero, pretenderebbero di definire, inglobare, comprendere, nuove realtà; ai più sconosciute.
Maxime, ai qualunquisti! A chi altri se non agli ignoranti per definizione, sennò?
Il “meticciato legislativo”, quel mostro giuridico, figlio naturale del “meticciato culturale” è dietro l’angolo; pronto ad aggredire la civiltà occidentale!
Nessuno l’ha visto eccetto il professor Pera; e, dopo la rivelazione, i suoi fans..
Per i quali, la seconda carica della Repubblica Italiana, nel tentativo di farsi capire, ha creato la nuova categoria concettuale di “meticciato giuridico”; appunto.
Cosa sia contenuto in questo conio linguistico nuovo di zecca, settimane di dibattiti non sono riusciti ad accertare. Ma tant’è; con un precedente culturale di tal fatta, il direttore di Rai1, in attesa di compiere gli anni per andare, in Ferrari testarossa, a riscuotere i diversi share pensionistici, spettantegli in quanto giornalista, deputato di F.I, dirigente Rai e cos’altro non saprei, ha voluto regalarci ‘sta perla.
Rossa!
 
Nei confronti della quale,
siamo in grado di porci da non porci per porci la domanda su cosa sia il
qualunquismo di sinistra?
Io non ci sono riuscito e mi chiedo:
..zo ha detto,  Del Noce?
 
“Il silenzio è rock; la parola è lenta”
Era stata la soddisfatta e quasi beffarda dichiarazione di B. Meocci.
Gongolante direttore generale Rai che, bluetooth all’orecchio, confortato dalle notizie minuto per minuto sulle impennate che prendeva il tracciato dello share, dopo essersi congratulato coll’artefice del balzo che, a telepredica in corso, aveva portato l’Italia dal 77esimo al primo posto nella speciale classifica della libertà di stampa redatta dalla House of Freedom, così aveva sentenziato:
“Il silenzio è rock; la parola è lenta”
Azzz…..
E’ stato come sentir  dire: “Non disturbateci, ché stiamo lavorando”; oppure “Lasciate che Del Noce strilli; noi facciamo i fatti”.
A ‘sto punto il quadro mi si è fatto chiaro.
Ed ho capito che, in Rai, annusano il vento. Che annuncia tempesta sulla Casa della Libertà.
Quindi,
1) via troppe calzamaglie sull’informazione; e 2) meglio premunirsi per tempo; chè se arrivano i nostri, io ci tengo ad essere dei loro.  
Ed, in silenzio, così come, lentamente ma inesorabilmente, era avvenuta l’occupazione, dall’altra sera aveva avuto inizio una disoccupazione.
Sicuramente per l’ex deputato di FI. Che, se riesce a resistere per gli altri 6 mesi che ci separano dalle elezioni di Aprile, è meglio che la parola, lenta, la usi per cercarsi un altro remunerativo incarico. Piuttosto che per creare altri illusionismi linguistici con i quali presentare come un colpo di stato il ripristino di un minimo di decenza in materia di informazione.
Cp.. rock around the clock
 

Postato da: Eremo a ottobre 22, 2005 21:26 | link | commenti (7)

18/10/2005

 

Un colpo al maggioritario, ed uno al proporzionale.

 

E ci è scappato pure il morto. In queste travagliate primarie che, così, hanno avuto il crisma del battesimo del sangue.
Francesco Fortugno, vicepresidente della Regione Calabria, verso le 17.30 di ieri l’altro, 16 Ottobre, davanti al seggio elettorale di Locri, mentre si tratteneva a parlare, è stato freddato da un commando. ‘N’drangheta con ogni probabilità.
In Italia coloro che ricoprono questa carica, tanti quanti le regioni, sono una ventina;  Oggi, C.A. Ciampi si è recato doverosamente al funerale ma Rai1 non ha ritenuto opportuno aprirvi il notiziario dell’altra sera.
Un servizio a corollario della ampia e vasta panoramica sulla partecipazione al voto. Risultati già trasmessi in serata: Prodi riportava circa il 75% di oltre 4milioni di votanti.  Con un programma scaturito dal confronto fra le quote partecipative dei gruppi o dei partiti maggiori/minori, oggi più di ieri…. e meno di domani, sarebbe stato il candidato per la carica di prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Il testaquadra reggiano un gigante non è, ma, in confronto alle attuali pezze di formaggio coi buchi messe a stazionare nelle segrete di palazzo Chigi, le maiuscole sono scelta obbligata.
Salvo varie ed eventuali, il professore di Reggio Emilia avrebbe dovuto essere presentato agli elettori. C’è da giurarci, non un giorno prima del 9 Aprile, termine fissato per le elezioni che sanciscono la fine naturale della legislatura.
Anche se dal colle più alto, già qualche mese fa, ne avevano velatamente e discretamente consigliato la chiusura, il colle più basso, rimpasti rimpastini, aveva distrattamente percepito, more solito, l’accorato appello come un refolo di vento e nulla più.
 
Questo se, con un coup de théâtre cui, fin dall’ infausta e famosa “discesa in campo” ci ha abituati, colui che la Ricci band usa delicatamente ed amabilmente sfruculiare coll’appellativo di cavaliere mascarato, non avesse sconvolto, in senso distruttivo, ed a fini di ricomposizione della, sotto la cenere, ribollente CdL, i tempi ed i modi dell’agenda politica.
Le primarie dovevano essere, ed, in effetti, sono state una festa che avrebbe scritto la parola fine su un lungo e travagliato capitolo nello schieramento di centrosinistra conseguente alla trasformazione del sistema elettorale uniformantesi alla filosofia del maggioritario.
In un paese di lunga tradizione proporzionalista, anche a causa dei bizantinismi, le ambizioni, le furberie, le lotte sotterranee, il passaggio si è rivelato un processo lento e laborioso. In un paese per tradizione ricco di cultura politica, ed in un polo passabilmente normale. 
Sull’altra sponda il problema non si pone. Non si è mai posto; perché l’one man party, fin dalla nascita, era stato concepito come tale. Maggioritario? Proporzionale?
Pari sono, come lo sono sempre stati. Basta che la sottile linea verde traversando la quale si accede alle stanze del potere non diventi mai rossa; per l’uomo della provvidenza. Come, d’altronde, mai lo è stata. Società off shore, conti esteri, cifrati, neri e, purtuttavia, è o non è il meglio contribuente del belpaese?
A scardinare questa concezione ci ha provato il segretario CDU, Marco Follini.
Ma con la classica e collaudata manovra “carota&bastone”; “blandizie & minacce”; “elogi & anatemi” è stato chiuso all’angolo. Anche nel ring del suo partito e, onore al morello di razza, costretto a dimissionarsi.
I sergenti di giornata come l’ex carabiniere Giovanardi, lo hanno richiamato alla disciplina. Dulcem et decorum est pro domo pugnare.
La patria, naturalmente, batte bandiera liberiana. Con una croce per lo mezzo; che fa trendy e voti. Di questi tempi, in misura considerevole. Se, poi, si azzera l’ICI anche per lo IOR di Marcinkus…  
 
La puntata poteva, ieri l’altro, dirsi conclusa e, sistemate le politicanti cose, rimettere “sous la loupe” di una stampa che volentieri fa loro da grancassa e volano, una finanziaria scandalosa in cui di “strutturale”, oramai, ci sono solo i condoni. Cartolarizzazioni (finchè c’è da cartolarizzare), tagli a destra e a manca;
e la parola di Fazio. Che all’Ecofin non si accompagna al ministro del Tesoro ma, in Parlamento, non manca mai.
 
Pur non avendo ancora passato l’esame del Senato, il passaggio dal maggioritario al proporzionale, rimette tutto in discussione; depotenzia la vittoria di Prodi e promette mesi di ulteriori infuocati dibattiti.
Bisognerà che si trovi un partito disponibile a candidarlo. Evidentemente come leader; essendo un grado inferiore non ipotizzabile per colui che, alla tornata delle primarie, ha riportato una così larga vittoria. Chi gli farà spazio? Rutelli? Si riapriranno le ferite aperte dal gruppo ruotante attorno al prodiano Parisi? O ci sarà una fusione fra DS e Margherita, con Prodi leader del partito unico?
Un programma concordato prima delle elezioni?
Da sottoporre, in un’ennesima tornata preelettorale, agli elettori?
I due poli ci stanno seriamente pensando.
In genere, in regime di sistema proporzionale, ogni partito porta a conoscenza degli elettori il proprio programma. Che, dopo le elezioni, fa confluire nel programma della coalizione di governo cui aderisce.
Un programma comune da presentare, preventivamente, agli elettori è tipico e peculiare di un sistema elettorale maggioritario.
E allora?
Cp….grande è la confusione sotto il cielo
 

Postato da: Eremo a ottobre 18, 2005 21:40 | link | commenti (5)

13/10/2005

Piccolo spazio; pubblicità!
 
20.000, suscettibili di arrivare a 30.000.
Questo, l’altro ieri; poiché, ieri mattina, la quota di riferimento era 40.000.
Tante; troppe le vittime dell’evento sismico che ha devastato il Pakistan. I sismografi registrano ancora scosse minori; il cosiddetto sciame sismico; nella parte pakistana dell’altopiano del Kashmir. Zona di frontiera fra due potenze, India e Pakistan; nucleari. 
Si ragiona per cifre tonde; che, moltiplicate o divise, ammontano a pressappoco:
Un Twin Towers moltiplicato per 100 o quasi 200; o uno Tsunami diviso per la stessa cifra.
I conti del Pentagono che prevedeva, nei 50 anni a seguire la dichiarazione della guerra di George, disastri infinitamente maggiori causati dall’inquinamento e, aggiungo io, dalle catastrofi, a fronte di quelli prodotti, soprattutto nel campo di Agramente, dalla “guerra al terrorismo”, tornano.
Alla grande.
Anche perché gli epifenomeni catastrofici, da qualche anno a questa parte, nella fascia sud del medio ed estremo oriente, si ripetono con cadenze ravvicinate.
Iran, Giordania, Israele, Afghanistan, Sumatra; e, cattivo ultimo in ordine di tempo, il Pakistan, sono i punti caldi che riesco a ricordare. Questo, prima di leggere, ieri sera, un televideo, di ieri mattina, che segnalava un’altra scossa molto forte nella zona di Djakarta.
Sono frequenze, cadenze, scadenze, ,queste che, pur avendo, il titolare del blog, una certa età, (5 o 6 anni; con la condizionale), mai glie era capitato di dover registrare; nel suo archivio mentale. Ed in un così ravvicinato lasso di tempo. Le zolle sono irrequiete? Sono in fibrillazione? Sono nervose? Mah!
 
Panoramica mesta, la mia; trattata, quasi, con distacco; d’accordo. Ma, non essendone la causa, che potrei fare? Un vaglia postale per Emergency non appena ripasso dalle Poste e Telecomunicazioni? Che, oggi, dopo il passaggio del mar Rosso, in partenza dalla sponda egiziana del settore pubblico alla sponda semipubblica della penisola del Sinai, si chiamano “Poste italiane”. Provvisoriamente.
  
Come la maggior parte degli italiani, per necessità sono un teledipedente; pantofolaio, a volte. Non avrò letto i resoconti, le analisi, i commenti giusti ma, ma, ma,…..
 
Eh, sì.
In occasione degli attentati di Londra della scorsa estate, una troupe della sede londinese Rai andò, o fu mandata ad intervistare una dirigente della consorella; la British Broadcasting Corporation.
Che, dopo gli scandali Kelly/Campbell, il suicidio(?) del primo ed un brutto pasticciaccio di inquinamento informativo che ne seguì, si era ritrovata con addossata qualche ombra che ne aveva offuscato i quarti di nobiltà informativa. Facendole, forse, perdere il primo posto nella scala mondiale della credibilità e dell’autonomia.
 
La seconda, figlia naturale della prima, e purtuttavia, per attendibilità, buon esempio, proselitismo (i bad boys di Al Jazeera si sono formati nei suoi studi) la corazzata dell’informazione di stile anglosassone, non era, di certo, né allora né oggi, scaduta a livello della Rai.
Non per niente, le ambigue loline, i prototipi di tutte le “ine” seguenti e susseguenti il fortunato format inaugurato da Boncompagni, cantavano:
“No, non è la BBC; ma è la Rai, la Rai tivvì!”
Appunto.
Isole dei fratelli delle talpe, cucinate in tutte le salse.
Il rovescio della medaglia? Tanto, tanto, troppo dolore. E tanto debordante che gli stessi promotori attori e somministratori, periodicamente, ne chiedono, l’uno all’atro, il perché.
Bel rebus! Se non sono capaci di risolverlo loro!?!
Drammi familiari o extra, lacrime, sudore, sangue chez De Filippi; horror, filmico ed informativo; teste tagliate, omicidi efferati, previsioni del tempo, animali seviziati, scazzi fra opinionisti, sfilate di moda, politica che si parla addosso; quiz e cha cha cha.
E comunque, opinione dei managers del settore: E’ ‘o popolo ch’ò vò; l’audience è tiranna.
Per cui, di tutto sulla rai; di più sulla casa madre. Scialiamo!
 
L’intervista di cui sopra, nei giorni successivi la strage che ebbe una sessantina di vittime, aveva l’obiettivo di sondare un mistero.
Per cui, pur in occasione di tragici fatti di sangue, vero, e non inceronato da effetti speciali curati dai rampanti Rambaldi nostrani, l’aplomb, il fatalismo, e la proverbiale imperturbabilità degli albionici erano risaltati, coram orbem terrarum, in tutta la loro tragica grandezza.
Già nel giorno seguente l’ attentato “coronato da successo”, la stampa mondiale, e i metri a pansé che vanno per la maggiore, magnificavano la condotta di Blair che, lascioGlasgowvadoaLondratornoaGlasgow nell’arco delle 12 ore, dei suoi concittadini, per niente smaniosi di essere intervistati e di raccontare “how does it feel”, come ci si sente. Quando ci sono gli attentati, e sparan’e botte, e gli spari sopra, sono per noi.
A giornalisti che accorrono o sono inviati, anche a forza di malcelati ricatti, là dove ‘a ggente vò parlà.
Vuole dire la sua, per sentirsi protagonista, contare. Richiedere il filmato e ,“quello sono io”, tirarci su l’ autostima per almeno un mesetto.
 
Là, nell’isola che è, o è stata più vasta di un continente, questa volta, e dopo molto tempo, sia pure con motivazioni e valutazioni diverse, il capo del governo, la monarchia più inutile, bislacca, simbolica e sbeffeggiata che si conosca, semplici cittadini e quarto potere si ritrovarono. Accomunati nella lotta. Della riflessione e del dignitoso silenzio.
Come quello che la non UE, dopo ampio e controverso dibattito del suo non parlamento, con decisione unanime, autorizzò il suo non governo a proporre ai suoi non cittadini, di mantenere.
 
Per un minuto.
Durante il quale,
“me ne andavo, ieri l’altro, a shoppingare, quando ho visto due o tre casalinghe in mezzo al mare. Eran barchette che stiravan a vapore, ed avevan la borsa della spesa tricolore.
Io, barca senza vela, mi ero impatanata in mezzo al mare, a mirare le casalinghe, sorde, che tra gli scaffali continuavan a rovistare. A me, che chiesi loro perché il dolore non vi va di rispettare, risposero: altre, sono le gioie che ci tocca rammendare.”
Come ebbe a relazionare una dirigente di partito, e, per giunta, di sinistra. Il cui appassionato intervento trasudante meraviglia condita da spicchi di note e toni scandalizzati, somministrato nel corso di un summit fineagostano, distrattamente, alla radio, ascoltai.
The same old story. Non ne azzechiamo una; ma fa che, almeno un po’, fossimo distinti e distanti da coloro di cui siamo rappresentanti? Bel rebus n.2 che rimanda al n.1; di rebus. Il n. 3 non esiste perché, carta letta, ed esperienza dimostra che, a dx, comandano e basta. A qualcuno piace fascio.
 
Tornando alla famosa visita che l’inviato Rai rese alla portaparola BBC, questa, l’intervista, cominciò con l’espressione dei sensi della più profonda partecipazione al dolore. Come da prassi e di prammatica. Ma già quello che null’altro sembrava essere se non un preambolo, in nuce, conteneva l’espressione del più profondo rimbrotto.
Tipico dei caldi e partecipativi mediterranei nei confronti dei freddi, razionali fino al cinismo(loro!) dei nordici di estrazione anglosassone. Di qua dell’Atlantico, beninteso.
 “Come siete riusciti a rimanere così “freddi” nell’occasione; di quale didattica o predisposizione di natura particolare nasce questo giUsto modo di far fronte all’emergenza? Che,  improvvisamente e vigliaccamente fa capolino da sotto il cavolo? Perché di questo fenomeno terribile ed inconsulto non ne avete fatto filmati, filmatini, foto ricordo, spezzatino, e commemorazioni epiche da dare in commento a commentatori sponsorizzati o professionisti della parcondiciosuperpartes?
Siete stati presi in contropiede, non avevate i potenti e ratti (nel senso di rapidi, repentini, veloci) mezzi di Raiset?
La risposta, inaspettata perché inusualmente adirata, incandescente e solforica come un soffio di drago infernale:
“Noi facciamo informazione; cioè diamo quale particolare tipo di notizie, che informano. Cosa c’era di informativo da raccontare? Cosa avremmo dovuto mostrare? Le esercitazioni per far fronte ad un evento che ci si augurava non accadesse? Far filtrare qualche piano segreto la conoscenza del quale sarebbe potuto tornare utile solo a chi si fosse proposto e preposto ad attuarlo? Portare a conoscenza del pubblico che, come è prassi consolidata in terra di Palestina e, di recente acquisizione negli States, l’amministrazione in carica, Georgeonlyou in format, ha, brillantemente, sventato una decina di attentati che non ci sono stati? E che mai si saprà se, perché i reprobi sono in villeggiatura nella 1391 americana. Che ha sede a Cuba, nella Guantanamo Bay.
La nostra tele, la bibbissì, dell’industria del dolore dell’orrore e del terrore gratuito, quella che ti propone di ragionare con le viscere in mano, non sappiamo cos’è; forse perché, ancora oggi e non si sa fino a quando, ci ripugna.”
 
Quel che restava dell’intervistatore, le sue incoscienti ceneri continuarono a porre domande che, dopo la fiammata, a null’altro erano ridotte se non powder from dust talking to devils.
Fieri, dignitosi, attivi e fattivi. Come dimostrarono nei giorni seguenti. Quando di filmati, inchieste, servizi di approfondimento ne fecero e come. E che portarono a sorprendenti consapevolezze. Di cui, qui, non è il caso di parlare.
 
Terminata l’intervista, somministrata attraverso l’etere pubblico da operatori privati che, per evidenti ragioni di piatti in cui non è elegante sputare, al posto della coscienza un’elegante, traslucida ma fredda ceramica, gabbatu lu santu che aveva occasionato la festa,
che si fa?
In ossequio alla versione moderna dell’edonismo classico ed, in ottemperanza a quello di marca reaganian holliwoodiana, si aspettano altri santi che siano occasione di altre feste.
Come quella proposta dai 30 o 40.000 pakistani spazzati via insieme o sotto le loro abitazioni come conseguenza dell’ennesimo iroso sussulto di madre natura.
 
E giù, opportunamente, e ci mancherebbe, con le immagini dell’orrore. Financo poche, perfino scelte e selezionate.
Detto senza alcuna blasfema ironia. E’ così che si fa!
Tutto qua? 
Pur detto a proposito di ore di trasmissioni televisive e di dibattiti?
Si è detto e mostrato tutto?
Altri filmati dell’orrore?
No, per carita.
Solo, solo un tentativo, magari tre parole, tre parole sole, per chiedersi
“Ma come mai?”
Come mai così tanti e tutti in una volta?
Domande sceme, non degne di essere ammesse al gran ballo della pubblicità!
Che ti fa impazziiiire; con tutte quelle, tutte quelle boooollicine.
Cp…cooca, coola! 
 

Postato da: Eremo a ottobre 13, 2005 21:13 | link | commenti

07/10/2005
Le visioni di ippolito nievo.

SÕgno italiano
nel senso che siamo meridionali, sono meridionà.
 
 
Ieri era, pur sempre, Giovedì. E, pur avendolo atteso, agognato come un bicchierino di linfa vitale,  Mistrà mi è andato di traverso e non in onda.
Penuria di audience o giorno sbagliato? Non compro S&C e mi tengo il dubbio; e pure i soldini. Che è bene non devolvere a chi, già di suo, olet.
Carogne!
L’odiens e quelli di Rai2!
Ma come si fa?
Si saranno venduti l’anima al diavolo (lupus in fabula).
Perchè “La Rai non sta né a destra né a sinistra; sta col potere!”, come ebbe a dire G. Lerner, l’ex direttore del Tg1. Quando, poco dopo le dimissioni per il fotopedofiliagate, cui, l’allora presidente della famigerata Commissione di Vigilanza Rai, l’on Landolfi di AN, di fatto, lo costrinse.
Al posto del bicchierino, una graziosa gattamorta, di quelle la cui dignità , cmq., l’altra e più propagandata, la Marina del Grande Fratello, manco riesce a sognarsi di prefiggerselo come obiettivo sensato e raggiungibile, ti annuncia:  
“Che siccome che sò cecĂta; ieri, 5 Ottobre, noi di Rai2; (timido sorrisino) abbiamo battuto tutti i records di ascolto con: L’isola degli ex famosi che, una mano lava l’altra, per reimmergersi nel pelago della notorietà,  te la danno, presumibilmente, a gratis.”  La presenza, la faccia e pure le ignude membra. Che in certi soggetti..’nsomma.
“Cultura e Società, fra poco, manderà in onda, un revival, d’ier sera, del Robinson Crusoe actualized ”
 
Televisione spazzatura, la chiamano.
E mai definizione avrebbe potuto rendere meglio l’idea di un filone che, in tempo di iperconsumismo soffocante e distruttivo, beh, insomma, a parte i contenitori cosa ci sarà mai di più prezioso della munnezza?
Ho retto fino alla reinterpretazione di un Filumena Maturano, giovan signora di 30 anni o poco più che, uscita dall’acqua e di senno, come dicono gli under 20, sklerava.
Ironia della sorte: unica nota vera in un programma falso.
 
Come falsi non erano i circa 30 milioni di Euro che un paio di arzillissimi, iperattivi ed ipercattivi pensionati, abitanti della Mediolanum irrimediabilmente e irreversibilmente immeticciata, davano a strozzo. Un po’ qui un po’ là. Un ginepraio inestricabile, diceva il giovane finanziere. Indiladdove, aggiungo io, impossibile discernere il capo e la coda.
 
Ma non potevano, ‘sti poveri pensionati, accattarsi i bonds, che il Bondi buono, quello che fa ‘o managerre e che, l’ex ministro degli interni con scorta privata ed equivoca salsa nazifascista, quello che “Biagi era un rompi”, il ligure Scajola giura si renderà, ulteriormente, utile per bonificare.
Cosa?
Altre aziende che, come solo il ligure de genere, quell’economista serio e previdente del Beppe internazionale, sa; stanno là, là per traballare?
E che se, al posto di Fazio, ci fosse tanto per tagliare corto, un funzionario della BCE, forse solo per il fatto che ad essere investito è il capitale apolide, sarebbero fermate prima dell’ipotizzato crack?
 
Non c’ho capito molto, se non il fatto che
1) Evidentemente non tutti i pensionati fanno la fame;
2) non sono conteggiati nel novero dei beneficiari dell’innalzamento del minimo;
3) se lo fossero, ne modificherebbero lo share di reddito;
4) che questi, i percettori di pensioni, di cui l’11,7 percento con una ricchezza superiore ai 999 Euro mensili in due, non ne vogliono sapere di ascoltare l’appello del Capo dello Stato ed indirizzarsi a
“comprare italiano”.
 
Cosa?
Ma tutto un bendiddio, come:
1)   prosciutti reggiani doc ricavati da quarti di puorci belgi, con un pizzico di diossina in partenza;
2)   olio toscano premuto da olive, fatte crescere sotto il sole tunisino con autoregolazione Monsanto;
3)   cioccolato italiano, latte da sforamento quote e nocciole turche. Anch’esse affidate alle cure della Novartis, tanto per non fare un nome.  
4)   Come, da qualche fornitrice d’opera, che fuma come una turca, proviene il maglioncino cui Benetton, ‘nce ‘mpizzica ‘o brande  e, come oggi, di un bel colore celeste pastello, lo fa indossare ad Antonella ‘a gallinella;
5)   E, perché,  turche non sono le gomme Pirelli che, in Italia, fanno chiudere parecchi cancelli?  
 
Tutta roba di prima scelta!
Made in Italy; & dintorni!
Da non confondere con le copie e le imitazioni delle opere d’arte di cui sopra che arrivano un po’ da Scampia-Cina, e un po’ da Shanghai-Brancaccio.
 
Ma, io gli voglio bene dell’anima a quel sant’uomo, a quella brava persona di borghese per bene di cui perfino lo stampo si è perso.
Ma quando lo vedo con quell’aria da cucciolione tenero con cui  il radical cinic Forattini, vorrebbe dileggiarne compito e funzioni, mi intristisco
Non c’è nient’a fà; chiamasi empatia.
E’ triste zio Cham Pi e si vede. Triste per dover portare la croce che quel faccia di bronzo del conte di Montezemolo, proditoriamente, gli ha tirato addosso.
Quando, in simil Saatchi&Saatchi , ha lanciato l’offensiva della Fiat.
Italiana, come una bufala della piana del Sele o del corso inferiore del Volturno trapiantata a Comacchio.
 
Che croce di bronzo!
Cosa devono comprare i pensionati con il doppio di 500 Euro al mese in due? Devono accattarsi una simil smart da 600 cc., per muoversi meglio in città, durante i week ends? Con il bollino blù dei clientes degli accattavoto?
Per aiutare l’ economia italiana che la produce, la smart da 60cc, in Polonia?
Il Brasile copre il mercato sudamericano e qualche fregata di straforo sbaglia rotta e arriva a Gioia Tauro, per esempio?
Ce l’hai portato tu, sul tuo Air Force 1, in Cina, oh nò ? (particella negativa e non abbreviazione di avo).
A fare?
A convincere i musi gialli che se ci danno, che ci danno che ci danno, alla fine, non solo inguaiano lo Yang Tze, che già di suo è a buon punto; ma ci danno una mano perché il metano; ….tu, tu, non mi basti mai.
Cp…L. Dalla

Postato da: Eremo a ottobre 07, 2005 18:21 | link | commenti (9)

Nobel per la pace.

I norvegesi si giocano El Baradei al tavolo iridato.

Proprio nella giornata migliore. Quella in cui, dopo una prima tranche di due giorni, i giornalisti Rai, pur con motivazioni corporative, scendono in sciopero per la prima della due giorni prevista, tii arriva fra capo e collo, inaspettata e bellisima, la notizia delle notizie. Lasciata la simpatica ma monotona Antonella ai suoi cuochi totocuffarizzati ma bravi. Alle improbabili operatrici sociali con diploma di maestra che, Moratti riformans, devono riciclarsi. E che, nonostante la predisposizione al sacrificio delle competenze professionali, te la contassero almeno giusta. In fatto di cucina. Preparava un risotto? Alla siciliana? Che oscenità!

Comunque, si diceva, la notizia. Sobriamente porta da un decente speaker occhialuto ma simpatico. Tutta da verificare la mia personale simpatia; perchè non vorrei che ad essa si fosse sovrapposta la gioia per la decisione presa dai vikinghi più vikinghi degli scandinavi. Perfino degli svedesi che hanno loro delegato la competenza per l'assegnazione del Nobel per la pace.  

Cioè? I Norvegesi che hanno sciolto un pelato che non gliene frega niente di esserlo e di apparirlo.

Mohamad(il nome lo verifico poscia) El Baradei, l'egiziano. Lo scopritore dell'America degli imbrogli su yellow cake di provenienza nigeria; quello che sta curando la patata bollente della pratica nucleare iraniana; quello che, infine, ha chiesto al candidato in pectore, e per lo stesso riconoscimento, della sinistra riformata italiana, in arte Mr. Arielle Sharonne, "Neh, ma pecché, nun ng' jamm'a ffà 'na passjata pè Dimona?"  Che, tradotto per i non vedenti, suonerebbe: "Egregio Capo del Governo dello Stato di Israele, voi che siete così ottemperanti lle decisione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, non vorrebbe, lei, campione della civile e pacifica coesistenza dei popoli, lei così acuto e puntuale nel rilevare i pericoli per la pace che potrebbero proveniore da paesi che, dicono di avere ma non hanno the nuke, acccompagnarmi anche in presenza di suoi delegati, farmi vistare il sito di Dimona. Che, sarà deserto(nel senso di arido) ma un'oasi per rinfrescarsi, volendo, sempre la si trova?"

Cp....el Bara dei

P.S.

Ho postato di, perché sono di, fretta. Saluti.

  

 

 

 

Postato da: Eremo a ottobre 07, 2005 12:48 | link | commenti

06/10/2005
Work in progress.

Tour Kitch;
ovvero: Sì o NO alla Turchia.
 
In fondo, di questo, tocca decidere. Si o No all'ingresso della Turchia nella U.E. E non solo, perchè la stampa che va per la maggiore, quella che "incontra i gusti del pubblico", e riscontro oggettivo ne è il numero di copie vendute, se non omette relega in secondo piano un altro ingresso. Quello della Croazia. E scusate se è molto! Per l'ingresso della Repubblica dei Croati, in uno stato federale, sì; ma laico. Vade retro, cardinale Ruini, radici cristiane, celtiche, franche, teutoniche, sassoni, moresche o padane comprese! 
Qualcuno dice che ci vorrebbe un bel referendumme. E, come, su materia di tale portata, si potrebbe non essere d'accordo?  Come non si potrebbe confluire idealmente e fattualmente sul fatto che è il "popolo sovrano" a dover decidere; sempre e comunque. Anche nella democrazia indiretta, certo. Basterebbe che i rappresentanti del "popolo sovrano" si raccordassero in maniera più soddisfacente coi loro rappresentati od elettori che dir si voglia.
Epperò, la Costituzione, lex legum, della UE è passata è stata approvata, addò sì e addò no. Cioè, qualche membro, cornuto consenziente/contento o meno, l'ha sottoposta a referendum ed è stato battuto; qualche altro(l'UK di Tony Blair, per esempio) ne ha rimandato la verifica; altri ancora, quorum Ausonia, l'ha fatta passare a scatola chiusa. Salvo, poi, ad innalzare, erga Odinum, alti lai. E l'Euro di qua; e il metraggio di fave, piselli e pomodori di là. Neh, scusate, ma quando avete designato il filosofo Buttiglione come commissario europeo alla giustizia, ce lo sapevate che, mentre si faceva ammujna sui culattoni, passavano commissari ucraini ed olandesi, sopratutto, ex dipendenti delle mutinazionali? Che hanno tutto l'interesse a misurarvi il pisello? Perchè? Ma perchè se non si vende quello, tutto storto e bitorzoluto della agricoltura biologica; l'altro, quello liscio e con ellissi ben disegnata dalle serre multinazionali che sono disseminate un pò dovunque (Egitto, Tunisia, Maroccom che non sono membri UE), sbanca il mercato, sbanca. Per cui piselli azzurri e verdi del sol della padania, tacetevi.  
 
P.S.
Anche la trattazione dell'argomento è un "lavori in corso"; infatti, il post lo completo, non appena lo termino.Forse.

Postato da: Eremo a ottobre 06, 2005 07:38 | link | commenti (3)

05/10/2005
Tremonti, structuralis;

ovvero: come dire  "abracadabra" e non farsi capire.
 
Questa semplice parolina, la seconda che ho detto, la cui origine letteraria è, filologicamente parlando, rintracciabile nei racconti fiabeschi, è un potente passepartout. Con essa, il mitico Alì Babà ci apriva nientedimeno che l'antro; l'accesso del quale era impedito da una enorme roccia.
Una parolina e, zacchete, da povero diventi ricco. I guai sono finiti; e puoi andartene a Tahiti.
Nel belpaese, l'equivalente, il sinonimo per eccellenza/e di "abracadabra" è "strutturale"; nelle diverse varianti regionali.
Tonino, per esempio, quello della Banca che risponde solo quando a chiamre è Dio, la usa/l'ha usata nella variante ciociara di "sdruddurale".Che richiama in campo un De Mita, mitico, della e nella  "gesdione del conzenzo "; tanto per tenersi alti.
Ora, da quattro o cinque anni a questa parte, il mondo politico, fra un intervallo e l'altro dell'attività che gli riesce meglio, e cioè la politique politicienne, si accorge che c'è qualcosa, cioè quasi tutto, che non va. E di tanto in tanto, cioè sempre, dopo attente e sofferte analisi ne trova l'origine, la scaturiggine; la causa primigenia, insomma.
Che è? La volontà, e quindi l'assenza, di una seria politica riformatrice.
E così, oltre ad occuparsi, sine die, e pure molte notti, di sè stessi e delle modalità perchè noi, si scelga, quelli che vogliono loro, ogni tanto, si diceva, dando uno sguardo assonnato a quello che dovrebbe essere il loro, e nostro, precipuo compito, ci dicono:
S'ha da fare qualcosa.
Cosa?
Le riforme.
Quali?
Quelle strutturali.
E la strutturalità nelle riforme è un ingrediente essenziale, la conditio sine qua non, non si possono riformare, appunto, interi settori come: scuola, sanità, pensioni, fiscalità, giustizia.
Insomma, in questo benedetto paese, non solo non c'è niente che non abbisognerebbe di riforme; ma, per poterle fare, per poter approcciare correttamente la problematica, esse, riforme, hanno da essere strutturali o non se ne parla proprio. Il che, detto in nota a margine, sarebbe preferibile, secondo me.
Le riforme strutturali (lo strutto non c'entra; lo struzzo un pò di più), hanno due variabili; indipendenti? Se intraprese da sinistra, si risolvono in rimodulazione del welfare con correzioni per favorire lo sviluppo e la crescita del Pil. Se buttate in campo da destra, in tagli e condoni ad usum domino uncti, clientibusque....azzz!
 
, diciamocelo oscuramente, non si sono mai visti tanti interventi riformatori, da destra e da sinistra, quanti quelli che abbiamo trovato sotto gli alberi di natale delle finanziarie dell’ ultimo decennio.
Zefiro torna ed il bel tempo rimena. Lui, il figlio di Eolo, tornava in primavera; Tremonti, il figlio nato sotto tanti cavoli economici, strikes back, ritorna ad autunno inoltrato ed annuncia un inverno da spifferi. Gelati, per tutti. 

Roma, 04 ott. (Apcom) - "L'Europa cresce meno di prima, l'Italia cresce meno dell'Europa. E le cause non sono congiunturali, ma strutturali". Lo afferma il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, intervenendo nell'Aula del Senato, dopo aver ricordato tutte le cifre del Pil negli ultimi anni, sottolineando come la tendenza di un'Italia che cresce meno dell'Europa dura almeno dal '95. E quindi, "se c'è una colpa di un governo, non è di essere arrivato dopo, ma di non aver fatto prima", dice criticando i governi di centrosinitra. "L'Italia è riuscita ad entrare nell'euro - afferma Tremonti - ma non è riuscita ad entrare nella competizione globale".

Ma anche l'Europa cresce meno di prima e meno del resto del mondo. Il problema è che "non è l'Europa ad essere entrata nella globalizzazione, ma la globalizzazione ad essere entrata in Europa, trovandola impreparata".

Che vuol dire, pressappoco, che il 90% degli italiani è meglio che tirino fuori dall'armadio paltò e derivati comprati ai saldi primaverili dell'anno scorso.

Strutturale; strutturale; strutturale?

ha a che fare con struttura. 

E allora dicaci, "Sig. esperto di paradisi fiscali" com'era scritto sulll'invito alla cena dello sciachetrà che Antonio, tramite stampa, spedì a Giulio, in questo paese, così come in Europa o tutte le economie dei paesi del G8, non c'è nient'altro che possa essere soggetto a riforme struuturali?

Non si potrebbe dare un'aggiustatina "strutturale" a:

1) Evasione fiscale; 2) libera (ed incontrollata) fluttuazione dei capitali; 3) chiusura dei paradisi fiscali; 4) la legge uguale per tutti; 5) un serio conteggio della pressione fiscale che non espunga dal computo quella che si scarica sugli enti locali?

Tanto per fare un esempio?

Prima di dimettersi da Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, allorquando talkshowizzava a vespa libera, senza avere le famose "responsabilità di settore", il figlio del cavolo, arguto e salace, disquisiva, ricordate, non son passati 15 giorni, echec..,  di tassare i guadagni di Borsa.

"Non è possibile che la rendita sia tassata meno dell'intrapresa!?!". Questo 15 giorni fa.

E non era quello che, in fondo, diceva quello scemo di Bertinotti? Quando la sua malsana idea di  "tassare la rendita" fece perdere le elezioni all'Occhetto della "gioiosa macchina da guerra"?

Evidentememte, prima di andare al governo, il Tremonti cogitans stava, per caso, cominciando a ragionare da komunista? E ora? Non si sape! Dipende da Silvio. Dal figlio e dallo spirito santo del "mercato globale".

Cp...o remus

P.S.

scusate l'impaginazione e la resa grafica, che, sicuramente, non solo per la mia imperizia informatica, ma anche per il soggetto trattato, sarà 'na skyfezza.  Nonostante il trattamento di aggiustamento

 

 

Postato da: Eremo a ottobre 05, 2005 06:17 | link | commenti (2)

Striscia la notizia

 

…e muta d’accento, e di pensier.

 

 

Già la Clerici (che delusione!) ti cade sul nero di sù, ed un improponibile nonché addolorato jeans di giù. Immusonita ed  inguardabile, per niente disponibile, sarà lo stress del Martedì, a farsi contagiare e contagiarti di buonumore.

 

Distante, scostante, refrattaria anche ad una proposta indeclinabile come può essere  una bottiglia di un bianco prezioso, raro e sconosciuto. Un Pecorino docg, scoperto in Abruzzo che la segaligna sommelliera Rai, intimorita e sospettosa, le offre.

 

Tanto da farti dire: “Ma fa che gallinottola non ci faccia, ma ci sia?”

 

Ahimé, almeno per oggi, mi si spegne una stella! Storce il becco, perfino; e mi becchina l’intera trasmissione.

 

 

Via dall’uno; nella padella del due con il Magalli, oramai spudoratamente realityshowizzato. E subdolamente subliminale! Eh sì, caro Landolfi, nostalgico ex presidente  della commissione di vigilanza Rai! Altro che Montalbano ed il grande Torino!

 

 

Ingriglio l’uomo chiamato sandwich del tappo in bandana sotto la pagina 102 di Televideo che, alle ore 10,54, registra:

 

 

“Una soldatessa israeliana è stata attaccata e ferita al volto con un pugnale da una donna palestinese al posto di blocco di Hawara (tanto nomine; n.d.r) nei pressi di Nablus (nord est di Ramallah; )

 

La donna è stata, poi, a sua volta, colpita da 4 soldati israeliani che hanno aperto il fuoco contro di lei, ed è morta, poco dopo, in ospedale. (la responsabilità delle virgole se l’assume il trascrittore)

 

Lo hanno riferito fonti mediche palestinesi”. E l’umore reso celebre da C. Baudelaire mi sale di un’altra tacca.

 

 

Cosa ho letto? Cosa sono sceso giù a fare? Perché ho atteso che il tappo in visita ufficiale in Francia alla ricerca di un collo di magnum disponibile ad accoglierne le sugherose membra, troppo delicate per un  sole tahitiano, ed il solito medicuncolo, siciliano, per giunta, che, scoperto a barare, si becca gli oramai classici arresti domiciliari, andassero for di ball?

 

Per apprendere che:

 

Una donna; età, status civile e condizioni economiche imprecisate; così, per caso, vede un check point, che la sera prima non c’era? Asporta dalla collezione di famiglia un pugnale e, cinque contro uno; e che sarà mai? Ella, poi, appartiene al gentil sesso e, quando passeja pe fa o’ shoppinghe sulla spianata delle moschee,  adesso che c’ha pure l’arma preferita da L. Borgia, e quanti ne stende?

 

Attacca una povera soldatessa israeliana? Inerme, la militara, armata solo di unghie laccate e catenina in caviglia; fard e mascara che subiscono l’attacco feroce di un pugnale da 1 contro 5?

 

I 4 maschietti, presenti alla sceneggiata invereconda, l’attaccano e, per caso, accendono un fuoco che moribondizza la temeraria?

 

La pazza, rincuorata dal falò, passando per un ospedale, va da Allah e gliene dice 4 a proposito di quelle promesse che è osceno e disdicevole fare? Semmai; 1! e non 71, echediavolo! Avrebbe, infine esclamato, prendendo prigioniero l’antagonista dell’omologo di Allah nel campo dei cristiani!

 

Questo ho letto? E lo spleen ti sale fino alla gola.

 

 

Temendo che, se avessi continuato, mi avrebbe coperto anche la bocca, di certo non mi sentivo in condizione di riassumere il tragico affrontement da baruffe chiozzotte in salsa palestinese che, ieri, hanno agitato violentemente il non parlamento dell’ANP. Con contorno di un discreto spargimento di sangue.

 

Non me la sentivo, ma ci avrei provato. Se non avessi ascoltato la giornalista del Giornale Radio che, alle 13, 15, aveva già mutato la palestinese che, nel televideo, prima aveva attaccato una soldatessa e, poi, era stata attaccata dai 4 soldati; in una simil kamikaze che aveva affrontato in blocco il manipolo ignaro e compatto.

 

Terrassé, non ho spento la radio perché, alla fine del Gr, la presentatrice Rai aveva annunciato un B. Dylan con versioni quasi inedite dei suoi pezzi storici.

 

Cp…no direction home.

 

 

Postato da: Eremo a ottobre 05, 2005 04:44 | link | commenti (1)

04/10/2005

 

Prove tecniche di impaginazione.

Certo che tenere un blog è una bella faticaccia. Come quella affrontata da tanti adolescenti, adulti, meno adulti, bambini quando i giapponesi inventarono una sorta di giochino informatico. Al momento non ne ricordo il nome e non ho voglia di andarlo a cercare ma l'attività consisteva nell' occuparsi di un esserino virtual la cui residenza coatta era un miniaggeggio elettronico. Questo o questi poteva essere un bebé, un animaletto o qualcos'altro che non ricordo. Il tizio, un vero e proprio essere vivente; si alzava la mattina e frignava, bisognava dargli da mangiare, periodicamente; e non solo nelle ore canoniche dei pasti giornalieri ma, anche quando gli veniva il languorino e "babbo di qua" e " mamma di là". Non mi ricordo se la sua vita fosse tarata; nel senso di predefinita. Cmq. i pericoli che il desso potesse svanire, evaporare, estinguersi per mancanza di cure o di attenzione erano reali. Tanto da provocare negli improvvisati  babbucci e mammmucce delle vere e proprie crisi d'ansia da stress. Ricordo di aver letto degli studi seri sull'effetto terapeutico che un tale gioco poteva avere su individui che gli esperti del settore definivano/definiscono nevrotici. Negli Stati Uniti,dove più della metà della popolazione ha bisogno di assumere psicofarmaci per reggere il "logorio della vita moderna", sembra abbia avuto un grande successo. Poi, improvvisi e inaspettati, così come erano apparsi, in capo a 3 o 4 anni, sono spariti. Sia il gioco sia gli studi. Speriamo che, io ed il mio blog, non si vada incontro alla stessa breve e tormentata parabola. Per adesso, i pasticci sono evidenti. Mò provo; al mio personale esserino informatico, provo a dargli da mangiare una riflessione che il 14/9/2005 ho postato su un forum. Era e, tuttora è, un commento ad un fondo di Paolo Guzzanti, parlamentare eletto in Forza Italia. Padre, tra l'altro, di tre splendidi attori di cabaret. Come, effettivamente, sono: Corrado, Sabina e la più piccola di cui non ricordo il nome.      

La Divina Commedia ; in Rossoazzurro

Ne ho comprati già due; mi toccherà comprare il terzo. Numero di Panorama che, questa settimana, è gadgettato con il Purgatorio. Il Paradiso può attendere, perchè è previsto per la prossima settimana.
La settimana scorsa, c'era l'Inferno allegato. O, meglio, la rivista allegata all'Inferno.
E fosse niente;
perchè, nelle pagine interne del settimanale, c'era anche l'opinione del giornalista, parlamentare di FI, nonché Presidente della Commissione Mitrokhin, on. Paolo Guzzanti.
Che esprimeva il proprio punto di vista, di natura antropologico-sociale, sull'attuale crisi internazionale.
"L'Occidente, infatti, e per sua natura, produce vivaci cellule che puntano alla sua propria distruzione, cosa che non succede alla civiltà araba e musulmana in generale e a quella cinese".
Fin qui avrei anche potuto capire che si era alla riproposizione noiosa del ritornello del "tradimento".
Ma, se si continua con:
"Solo il Giappone, in piccola parte, soffre della sindrome di autodistruzione contaminata dall'Occidente ma ha posto una barriera invalicabile all'immigrazione limitando sia la corrosione dell'identità che i rischi terroristici",
io mi ritrovo in una selva oscura.
Ché la diritta via per arrivare a comprendere cosa frulli nella testa di "uno di sinistra che, in questa fase storica, si colloca a destra",(come lui stesso si è definito) è smarrita.
Del tutto.
Cp...Purgatorio

 

 

 

Postato da: Eremo a ottobre 04, 2005 06:00 | link | commenti (4)

03/10/2005

Ma che state à fa?

 

 

Ce n’erano altri; ironici, fintamente buonisti o amaramente divertiti. Come quello dell’ anziana signora, la quale osservava che lo spettacolo valeva il prezzo del biglietto.

 

 

Del pullman, che l’impiegata, dal volto minacciosamente rabbuiato, non era riuscita ad obliterare.

 

 

C’erano altre dichiarazioni gggentili; ispirate da puro buonsenso.

 

 

Ma il commento più diretto ed umanamente comprensibile per quello che altrimenti non si può definire, se non un vero e proprio obbrobrio; un atto di terrorismo informativo, col quale Rai2 ha aperto l’edizione odierna del tg, è stato lo striscione.

 

 

Giallo che un gruppo ( 4 o 5 disubbidienti della corrente di N. D’Erme),  di corsa, è riuscito a far sfilare davanti alla telecamere. 

O che da esse, telecamere, è stato cercato, concupito e catturato affinché, domani, il liberiano Feltri possa titolare, prove filmate alla mano, che la Roma veltroniana, città aperta e senza controllo, è preda di lanzichenecchi. 

I quali , evidentemente, vogliono farla sprofondare nel baratro della barbarie islamica.  Solito more! 

“Ma che state à fa?”

era scritto, in un romanesco italianizzato alla bell’e meglio, su quello che, più che una pezza di stoffa gialla raccattata chissà dove, non poteva essere. 

E che, secondo me, era il naturale titolo di questa particolare ed agghiacciante serie nata dalla monocultura imperante dei reality shows,  infiltrati, o infeltrati, perfino nei telegiornali.  

Bali, la strage vera, era il terzo contributo informativo. 

Servito, financo, dopo le sempre più angoscianti previsioni del tempo. 

 

Che stanno  a fare?  

 

O, meglio, che ci sta a fare un servizio pubblico di tal fatta?

“A far sì che gli italiani, in quanto cardine primo, perno essenziale della civiltà occidentale, diventino coscienti di una problematica angosciante, epperciostesso rimossa? 

Che, inquietante intrusione, la razza evoluta, aggredita da spinte immeticcianti, soffoca sul limitar della propria coscienza peculiarmente superiore a tutte le altre? In quella zona d’ombra che segna il confine fra conscio ed "anima mundi occidentalis" ? 

Come quel giovane pensieroso, allievo probabilissimo del prof. Pera, avrebbe voluto dichiarare?  

 

Il direttore del Tg.2, lo so di sicuro, non aveva più spazio per mandare in onda l’intervista al fattore di villa Ricucci. 

 

Che, allievo prediletto della sua acculturata padroncina ( si fa per dire di 1 mt. e 90 di betulla finnica), avendo audito, in anteprima, le perle di saggezza che, poi, sarebbero state rilasciate in uno studio domenicale impippaudizzato, avrebbe osservato che: 

“Se l’invidia fosse febbre, tutto il mondo ce l’avrebbe!”   

Appunto! 

Finora nel belpaese delle chiare, fresche e dolci acque dell’informazione; in quel paese che è in guerra, ma non lo è; che ha i conti in rosso, ma ha auto e telefonini quant’altri mai; è libero, ma ci sono i komunisti; che ha distaccati circa 3000 militari, ma in missione di pace; nel quale, un irakeno prigioniero ad Abù Ghraìb, libero cittadino nel suo paese, non può entrare sennò si incazzano gli alleati; che sono alleati ma, ogni tanto, se ne scordano per sparare laddove non dovrebbero; in questo paese, dicevamo che, dopo l’11 Settembre,  nonostante non ci sia stata la schifezza di un attentato che sia uno, non si sia registrato un grado di invidia in più; beh, tutto ciò va contro le leggi della termodinamica applicata alla genetica. 

Niente febbre? Come mai? 

E qua casca in campo l’informazione.

Il cui compito principe qual è? 

Mettervi riparo; ristabilire le leggi naturali tramite iniezione di un bel servizio in stile Fars Attacks. 

Come un quotidiano comunista intitolava la prima puntata della serie inaugurata, la settimana scorsa, nel teatro di posa della “capitale morale” non si sa se del belpaese o della padania prossima ventura.  

Il fatto non mi preoccupa. 

Su Rai1, la Clerici era, almeno nella parte superiore, di rosso vestita. 

E, come si dice? 

Rosso di sopra, la pace si esplora.

Cp....di s'ubbidiente

Postato da: Eremo a ottobre 03, 2005 18:13 | link | commenti

02/10/2005
“O’ cocco cauru”;

 

ovvero, sinergie au chocolat. 

 

Che, poi, credo di averlo capito, sconsolato, solo alla fine del programma di mezzogiorno, in onda su Rai1.

Con “cocco cauru” ha da  intendersi una salsa con base di farina di cocco; buona per condirci una portata mediana, di un pranzo “à la sicilienne”, versione “nouvelle cuisine”. E non un uovo  “ à la coque”; soggetto a tempi e modi di cottura, comunque diversi da quelli del gigantesco occhio di bue che, guardandoti, ebete, dalla parete di fondo nello studio di posa Rai, un po’ di inquietudine addosso te la mette.

Tanto, che manco ti accorgi di avergli sibilato contro un “…azzo vuoi?” da paranoico inveterato.

 

Messo là, l’organismo unicellulare, qual baccalà, di cattiva stagionatura industriale, a dividere la scena della rubrica di culinaria televisiva, in modo cencellianamente perfetto,  fra zona rossa ed area verde. 

 

Turchese, quest’ultima.

Come la chemisière un po’casual,  un po’ old wave, che faceva tanto ramarra in amore. E che, imposta addosso ad Antonella, ‘a paperottola, ieri, alle 12equalcosa, offendeva l’occhio(il mio!) come un paracarro fosforescente. Che, notte da tregenda; fulmini, lampi, nevischio bagnato,  spalleggiato e potenziato da un soffuso nonchè diffuso gorgogljo di luci dai toni ovattati, cangianti in retroscena, dovesse, improvviso, apparirti. 

 

The woman in green, simpaticissima m’era di già.

Anche prima della serata in cui, per esempio,  Striscia il Gabibbo rivelò al mondo che, ogni sera, hypocrite téléspectateur; mon semblable, mon frère, guarda dal buco della serratura i vizi privati delle Kate Moss di giornata, che alla tenera Antonella Clerici,  acqua e trucco leggero, pin up intellettualizzante quanto basta, della concorrenza, ” piaceva molto il calcio”. 

 

Embè, mi dissi, al tempo dello scoop, perché consegnare un tapiro ad una fragile e tenera donna sorpresa a confessare inclinazioni tipicamente maschili?

Sarà mica uno scandalo se le piace il calcio? 

 

Mah;

comunque, da quando, garrula, la vedo, per lo studio “scachetiare” (starnazzare; verso tipico della gallina allegramente indaffarata; con un quid di intraducibile che, nel passaggio all’idioma italiota, non può essere reso); zompettante, zampettare, quasi intingendo, a mò di becco,  il tenerissimo  nasino nei vari piatti, portando, per di più,  in giro due bocce ballonzolanti mica da mungere, più che simpatica l'ho eletta a starre che preferisco! 

 

Autoironica, di un bello pacatamente giunonico, intelligente senza strafare.

Insomma, fra tante immagini turpi (facce iperceronate, dervisce ignude e scatenate,  labbra liftate con ripieno testato da ingegneri  Michelin, bocce ammazzareggiseni wonderimbranati)  vista da me, disincantato asceta, la sua vista era appagante e consolatoria.

Bel quadretto!

Occorre dire che la Rai in salsa gallina padovana, rende. 

 

Ieri, però, primo Ottobre 2005, prima del consueto expo culinario Nord Sud, quando appena mi ero seduto all’usato desco con vista orientata sul tubo catodico, questi, il tubo, da nero mi è diventato tutto marrone; tonalità testa di moro bruciacchiata.

Oddio! l’ambrosia degli aztechi; la manna degli assiro babilonesi; il nettare delle walkirie;  il cibo degli dei olimpici!

 

Chocolate, here; chocolate, there; chocolate, everywhere. 

 

Preso  in contropiede, piacevolmente sorpreso, mi son detto:

…’zzarola, c’ho pure le tazze; tozze ma testate per essere atte alla bisogna! 

 

Ero, da poco, tornato dall’edicola con dù tazze che, 1,90 Euro, prezzo di lancio della nuova collezione che durerà all winter long, potevano, da subito, tornare  buone  per accogliervi la bevanda.  Che, sorbita calda, si sarebbe estesa distendendo il suo manto protettivo sul bolo, giustappunto in corso di formazione, nell’anticamera esofagea, ed aggregantesi da scarola imbottita con contorno di bistecca equivoca.

 

Lost in time; fuori orario!

 

O ero io in ritardo sui tempi televisivi, o la preparazione cioccolatara era stata somministrata, in anticipo, sui tempi delle mie/nostre quotidiane crapule.

In breve; la cioccolata rubata, nell’attesa che  finissi di mangiare, si sarebbe freddata. E, quindi, sarebbe risultata in controsinergia con il processo metabolico. Indigesta, no?

Oh; già dioosape e amaronnovere!?! Pure un impiastro di cioccolata fredda avrei dovuto ingurgitare?!?  Non se ne parla nemmeno! Mi son detto.

 

E mi sono sorpreso a meditare sulla insostenibile inadeguatezza dell’uomo moderno; logorato da troppi appuntamenti e tante ansie. Il quale, quotidianamente, si ritrova con le tazze giuste al momento sbagliato.

Impreparato, quindi,  a rispondere alle sinergiche energie che ti fanno trovare:

 

1)      in edicola, la prima delle 110 puntate, raccolte diligentemente le quali, una tazza di cioccolato ci riuscirai pure a prepararla;

2)       in televisione, il trailer prodromico, nonché  propiziatorio per tale epica impresa; 

 

E pensare che, in tivvù, avevano preparato tutto così bene!

Per non dare l’impressione che si stesse promuovendo  la gloriosa Hachette, casa editrice di tanti autori cardine della letteratura francese, ridotta, oramai, a livello di una Dal Prado qualsiasi, a vendere tazze e bicchieri pregiati, avevano dato mandato al giovane cuoco siciliano, (in versione mi manda Totò Cuffaro e che ajo a’ffari!), a presentare una “Trota alla travatura”.

Che, foneticamente, in modo assoluto, richiama un “à la troubadour” di provenzale memoria.

 

Eh, non ci sono più i Pippi Baudo di una volta! Ho dovuto inveire!

Adesso, di sicuro, in Rai, i tempi di cottura sono perfetti.

E, malelingue tacciansi, non saranno, per niente, in sinergia col ripieno di portafoglio, imbottito da  un “fuori mano” o “sottobanco” misericordiosamente passato, ai responsabili del settore "informativo", da quei munifici  "masters" del mercato globale.

Cp…choque au lait à la française.

 

Postato da: Eremo a ottobre 02, 2005 08:18 | link | commenti (3)