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30/03/2006

Marcello
Nome classico, neh?
Letto/detto/scritto con grave compiacimento, ti restituisce un’aura di romanidad.
Polsi ai fianchi, solleva mento sulle punte, mascella protesa, e ne tiri fuori un
Quintus Marcellus Cunctator
da sterminarcilegioni di barbari, da sterminarci.
 
Marciell ‘o scupatore, era un liberto.
 
Prototipo di Co.Co.Co che, sotterrando tutti i records americani, in vita, di mestieri ne ha fatti tanti, ma tanti.
In paese, era conosciuto ed, incondizionatamente, apprezzato come spazzino. In prova, perché, poi, il mitico posto era andato ad  un altro.
Comunque, con il successivo incarico di curatore cimiteriale, non si sa se per volontà sua, della nazione o della sua condizione, un altro gradino di promozione economica e sociale per chi, solo pochi anni prima, come status symbol, non sapeva se fosse in luogo esibire il cesto per raccogliere le ciliegie, ‘o panaro, o la zappa. Che, le zappe sono tante, e lui, china made rolex, si era ritrovato con  quella del prestatore d’opera agraria, sottoposto e sottomesso ai tempi del tempo e della nobiltà coltivatrice diretta.
Promozione-liberazione, a singhiozzi, ma continua.
 
Che era morto, l’ho appreso, l’altro giorno, mentre passavo nel viottolo di fianco ad un’altra sua conquista.
Un quartierino, Ricuccio portinaio volontario, nella palazzina popolare i cui cancelli, in attesa che ne arrivasse la salma, erano chiusi.
Non vado, quasi mai, a dare condoglianze. Ci pensano i maggiordomi di famiglia che, in tali incombenze, sono bravissimi e dignitosissimi.
 
 “Me fazze ‘na ‘ncorsa abbasci’ ò vallone e, po’, m’ò finisco”,
raccontano rispondesse con gladiatorio entusiasmo ai ben pasciuti figli di famiglia quando questi, con aria di superiore compatimento, al ragazzino, di fatto adottato e cooptato nell’impresa di famiglia, rimproveravano il fatto che non sarebbe mai riuscito a bere tutto il secchio di latte appena munto ed alla cui assenza, tuttavia, la capace tinozza non avrebbe fatto caso.
 
La guerra, lo sfacelo, i tempi che cambiano, uscito di minorità, si era messo in cammino.
E, negli anni del baby boom e del boom economico, partì.
Andò.
A Mmilane!
Che, ora come allora, o come quando vi giunsero i romani, e gli unni, e i goti, i visigoti, i longobardi, i veneti, i lanzichenecchi i francesi, gli spagnoli, i francesi di ritorno, gli austriaci, i piemontesi, i tedeschi, gli americani, se lo leggi/dici/scrivi in un paio di tacchi col rialzo, una giunta di capelli, cerone, doppiopetto,
“A Mmilane!”,
 non al key man ma a te, ti lascia un retrogusto amaro da globalidad, ti lascia.
 
Tutto sommato, corsi, ricorsi,  percorsi, decorsi, concorsi, niente di nuovo. Sotto la nebbia.
Uno più, uno meno.
Ai tempi in cui, di terroni, ne arrivavano vagonate, ci arrivò pure lui.
Con la sua famiglia, ed il suo entusiasmo.
Part time.
Déraciné.
Spiantato, di quelli che, volenti, nolenti, dolenti, semicontenti, a sorte ria buon viso facenti, dalla terra dove sono nati ed in cui sono parzialmente piantati, se ne vanno.
In un’altra piantagione.
Accettati e rifiutati. Accettando e rifiutando. 
Aveva più o meno l’età di mio padre.
 
Ma, per fortuna/ per sfortuna/inevitabilmente arrivano le elezioni.
E, imbarcati per tempo, fra i migranti dalle imprese editoriali di famiglia, rotta fissa sulle sponde televisive, fra i tanti, c’è anche l’ esperto di economia scoperto e lanciato da “il Foglio” del Giuliano internazionale e globalizzato.
Toh!
Ma non l’avevo lasciato su la 7?
E che ci fa, a quest’ora, O. Giannino, sulle onde di radio3?
Mentre, sotto un tiepido e carezzevole sole, me le rimboccavo per diletto, lui, le maniche, se le rimboccava per senso civico e spirito di servizio.
Per, fra la canea elettorale montante e dilagante, dare una mano culturale a focalizzare, approcciare correttamente e fattivamente le problematiche poste dai rifiuti della terra.  
Per la verità parlava, educatamente, di immigrati.
Ed, ancora più educatamente, come l’ineffabile La Rosa che, su radio1, più tardi, lanciava un Tremonti in solitaria, non ha distinto fra regolari, irregolari, regolarizzati e clandestini.
Poche chiacchiere e, basta con la propaganda, poniamoci il problema del che fare.
A tale scopo, in detta ottica, con tale obiettivo, vi porto in studio la direttrice, super partes, di un dipartimento dell’Istat e, per impar condicio, il responsabile esteri dei Ds, il professore calabrese U.Ranieri.
Il numero è difficilmente quantificabile varia a seconda degli indici di regolarizzazione ma i nostri numeri sono certi e sicuri; i CPT, oltre a problemi igienici e civici,  pongono anche problemi diplomatici; la normativa vigente potrebbe essere superata e messa in crisi dal fenomeno in connessione con le crisi ricorrenti dei distretti asiatici ed african; non ultimo, c’è da considerare il fattore che, fra di essi, non pochi hanno un titolo di studio che, alla luce della normativa vigente, troverebbe difficoltà ad essere riconvertito. Il che porrebbe problemi di adeguamento alle norme della Bolkestein che è i anticipo sui tempi…
 
Ma la nux avellana, il nocciolo, qual è?
 
Ch’ el fan li mestèr ch’el nu ‘nga mj voja de fà!
Ho udito urlare l’ubriacone di Baggio senza voglia, scarsi titoli e agganci per scolarsela alla Baggina, la sua bottiglia.
In che senso, scusi?- impaurito gli ho chiesto mentre spostavo il treppiede.
-In che senso?.. in che senso?, sorpreso, irritato,  confuso ed adirato mi ha risposto,
Nel senso che….
l’è un
macello!
L’è!
Glob!
30 Marzo 2006
Ore 13.00 del 31 Marzo 2006
Jill Carroll liberata.
Non c’azzecca? Non c’entra? Non c’è connessione?
Ma no/seh/va!
Ci sono solo un giorno e due “a” di differenza, ci sono!
Fra 10 giorni e poche ore, signori, in carrozza, e partirà…il Caronte partirà…a Tahiti arriverà…
 
 
 
 
 

Postato da: Eremo a marzo 30, 2006 18:56 | link | commenti (2)

28/03/2006

Gli eredi d'ieri.

L' ho retto fino allo stacchetto pubblicitario.

Poi, il televisore, l' ho spento.

Di solito, il suo spot preferito è insolentire il professore.

Ma, cartella con lo stellone in bella evidenza, viso teso ad interrompere la divertente gag di G. Gnocchi, il disappunto celato di Bertinotti e della Bonino,  la soddisfazione da cortigiano di Rotondi cui un caimano era andato di traverso e, coi 5 minuti di ritardo accademico, entra il Key man. 

State tutti bene, ma se state tutti male, io non c'ero.

C'era l'eredità.  

Quella di odio dei comunisti, quella del debito pubblico, quella del buco di Visco, quella della congiuntura internazionale, quella del FMI, quella.....

In fondo è un buon uomo. 

Ha abolito l'imposta di successione e l' eredità, sua, ci arriverà, a noi, non solo tutta intera, ma anche con gli interessi in conto capitale.

Meglio andare a nanna smadonnando sul fatto che, visto che ha fatto trenta, poteva fare trentuno.

Poteva darci la facoltà di rifiutarla.

L'eredità. 

 

   

Postato da: Eremo a marzo 28, 2006 22:13 | link | commenti (6)