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23/01/2007

 

 Io cero.

E quando si arriva a parlare del duopolio come della “più grossa industria culturale di questo paese”, è ora che ti alzi e ti cerchi qualcosa di meglio da fare.

Ma, a Ballarò, stasera, come contorno del conflitto di interessi, si parlava anche d’altro. Un tema a caso?

Pensioni.

 

E son più di 15 anni che se ne parla.

Cominciò il pensionato d’oro Amato, poi ci mise mano Dini, una ritoccata del Prodi I, un’altra, più decisa, del Berlusconi II…….

In pratica, riforma, riforma della riforma, riforma della riforma della……

Non si sa se in direzione di una controriforma che renda lo scalone di Maroni meno iniquo o con un ulteriore giro di vite richiesto dal commissario europeo Almunia, ( che, nella questione, non si capisce che c’azzecca) ma, anche Prodi, non fosse altro che per alzarci il tasso di riformismo del governo, si accinge a riformare.

E, così, non si fa in tempo a fare una riforma che, subito, se ne rende necessaria un’altra.

Siamo arrivati, alfine, ad una sorta di rivoluzione permanente di stampo trotzkysta.

Riforma continua.

 

E vabbene, i tempi sono duri; sul tema, ci capisco poco e, perciò, mi aspetterei che, almeno gli addetti ai lavori, quelli che vanno in televisione per spiegarti come stanno le cose, dopo tutto ‘sto lavorìo riformatore, dessero, almeno, l’impressione di sapere ciò che ti vogliono spiegare.

Per esempio?

Tabacci. Che, da ex democristiano preparato e competente, nel mezzo della breve ma confusa discussione, per corroborare i dati relativi allo sforamento del deficit, interviene e, dottamente, precisa che “la voce “pensioni” rappresenta il 16% del pil.

Angeletti, segretario generale della UIL, lo interrompe e

“Mò basta. Fino ad ieri l’altro, non s’è mai visto nessun governo che abbia parlato del tema  come di un capitolo della fiscalità generale. Che c’entrano le pensioni col deficit dello stato?

Per valutare la sostenibilità del sistema, occorrerebbe separare la previdenza dall’assistenza. Quando Berlusconi alza le pensioni al  minimo di circa due milioni di pensionati, lo fa coi fondi della previdenza, laddove, è palese che di assistenza si tratta.” 

 

Sull’eloquente immagine dei contributi Co.co.co. che pagano le pensioni dei dirigenti d’azienda il cui fondo in deficit, di recente, è stato assorbito dall’INPS, la discussione sfuma.

Il dubbio che così sia perché si rischiava di arrivare a parlare dei contributi figurativi di politici, sindacalisti e compagnia cantante rimane.

C’è da stupirsi? Siamo il paese delle giungle. E quella previdenziale è una di esse.

 

Lasciamo stare Tabacci che, dopo le persecuzioni del pool “mani pulite”, ha da rifarsi un look e che, attualmente, impegnato nel superamento degli opposti estremismi, si spende al tavolo dei volenterosi, ma Angeletti?

Il segretario generale della UIL che, meritoriamente, ha richiamato il dibattito ad  operare l’elementare distinzione fra previdenza ed assistenza, all’epoca della riforma I, della riforma II, di quella III, della IV…ma dove cazzo stava?

Era o non era il vice di Larizza che, insieme ai segretari delle altre federazioni di lavoratori, si sedeva al tavolo delle consultazioni/trattative per la riforma delle pensioni!?! I, II, III, e IV….?

Ci sarà, quando sarà il turno della V?

A Ballarò, c’era

 

Postato da: Eremo a gennaio 23, 2007 23:00 | link | commenti

22/01/2007

Vic’enza.

Se ritieni di aver fittato un appartamento a persone poco raccomandabili, di quelle che, diciamo, come i coniugi di Erba, per mettere fine a rumori molesti, invece di chiedere l’intervento del 112, si armano di roncola e fanno una bella strage, beh, allora, per quello che ti compete, ti tocca, almeno, cercare di sfrattarli.

E non consentirgli l’ ampliamento dello stabile. Con, magari, la motivazione che pagano bene, il contratto l’hai ereditato dalla zia, o che vengono a spendere nella tua tabaccheria.

 

L’accostamento per niente ardito, improprio o sproporzionato, me lo suggerisce il prof. Prodi.

Che, voce alquanto solitaria, all’inizio della scorsa settimana, in uno slancio di inconsciente sincerità, aveva esplicitamente condannato il bombardamento delle forze aeree americane in Somalia.

Sul Corsera, “…non ci voleva», ha dichiarato Romano Prodi dalla tv France 24. «Noi siamo per una politica multilaterale e qui, invece, siamo di fronte a un'azione unilaterale».

 

Sono queste delle novità?

Dal giorno della dichiarazione di “guerra al terrorismo”, non si sono cumulate abbastanza prove che gli statunitensi hanno, palesemente, imboccato la strada senza ritorno dell’unilateralismo?

L’hanno detto in modo chiaro; è scritto nero su bianco. C’è il progetto del nuovo secolo americano nel perseguimento del quale “agiremo in concerto se possibile, da soli se necessario”.

Che, significa?

Se volete contribuire, you welcome; altrimenti, rush out.

 

Senza se e senza ma, Berlusconi, sul punto, non ha mai palesato dubbi.

Su questioni di politica interna ha, spesso, bisogno di interpreti ma, in politica estera, è più comprensibile e chiaro di un madrelingua.

Ha firmato il contratto con gli americani e, almeno quello, l’ha rispettato. Oltre ogni dire, oltre ogni fare.

Infatti, nonostante, agli atti, risulti che il benestare per l’ampliamento della Ederle con la costruzione di una base prossima all’aeroporto dal Molin di Vicenza, sia stato una risposta ad una richiesta dell’”alleato americano”, in realtà, al riparo dalle luci della ribalta, ci sono stati lunghi e laboriosi preliminari, nel corso dei quali, il cavaliere in persona si è speso per strapparla alla concorrenza tedesca. Che, detto per inciso, dubito si sia addolorata più di tanto per aver perso l’opportunità.

 

Nell’ esasperato agone della competizione globale, se i conti li fai coi parametri di una certa logica economica, una base americana puoi anche farla passare per un affare con cui ci incrementi il pille e crei nuovi posti di lavoro.

In realtà, le basi militari, a ben farli i conti, un affare economico, non lo sono per niente.

Comunque, per chi, senza subordinate, si è schierato con l’”alleato americano”, la circostanza è secondaria.

Importante è che la base si trovi lontana da Arcore ma a ridosso dell’aereoporto militare Dal Molin. Che, prossimo ad essere dismesso dall’aeronautica militare italiana, sinergicamente, potrà essere utilizzato appieno dalla 173esima brigata aviototrasportata della USArmy. Pronta ad intervenire nelle aree di crisi mediorientali in cui si riterrà  opportuno farlo.

In concerto con gli “alleati”, se possibile; da soli, se necessario.

 

Potrebbe anche darsi il caso che, protraendosi oltre ogni limite il conflitto fra Somalia ed Etiopia, tocchi proprio alla Airborne intervenire. Il che non sarebbe in contrasto con la, diciamo, politica estera di stampo berlusconiano.

E’ la stessa cosa per il centrosinistra? Questo è quello che è scritto nel programma? Il terrorismo si combatte con le guerre? Gli statunitensi sono quelli cui è demandato il compito di superimporre il nuovo ordine mondiale?

 

Un po’ se, un po’ ma; ondivaghi. E’ sempre la solita storia fatta di contorsioni dialettiche dietro cui si cela una sostanziale resa ai desiderata del potere forte di turno.

Stretto fra il pressing della sinistra che viene definita radicale e le urgenze  dell’”alleato”, confermandosi nel ruolo di semaforo di guzzantiana memoria, il prof. Prodi ha derubricato in “urbanistica” l’intricata faccenda.

Così, svicolando, ha apposto il suo benestare alla realizzazione dell’opera.

Se lo fosse davvero, materia urbanistica, l’ambasciatore USA, Spogli, avrebbe dovuto mettersi in contatto col sindaco di Vicenza e non cercare il beneplacito del ministro della difesa Parisi.

 

Brutta faccenda che il senno di poi consiglia di collegare al braccio di ferro per l’aggiudicazione della titolarità del ministero della difesa ed alle imboscate per la nomina del presidente della omonima commissione parlamentare.

Poteva essere un’occasione per riconsiderare l’intero problema delle servitù militare e che, così com’è stato gestito, alla vigilia del voto per un rifinanziamento della missione afghana, rischia di mettere le basi per un collasso dell'attuale maggioranza.

E non è detto che questo non sia proprio l’obiettivo.

Di base.

 

Postato da: Eremo a gennaio 22, 2007 20:54 | link | commenti (2)