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08/08/2006

L’albero cui tendevi la pergoletta corda.

Il ministro della difesa dello Stato di Israele, ieri, nell’imminenza dell’approvazione di una  risoluzione ONU che, sebbene osteggiata da tutta la Lega Araba e dal paese più direttamente interessato, l’eternamente martoriato Libano, non  si è detto soddisfatto nel merito della formulazione della stessa.

Ha tenuto a precisare che: “ Se il lancio di razzi sul territorio dello Stato di Israele non cesserà, i bombardamenti e le incursioni terrestri, in territorio libanese, continueranno”.

E che, da un mese, conferenza di Roma o di Roccacannuccia permettendo, non permettendo, sostenibilmente permettendo, continuino è sotto gli occhi anche di chi non vuol vedere.

Oggi più di un mese fa

Ci sarebbe da discutere se il tutto è iniziato quel giorno.

Non è il caso.

Seguiamo Amir Peretz. Al quale c’è da chiedere.

Ma, l’attacco alle “roccaforti”  Hezbollah, , non era stato portato perché, contemporaneamente al rapimento della recluta Shalìt, a Gaza,  due soldati israeliani erano stati rapiti nel Libano meridionale?

Non dai missili che, di mestiere, non fanno i kidnappers. Sono ancora vivi e non sono stati uccisi. Come il migliaio di vittime del conflitto in corso.

 

I lanci di missili contro il territorio di Israele quando sono iniziati?

Prima o dopo l’attacco delle forze armate con la stella di David, comandate dal ministro della difesa dello Stato di Israele, il laburista e sefardita, Amir Perez? Che, forse, proprio perché tale ha da mostrare più muscoli(in quale organo o articolazione non si sa) di un likudnik ashkenazita?

  

Un sondaggio fra la popolazione dell’UE, affidato ad istituti specializzati dalla commissione Prodi, un paio d’anni fa, fra i paesi che costituivano un pericolo per la pace mondiale pose, ai primi posti, Israele.

Ne derivò una crisi diplomatica che durò qualche mese. Il rapporto corredante il sondaggio dovette essere cambiato.

I metri a pansées della stampa benpensante nostrana si preoccuparono di allegarvi il solito contorno di antisemitismo serpeggiante o di ritorno. Lo fanno e, pour cause, ancora oggi. Non per niente, uno dei giornali all’avanguardia schierato apertamente in difesa della “causa” è Libero. Del vicedirettore Renato Farina.   

C’è un limite. E, mi sa, che il famoso popolo non ha voglia di impazzire  

Per occultare la pazzia dei governanti, c’è da invogliarlo a passare il limite o da cambiarlo? Il popolo.

Si sarebbe chiesto Brecht.

Che, di nome, aveva Bertoldo.

E

Postato da: Eremo a agosto 08, 2006 18:33 | link | commenti