DEBBY74 in Corso Littorio N. 2N...
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Lavavetri d’ordinanza.
Ma come, dico io; l’hai vista o no com’è scintillante la mia Saxo 1.1!?!
Che cacchio stai a fa cò ‘sta scopetta?!?
Sono appena uscito dal lavaggio dell’ipercoop; 16 E! E m’è pure capitata l’ asciugavetri sbagliata perché quella giusta, la z…., quando vede una BMW o una Mercedes ti pianta in asso e passa oltre…
Solo pensato, neanche detto.
Perché, quando mi sono accorto che Ahmadou mi aveva preso alle spalle, era troppo tardi. La spugna con l’acqua saponata aveva, di già, incquacchiato il lunotto posteriore ed, a questo punto, l’esperienza sconsigliava di provarsi a fermarlo.
Primo, perchè avrebbe fatto finto di non sentire. E quand’anche?
Il finto tonto si sarebbe preso esattamente il tempo necessario a completare l’opera prima di smetterla di fingere di non capire. Ultimo, ma non ultimo, nella logica di riduzione del danno, meglio lasciargli asportare l’acqua saponata.
In casi del genere, purtroppo, tocca abbandonare la prima linea del fronte e, giù il finestrino, pronto il fiorino, quando il beduino sta per passare al parabrezza anteriore, con un’occhiata di ghiaccio, lo arresti e, tieni; lascia stare, con un vabbenecosì rafforzato da un gesto netto della mano, pareggi almeno la partita
M’è successo all’inizio di Giugno.
A me!?! Che, dell’arte di evitare piccioni nei posti sbagliati dei parcheggi e lavavetri ai semafori, ne avevo fatto un’arte!?!
Che umiliazione. Comunque, m’ero detto, un gol subito non vuol dire partita persa e campionato concluso.
Adesso, però, le cose si sono ingarbugliate ed, a causa di un fattore esterno, rischio di vincere il mio personale campionato a braccio di ferro coi lavavetri, per squalifica dell’ avversario; a tavolino.
Infatti, una recente ordinanza dell’attuale sindaco di Firenze, Dominici, prevede fermo, multa ed arresto per i compagni di squadra di Ahmadou. Una norma simile era già stata prodotta dal sindaco di Bologna, S. Cofferati, ma era rimasta, inapplicata, sulla carta.
Stavolta, però, sembra che si faccia sul serio perché l’iniziativa ha superato la stretta cerchia delle mura fiorentine ed ha innescato un ampio dibattito nel mondo della politica.
Scontati i commenti di Leganord ed A.N. che, ridacchiando sotto i baffi, hanno sottolineato il ritardo della sinistra nell’attestarsi su posizioni che, ai due partiti, da sempre, sono connaturate.
Il sindaco di Roma nonché leader annunciato del nascente PD, W. Veltroni, alfiere del federalismo alla romana, ha detto che la serietà del problema richiede un’armonizzazione delle norme a livello nazionale.
Come in un gioco delle parti, gli ha risposto il ministro dell’interno, Amato, che ha preannunciato uno studio serio del problema e l’emanazione di normative ad hoc valide su tutto il territorio nazionale.
Come se già non ci fossero!
In effetti, il T.U. di Pubblica Sicurezza, di già, prevede i reati di accattonaggio e di riduzione in schiavitù. E , nel caso ricorrano violenze e minacce, quelli di rapina ed estorsione. Ed allora?
Perché emanare un’ordinanza che prevede il fermo ed una pena detentiva di 3 mesi per coloro che, in prossimità dei semafori cittadini, dovessero essere sorpresi ad esercitare l’attività di lavavetri?
E se ad esercitare l’attività fosse un minore ridotto in stato di schiavitù?
L’obiettivo del’ordinanza qual è? Quello di combattere il racket dei lavavetri? E non sarebbe meglio tenere d’occhio i pesci piccoli, distinguere caso per caso e, per loro tramite, risalire ai pesci grossi?
Troppo complicato?
Oppure, essendo più complicato restituire ai loro compiti originari una massa di vigili urbani che, di sicuro, in ogni città d’Italia, sono in numero maggiore dei semafori della stessa, si preferisce prendersela coi più deboli?
Con norme così severe che, fra l’altro, sono in odore di incostituzionalità, di certo di lavavetri, ai semafori, non ce ne saranno più.
Bene; ed il personale “disoccupato”?
Che fa? Sparisce? O non potrebbe andare ad ingrossare le falangi di pappa, spacciatori, o rapinatori di ville isolate?
Tolleranza zero?
Bah; sarò prevenuto ma, con l’ordinanza dei lavavetri, mi sembra che, più che risolvere il problema, si voglia annacquarlo.
San Ità
Ah, l’America di qua; e gli americani di là…
Che siamo malati di esterofilia è ben risaputo. Ogni volta che, industria, ricerca, politica, finanza, servizi pubblici… ci capita di confrontarci con i cosiddetti altri, ne usciamo con le ossa rotta.
Poi, sono proprio loro, gli altri, che ci ricordano che, ‘o mare, ‘o sole, la pizza, la moda, il mandolino ... qualcosa di buono l’abbiamo anche noi.
Anche se non c’è da inorgoglirsi troppo per essere nati fra bellezze naturali, sempre meno bellezze e sempre meno naturali, o dotati della famosa creatività. Che, detto fra parentesi, è una qualità che dovendosi esercitare su contenuti, non sempre risulta essere... una qualità.
Si può immaginare, quindi, la mia sorpresa quando appresi che Hillary Rodham in Clinton, dopo la fine del mandato dell’ illustre consorte, dovendo studiare da presidente, preparava egli esami da senatore studiando il sistema Italia.
Inteso come SSN (servizio sanitario nazionale) prima dell’inizio della confusione regionalfederalista.
Ora, non bisogna confondere la medicina, intesa come scienza medica, con le modalità attraverso cui essa viene dispensata alla cosiddetta utenza.
Nel primo ramo gli americani primeggiano incontrastati. Laddove, come sistema di erogazione della stessa alla popolazione, lo conferma la solita classificamondiale divulgata proprio in questi giorni, noi, in Italia, siamo, una tantum, ai vertici.
Come sistema, beninteso. Perché, poi, soprattutto a Sud, quando sei veramente nei guai, è meglio che, potendo, apri i cordoni della borsa e ti dai da fare in proprio. Maledicendo una prassi consolidata che ti costringe a pagare due volte per ricevere un mezzo servizio. Che vuò fà? E' la creatività, bellezza!
Negli USA, dove tutto ha un prezzo, il medico è un professionista come un altro e, capacità, disponibilità, fama, si pone sul mercato ed offre i suoi servigi in cambio di una mercede che, egli stesso, stabilisce.
In breve, negli states, la sanità pubblica non esiste e, dunque, non si pagano tasse per un servizio che non c’è. Come usa dirsi, in proprio ed in solido, ogni americano si sceglie un’assicurazione alla quale paga i premi concordati per ricevere un’eventuale assistenza medica.
E’ chiaro che siamo agli antipodi di un sistema solidaristico.
Qualche anno fa, durante il primo governo Berlusconi, si pensava di poter introdurre, anche in Italia, il sistema sanitario tramite assicurazioni private.
Non se ne fece niente per la brevità di quel governo. I governi successivi non lo riesumarono perché lo ritennero fortemente penalizzante per i soggetti più deboli.
Infatti, non essendo, le assicurazioni, enti di beneficenze, nello stipulare un contratto, così come accade con l’ RCAuto, staranno bene attente a garantirsi contro eventuali deficit di bilancio.
Immaginatevi un manovale 50enne già fiaccato da anni di duro lavoro. Non sarà, costui, più soggetto ad ammalarsi rispetto ad un manager che, nei week ends, va a ritemprarsi alle Haway?
Per cui, supposto lo ritenga conveniente, l’ assicuratore richiederà un premio di polizza più elevato proprio a chi ha meno entrate e, per il lavoro che fa, potrebbe costare di più come rimborso delle spese mediche.
In ragione di questo meccanismo, 45 milioni di americani, o per impossibilità o perché non lo ritengono conveniente, oggi, risultano essere senza assistenza medica. Qualche decina di migliaia, ogni anno, muoiono senza ricevere cura alcuna.
La senatrice H. Clinton, allora, riconobbe che, per la comunità nelle sua interezza, il SSN sarebbe stato più “economico” del sistema americano. Che, economico, certamente, risulta esserlo per lo Stato e per le tasche dei suoi cittadini più facoltosi.
Tuttavia, rinunciò al progetto di fronte alla nota fobia americana nel pagar tasse ed alla forte opposizione della corporazione medica e dell’industria ospedaliera privata.
Le tematiche di cui sopra sono state riprese e rappresentano il nucleo centrale dell’ultima fatica cinematografica di M. Moore. “Sicko” da qualche giorno, è già presente nelle sale di prima visione, anche da noi, in Italia.
M. Moore, lo si sa, è culturalmente e politicamente schierato ma, così come con Fahrenheit 9/11 e Bowling a Colombine, promette di darci una visione dell’America più completa di quella di un sistema televisivo che, a suo tempo, fece credere ai migranti albanesi che l’America fosse in Italia.
Pro fondo Nord.
Kafka? L’ha tirato in ballo E. Cappa.
Al tg, ho visto il padre delle cugine di Alberto Stasi, il ventiquatrenne fidanzato di Chiara Poggi, la ragazza di Gurlasco assassinata una decina di giorni fa, visibilmente irato.
Ce l’aveva con la stampa per le illazioni, a suo dire, assurde ed astruse, a proposito di un possibile ruolo svolto da una delle figlie nel barbaro omicidio.
Allo stato delle cose, io, invece del tormentato scrittore mitteleuropeo, tirerei in ballo S. Kubrick.
Non il regista di “2001, odissea nello spazio” ma quello di "Shining".
Con, in primo piano, la satanica maschera di un J. Nicholson, nell’occasione, monumentale.
Eh, sì; la stampa sulla cronaca nera che, ogni giorno, ci propina in dosi massicce è evidente che ci marcia. Non fosse altro che per divincolarsi da un mondo della politica nostrana che, unica al mondo, ha tanto potere sull’informazione.
Tuttavia, sul caso, vale la pena di soffermarsi perché ripropone una certa tipologia di delitti che, improvvisamente, accadono laddove proprio non si direbbe.
Chiara Poggi, giovane laureata, ottime prospettive, ottima famiglia, paese tranquillo della Bassa, un fidanzato giovane, brillante carino…. ma quando mai ti aspetteresti che, una mattina, così, all’improvviso, possa incontrare la morte?
E con una, due tre, quattro martellate feroci che le avranno fracassato faccia e cranio, poi? Da dove è uscito fuori tanto odio?
Gli investigatori di poche cose sono sicuri.
Che Chiara conoscesse bene l’assassino; che questi, dopo il gesto criminale, ne ha occultato il cadavere; che l’assassino è rimasto a lungo nella casa assieme alla sua vitima; che costui ha avuto lo stomaco di fare una doccia, là, sul luogo dove aveva trucidato colei che conosceva bene.
Si diceva delle notizie di cronaca nera di cui, ogni giorno, siamo inondati. Al punto che, ascolta oggi, e leggine domani, una visione d'insieme, un’idea di carattere antropologico non puoi non essertela fatta.
Rispetto ai fatti di sangue, direi che, a Sud, mafia, camorra, annessi e connessi, i delitti sono, spesso, ancora più crudeli ed efferati del caso in questione.
A Nord, in genere, droga, prostituzione, furti e rapine in ville con delitto, i crimini che dominano la scena sono quelli che, normalmente, si associano alla criminalità extracomunitaria.
E, purtuttavia, sono crimini cui, come dire, ci si è fatto il callo. Nel senso che non ti lasciano a bocca aperta ed, a grandi linee, riesci, da subito, ad avere un’idea sul perché e sul per come.
Ora, non sono le prime, non saranno le ultime, quando ti arrivano notizie come quelle dell’orrendo delitto di Gurlasco, come fai a non pensare “Oddio; Jack è resuscitato”?
Non si sa perché, non si sa per come, non mancherebbe niente per essere felici ma, un bel mattino, ci si arma di mannaja e si comincia a tirare colpi su chi ti è stato vicino.
In quale pozzo di pazzia si è precipitati?
Partito della Libertà

Dando uno sguardo al segretario in pectore, deve essere proprio un buon partito.
Il ballo del mattone.
Di fronte all’esperto/a di finanza che, puntuale, si presenta in fine di tg, mi sento come la moglie del cinese quando, in casa, gli arriva il marito di ritorno dalla guerra.
Con la differenza che quella le becca sempre ed il perché lo sa, mentre io potrei anche passarla liscia ma tutto dipende da come gli è andata la borsa.
Se ha perso o ha guadagnato.
E’ dal mese scorso che, dagli stock exchanges, arrivano forti segni di instabilità.
I conti degli esperti, per il prossimo anno, prevedono un -0,2% forfettario in termini di tasso di sviluppo; un aggravio di 250 euro per ogni famiglia italiana e di 290 dollari per quella americana.
Ora, io sono parte di quel 90% di italiani che, di borsa, capisce poco; c’entro niente con quel 9% che ci capisce abbastanza per rimetterci le penne; solo quando sono guai, mi informano dell’esistenza di un 1% che fa e disfa.
Nell’occasione, però, gli gnomi nostrani c’entrano poco.
Infatti, la bolla speculativa dei cosiddetti mutui primebus, origine delle turbolenze attuali, è nata e si è gonfiata in ambienti finanziari USA.
Dove, fino agli anni ’90, i mutui per l’acquisto o la costruzione di una casa venivano erogati, con criteri molto rigidi e selettivi, da agenzie emanazione del ministero del tesoro.
Poi, con l’ondata di liberalizzazioni, il mercato si aprirono agli istituti di credito privati. Che, direttamente, o tramite agenzie affiliate irruppero sul mercato per dare inizio ad una furibonda concorrenza a colpi di abbassamenti progressivi di garanzie di solvibilità.
Con la riduzione del tasso di sconto che
Le agenzie ebbero, così, ulteriori opportunità di allargare i cordoni della borsa concedendo mutui a tasso variabile ad una cerchia di clienti con garanzie sempre minori di solvibilità.
Una pacchia; ma, come si sa, Santa Klaus si festeggia a Christmas e, di certo, banchiere non è.
Infatti, le garanzie di recupero dei capitali erogati non venivano dai beneficiari dei mutui ma dai sempre più sofisticati meccanismi dei circuiti finanziari tramite la pratica della cosiddetta cartolarizzazione dei crediti.
Che sarebbe?
Allora,
x vanta un credito nei confronti di y;
il debito di y sarà estinto, a rate, in capo a, diciamo, 10 anni;
x ha bisogno di liquido oggi ma, evidentemente, non può contare su y;
x incontra z, gli espone la situazione e si concorda l'affare;
z acquisisce il credito nei confronti di y e versa ad x un cifra. Inferiore al credito vantato ma, anche se di poco, superiore al capitale erogato come mutuo a y.
E, come dicono i marocchini, la boucle est bouclée.
X, dopo pochi giorni, dall’erogazione del mutuo ha, di nuovo, il capitale sborsato con l’aggiunta di una, seppur piccolissima, percentuale di guadagno. E, così, può tornare a concedere mutui con poche o nulle garanzie.
Z, da parte sua, trasforma il credito in titoli ed in obbligazioni che immette nelle piazze finanziarie. Laddove vengono commerciati; entrano nel portafogli clienti delle banche; sono consigliati ai sottoscrittori di fondi pensioni o d’investimento.
La scalata all’albero della cuccagna avrebbe potuto continuare se non fosse stato per il fatto che, dopo i minimi post 11 Settembre,
Questo, insieme alla perdita del potere d’acquisto dei salari, ha determinato il combinato disposto che ha reso insolvibili i beneficiari dei mutui. Che, a fronte di minori entrate, si sono ritrovati nell’ impossibilità di pagare le rate dei mutui a tasso variabile.
Poi, la storia è nota.
Dal pozzo di san Patrizio della moltiplicazione dei bonds e dei mutui è affiorata la bolla che, nell’imminenza dello scoppio, ha innescato, negli operatori dei circuiti finanziari, la frenesia del ballo di San Vito.
El condor pasa
Prima o dopo, Benedetto XVI mi convincerà che esiste il diavolo. E che vive e lotta dentro l’involucro umano del vicario divino.
Eh, sì; fin dal suo primo apparire, nell’Aprile 2005, quel ghignetto persistente e tenace m’era parso uno spioncino attraverso il quale, di belzebù, spesso, sarebbe apparsa la coda.
Si parte col relativismo che, come coda, aveva la supremazia religiosa; si continua con l’unicità della vita umana ma c’è lo stop alle staminali ed all’ inseminazione artificiale; si ritorna al relativismo per azzeccarci il niet alle unioni civili.
Un capolavoro la riesumazione di un imperatore bizantino che, due secoli dopo le crociate, chiedeva ad un musulmano ragione della violenza insita nella predicazione dell’Islam.
Si era alla vigilia della visita pastorale in Turchia e spiegazioni e precisazioni non riuscirono ad arginare proteste e violente manifestazioni di piazza.
Insomma, voluta o subita, i discorsi del Vescovo di Roma hanno sempre una coda.
Le cronache ferragostane, quest’anno, erano erano egemonizzate dallo scandalo dei giocattoli killers prodotti in Cina per conto della Mattel. Dentro c’era un po’ di tutto. Fra controlli mancati, delocalizzazioni, sfruttamento della forza lavoro, ricerca ossessiva di guadagno, ne è uscito fuori un bello spaccato della moderna economia globalizzata.
Il 15 Agosto, festa dell’Assunta, papa Ratzinger ha detto la messa a Castelgandolfo.
L’omelia è stata dedicata alla solita elegia dell’amore che, per l’occasione, risultava più forte dell’odio e dell’egoismo anche in un mondo, come quello attuale, in cui domina “l’ideologia materialista del consumo e del divertimento”.
Per esplicitare l’assunto e dare un volto “all’ideologia materialista del consumo” il papa cólto, dalla tiara, ha estratto l’immagine terribile del dragone rosso dell’apocalisse.
Simbolo di violenza, ‘sto cacchio di dragone, nel secolo scorso, ha prestato la sua forza devastante ai regimi nazisti e comunisti. Per l’epoca attuale, B16 è rimasto nell’indistinto e nel vago.
E’ evidente, però, che, “dragone”, “rosso”, se non è Cina, son cinesi pittati.
Sarà perché, a differenza dell’imperatore bizantino, il dragone vola alto, sarà perché i cinesi son diventati più menefreghisti dei capitalisti nostrani, la cosa non ha avuto code polemiche.
Tuttavia, gironzolando sul web, tu vedi un po’ in cosa imbatteimi:
http://www.koinexpo.com/scheda.html?id=3711&lingua=1&id_espositore=435.
Niente di cui meravigliarsi perché, da secoli, il dodicesimo comandamento recita “fate quel che dico e non fate quel che faccio”.
Classifighe
Ed, ieri, ci si è messo pure il cardinal Bertone che, aprendo il convegno dei ciellini, da Rimini, ha detto che, sì, le tasse bisogna pur pagarle. “ Secondo leggi giuste nel destinare i proventi di esse a opere giuste e all'aiuto ai più poveri e ai più deboli.”. Parole sante.
E giuste quel tanto che è bastato perchè, tutti, le interpretassero come meglio loro pareva.
Da anni, nei mesi estivi, U. Bossi, ci ha abituati ai discorsi della canottiera.
L’anno scorso, era convalescente e niente must. Quest’anno, sta meglio ed, in scaletta, ha messo il cosiddetto sciopero fiscale che un gruppo di esperti, coordinati da G. Tremonti, starebbe studiando nella solita baita di Lorenzago. Non dovrebbe essere uno sciopero vero e proprio ma uno storno a favore delle regioni.
Per completare l’opera, sono stati diffusi i dati relativi alla pressione tributaria, elaborati dalla Cgia di Mestre.
Con più di 2.000 Euro. per abitante, al primo posto c’è Milano; a Roma se ne pagano circa 1800, la media nazionale è sui 1400 per abitante, all’ultimo posto c’è Enna con 600 € pro capite.
Quand’ero soldato, spesso, la sera, capitava di non avere abbastanza grana neanche per andare a prendere un caffè al’osteria del milite.
Dopo cena, allora, si bighellonava attorno alla caserma. Gira e rigira, dopo un pò, si finiva col ritrovarsi all’ombra del tiglio secolare, al centro del cortile.
L’unica cosa che ci accomunava era l’età. Per il resto, estrazione sociale, cultura personale, provenienza geografica, eravamo un bell’assortimento di italica gens.
Pene d’amore e sport erano i discorsi più gettonati; qualche volta, con cautela, si parlava di politica e pure di tasse.
Quella sera di Giugno, sotto il tiglio eravamo una quindicina.
Come al solito, la parte del leone la faceva il milanese che, nella circostanza, era più incazzato del solito a causa di un 48 che, stranamente, non gli era stato accordato.
Se ne uscì con una veemente tiritera alla fine della quale, volendo zittirci, ebbe a tirar fuori i 740 di famiglia. Quest’anno, non lavoro, eppure mio padre, mia madre, mia sorella, mettendo insieme i contributi versati, si arriva a pagare più di 30 milioni in tasse.
Seduto sul cordolo in cemento che, attorno al tiglio, fungeva contemporaneamente da aiuola e da panchina, il potentino taciturno lo guardò dal basso in alto ed, uhmm, replicò.
Mio padre è stagionale, mia madre casalinga, ho un fratello handicappato; il nostro sogno proibito?
Pagare miliardi di tasse!
Scud’etto
Emerson? Non va!
Resta a Madrid e, col solo Pato, contro l’Inter dei corazzieri, saran dolori. Comunque, se, a Febbraio, avremo abbastanza punti di vantaggio, De Laurentis gli presta Hamsik e non se ne parla più.
Nell’era dei brands, quella in cui, prima ti cerchi il logo trendy e, poi, decidi se la maglietta ti piace, ti sta bene e se la stoffa è quella giusta, ogni scudetto ha il suo fascino. Figuriamoci uno scudo.
Unico, quello della DC.
Kyte shield bianco rossocrocrociato in campo circolare azzurro; sull’asse orizzontale della croce “libertas”.
Dicono che, dalla sua presenza su manifesti e schede elettorali, i democristiani abbiano ricavato più voti che da cento discorsi di De Gasperi.
Fino al fatal 1994, quando
Lo scudo restò nella disponibilità del PPi ma fu appeso al chiodo.
Nel Gennaio 1995, il Partito Popolare si divise e lo scudo finì in tribunale. Laddove si perse nel dedalo delle aule giudiziarie e nei meandri degli archivi.
Di tanto in tanto è riapparso ma solo come pietra di paragone per stabilire la minore o maggiore rispondenza degli scudetti dei partitini eredi della DC allo scudo originario.
Insomma; un Graal con più imitazioni di un gadget firmato adocchiato da una squadra di cinesi clandestini.
La sacra reliquia, si sa, richiede un Percival che la ritrovi e la restituisca alla sua funzione originaria di colletrice di voti.
Ed infatti; sembra che il cavaliere, impegnato a rafforzare la sua squadra in vista degli scontri autunnali, abbia ritrovato lo scudo dei miracoli che, al momento, è proprietà di G. Pizza, segretario del minuscolo Partito della Democrazia Cristiana.
Trattative per la cessione sono state intavolate. Ancora pendenti sono, però, dei ricorsi in tribunale ed, anche, delle corse al centro di gruppi di ex dc che vorrebbero ritrovarsi uniti al riparo dello scudo della discordia.
Insomma, allo scudetto, meglio metterci una croce sopra perchè c'è solo la corsa per il secondo posto alle spalle del Napoli di Hamsik e Montervino.
C'è da pregare, quindi, perchè l'unico che ha il titolo di cavaliere possa impadronirsi dello scudo sacro.
Che, aggiunto allo spadone di Alberto da Giussano, permetterà al prescelto, non solo,di impedire la ricostituzione del partito democristiano ma, anche, di diffidare gli odiati cugini nerazzurri dall'indossare quella orrenda maglietta biancocrociata esibita nelle partite precampionato.
Trade menti
Tutto cominciò con G. Tremonti e L.Grillo, ma non li denunciò.
Poi, venne Bossi ma fu colpa della magistratura. Fulmini e saette, rospo e traditore, fu il turno di Dini. Non ne appoggiò il governo ma F. Mancuso, alla giustizia, lavorava per lui. Frattini e Cabras, in fine di legislatura, passarono nelle sue file.
Perse le lezioni del ’96 ma il Prodi1 cadde per il voto di un deputato siciliano. Che era del Polo, passò all’Ulivo ma, alla vigilia del voto, ripassò al Polo.
Mastella, detto premio di maggioranza, lo lasciò per appoggiare D’Alema.
Nel 2001, vinse le elezioni e, solo in fine di legislatura, Follini osò tradirlo.
Perse le elezioni di Aprile 2006 per 25.000 voti a causa il tradimento degli scrutatori. Dall’anno scorso i senatori a vita, in continuazione, tradiscono, la fiducia degli elettori.
Concludendo, includendo nel novero quelli della consorte nei suoi confronti e quelli suoi nei confronti di Veronica, la vita di S. Berlusconi è tempestata di tradimenti.
Con la costante che, se è lui ad essere tradito, son lai; se è lui che tradisce, lazzi, frizzi e spruzzi di champagne.
Ora, il governo, al senato, è appeso a qualche voto di maggioranza, e qualche tradimento cadrebbe proprio a fagiolo.
Ed è da quel dì, da quando Prodi si è insidiato a P.zzo Chigi, che è cominciata la stagione dei corteggiamenti incrociati.
Quante se ne sentono!
So il nome ma, finché non è fatta, non lo dico. E sembra che Bonino e Dini… De Gregorio è tornato all’ovile….Pallaro si abbocca…..
Bazzecole!
Perché sembra che i tradimenti possibili e probabili trasformeranno il prossimo autunno in una torrida estate.
Non dorme più sotto lo stesso tetto ma Casini e la sua troupe da mò che è in odore di lasciare definitivamente
C’è la partita sulla riforma del welfare.
Il 20 Ottobre sono previsti cortei pro e contro la legge 30 e la riforma delle pensioni.
Ed allora ci sarà la conta di quanti prendono e quanti lasciano.
Bah; ed, a noi, che ci frega?
Non sono anni che, di fatto, siamo divorziati?
Contraddittorio
Più di una staccata delle sue alla Coppice di Donington, il direttore, al motociclista, il pistolotto gliel’ha tirato. Lungo.
Che, poi, io sò d’accordo.
Perché, e insomma, V. Rossi, in televisione, a dire che è un bravo ragazzo, che risiede dove risiede, abita dove abita, non si dedica all’evasione fiscale e manco alla Canalis (sic!), non ci doveva andare, no.
Con un manufatto audiovisivo registrato chissà dove, poi?. E chi si crede di essere, Silvio Bin Laden?
Stasera, E. Fede, al Valentino, gliel’ha messa giù dura perché, certo, anche lui è giornalista e avrebbe mandato in onda la cassetta ma in presenza di un contradditorio valido.
Berruti, Previti, o l’avv. Ghedini, per esempio. Che gli ricordassero, al doctor, che evadere le tasse non sta bene.
Roba da scurdammoce ’o passato e baciarlo in supplenza delle gnocche che, semel in anno, devono pur buttarsi a mare.
Poi, arriviamo a Zervò, sull’appennino calabro.
Dove, nella giornata ferragostana, con tanto di funzione religiosa, seminari ed escursioni al seguito, si teneva un raduno della comunità “Incontro” di don Gelmini.
Il don, è stato detto in lungo ed in largo, anche se non di natura fiscale, i suoi guai con la giustizia li ha. Intervistato, è stato lui stesso a ricordarlo.
Ha pure detto che, lui, è tranquillo, non molla e non si abbatte. E che i suoi ragazzi li ama e, perciò, non li lascia.
Al DG day, una rappresentanza calabra di F.I. e, per A.N., M. Gasparri.
Che si è detto felice e contento di poter respirare aria pulita, essere presente ad una giornata di pace e serenità.
Ha concluso: “Il tempo è galantuomo, alla fine della corsa, la verità trionferà.
In contradditorio, naturalmente.
Hammaz
IDF kills
(By Amos Harel and Yoav Stern Haaretz 15/8/2007)
“At least six Palestinians, including three Hamas militants and the 70-year-old mother of one of them, were killed and at least 20 were hurt in an IDF operation in the Khan Yunis area of central
E’ la cronaca di quello che, ieri, succedeva nella Striscia di Gaza proprio nelle ore in cui il premier israeliano Olmert si intratteneva a telefono col suo omologo italiano, Prodi, a proposito di una frase da quest’ultimo pronunciata nel corso di un convegno di studi.
L’operazione, una delle tante, lanciata dall’esercito di Tel Aviv
“………took place some two kilometers inside Palestinian territory, was one of several dozen aimed at arresting suspects and attempting to foil attacks that use underground tunnels or explosives placed near the
In pratica, stavolta, azione mirata ad arrestare sospetti di terrorismo ed a prevenire attacchi contro il territorio israeliano con razzi artigianali Qassam.
Lanci che, al momento, non c'erano.
Usata ed abusata dallo Stato di Israele, non è questa una pratica da terroristi?
Il cane volante
Muso furbo e sguardo impertinente, la foto segnaletica diramata dai tg lo mostrava in braccio al padrone. Che, bau bau, attraverso l’oblò del boeing
Avvertiti stewards e hostess che, a loro volta, avvertono il comandante occupato nella fase di rullio prima del decollo.
L’aereo si arresta; si scende in pista e ci si accorge che il portello del vano bagagli è aperto.
E' accaduto un paio di giorni fa.
Sulla dinamica della vicenda sono stati stilati 2 o 3 rapporti. Tutti diversi e nessuno dei quali corrispondenti alla versione del proprietario del cagnetto. Rimane il fatto che la corsa del volpino ha impedito che l’aereo decollasse con il vano bagagli aperti.
Bagagli?
E’ da più di un mese che, smarriti, ritrovati, non recapitati, dispersi, messi all'asta, si è dipanata una tragicomica epopea che fatto esclamare l’universo mondo che gli Aeroporti di Roma sono gestiti da cani.
Magari!
Dis’astri
Se non ho aspettato che scorresse la pubblicità per godermi il servizio sulla Bellucci, vuol dire che seguo il tg4 non per le gnocche ma per le gags. Che, anche a ferragosto, il direttore Fede riesce a mettere su, nonostante tutti i politici siano in vacanza.
Le prepara sapientemente.
Il servizio sul sindaco modello di F.I. che dirige la stazione balneare; una carrellata di casalinghe e dame bene che non ce la fanno più ad arrivare a fine mese; artigiani e commercianti che chiudono l’attività; dichiarazioni di Prodi: “a Settembre, resto”, dichiarazioni di Berlusconi: “a Settembre; ritorno”; sondaggio di mezza sera che dà il cdx al 70%; apoteosi, foto e telefono amplificato, l’ospite.
Stasera, buona sera, direttore; buonasera, direttore, c’era P. Buonaiuti, il coordinatore di F.I.
E si comincia con la gag number one.
- La gente si sta accorgendo dell’errore fatto e non ne può più; non ne può più la gente che si è accorta dell’errore; l’errore, la gente si è accorta… ; accorgendo si sta…
- Sì, direttore, mi fermano anche al caffè e mi pregano di fare qualcosa per fermare questo governo. Io rispondo che ci opponiamo, resistiamo, spingiamo, manifestiamo. Loro, dovete fare qualcosa. Ma più di quello che stiamo facendo? Per fortuna siamo in un paese democratico…
E meno male.
Gag number two:
- La sinistra radicale ha detto che, a Settembre, non farà sconti…..
- Sono attaccati a due voti ed ai senatori a vita; dovrebbero lasciare perché non ce la fanno, non sono coesi. Ma sono abbarbicati alle poltrone, assetati di potere.
Loro.
Gag number three:
- Eh, sì; hanno gia fatto troppi danni; ci può parlare dei disastri?
- I sondaggi danno 3/4 del favore a noi, ed 1/4 a loro.
Testuale!
Petrolio di guerra.
Tralci e pampini di vite finemente istoriati erano uno degli ornamenti grafici cui gli amanuensi più frequentemente ricorrevano per ingentilire la prima lettera del tomo che si accingevano a ricopiare.
La consuetudine ed il termine hanno conosciuto diverse vicissitudini. Ancora oggi, in alcuni libri di pregio, la prima lettera viene rappresentata delle sorta.
Ai nostri giorni, il termine “vignetta” è passato ad indicare quel disegno grafico che, corredato da un motto di spirito, ingentilisce la prima pagina di ogni quotidiano che si rispetti.
Di essa si dice che dà la possibilità di rappresentare, in modo succinto ed immediato, una opinione, un pensiero. Che, per essere espresso efficacemente, un opinionista avrebbe bisogno di una carrellata di parole.
A mezzogiorno di ieri, la fine de la matinée di rai3, come ospite, aveva il celebre vignettista siciliano Vauro.
Non avendo a disposizione carta ed inchiostro di china di cui, sempre, arrivava fornito quand’era ospite di M.Santoro, si è esibito in una vignetta parlata.
Caustica e devastante quanto quelle che, 6 giorni la settimana, si trovano sulla prima de “il manifesto”.
A M. Mirabella, che gli poneva domande in proposito, ha replicato.
"Prodi si dice preoccupato e vuol intervenire per calmierare il prezzo dei carburanti.
Il petrolio rincara fortemente quando c’è la guerra. In Afghanistan ed in Iraq, ci sono delle guerre. Ma non si può intervenire perché quelle sono guerre umanitarie."
Quattro schizzi, ed una macchia.
Bomba
Il termine, da solo e senza aggettivazioni, indica quella per eccellenza: la bomba atomica.
Il 6 Agosto 1945, il bombardiere B29, Enola Gay, sganciò la prima atomica sulla città giapponese di Hiroshima.
La chiamarono "Little Boy". Tre giorni dopo, ne fu sganciata una seconda, Fat Man, su Nagasaky.
I morti stimati, fra 200.000 e 250.000.
Sì, ma furono solo quelli morti nell' immediatezza dell'esplosione. Molti altri, come conseguenza delle radiazioni, seguirono negli anni a venire.
Doveva essere un terribile monito per l'umanità.
Se la costruzione di armi simili, sempre più potenti e sempre più sofisticate, da allora, è continuata senza soste, vuol dire che, dal tragico episodio, non si è imparato molto.
Repetita juvant?
La prova privato.
Mò, me lo devo leggere per bene perché non voglio fare brutte figure.
Già mi trovo in difficoltà con le offerte speciali di tortellini e gnocchi. Non posso presentarmi alla cassiera della Conad col ritaglio dell’articolo de l’Espresso da esibirle nel caso non volesse ricaricarmi il telefonino con il resto della spesa.
Per la miseria! Già, per passare dalla voda alla wind, ho dovuto portare i documenti da Gaetano. Che mi ha spiegato che, sì, era vero, conservo il numero però perdo il traffico.
Ho provato ad obiettare che, perfino col cambio di residenza, è l’impiegato del comune che lasci che trasmette i dati al collega che trovi. E nell’operazione, mica ci perdi i beni!?!
Ti conviene telefonare al telefono azzurro, mi ha detto. Così, non risolvi comunque, però consumi il traffico residuo e lasci un tiè alla voda.
Comunque è meglio dell’anno scorso.
Ti davano lo sconto sul telefonino, il bonus di traffico, sì, ma ti perdevi il numero e dovevi affrettarti a cambiarlo a tutti i tuoi contatti.
E le visite, e le telefonate di gentilissime operatrici, pagate a cottimo, che ti spiegano, calcoli alla mano, la convenienza del proprio piano tariffario rispetto a quello della concorrenza. Se, poi, da un tim telefoni ad un tim è una cosa, se telefoni ad un altro è un’altra. E gli sms? Se ci dai 5 Euro, essemmesse gratis verso voda, mezza tariffa verso wind.
E’ una guerra. E tocca stare doppiamente all’erta perché, a differenza delle guerre normali, il nemico non si sa mica chi è.
Abbiamo un ministero delle comunicazioni, hanno istituito una costosa authorithy delle telecomunicazioni. Eppure, per denunciare lo scandalo delle royalties sulle ricariche, c’è voluto un ragazzo.
Che, in proprio, ha dovuto raccogliere 800.000 firmeper una petizione alla commissione europea. Le compagnie, per vanificare la mossa, hanno subito trovato la contromossa.
Di che sto parlando?
Della possibilità di parlare, appunto. All’amico, ai parenti, all’azienda, all’ufficio….. Che me ne frega a me di wind, voda, omnitel, tim?
Con e per le quali, e la pubblicità, ed i piani tariffari, e gli sconti, e le offerte speciali, io come tanti altri, le compagnie stesse quando si fanno la guerra o non fanno accordi di cartello, spendo un sacco di tempo.
Per cosa?
Per andare alla ricerca del modo più conveniente, sempre cangiante, mai definito, per comunicare con chi mi interessa?
Ma, nel paese del fantacalcio, delle statistiche su goals segnati o mancati, le percentuali di shares sull’audience, si è fatto mai uno studio serio sulla quantità di ore che si spendono per risparmiare(?) pochi cents su una telefonata? Ed è sicuro che, nel conto del dare e dell'avere, la risultante sia un attivo? E per chi?
Sono le compagnie telefoniche che lavorano per noi, o non, piuttosto, noi per le compagnie?
Bah; mi sa che il privato, di qualcosa, mi ha privato.
Nel mezzo del cammin di nostra vita..
...qualcosa non andava e me n’ero già accorto con
Quando, ieratico e rapito, lo vidi recitare Dante, mi chiesi come era possibile passare dall’inseguimento della sgnacchera di Raffa alla statica contemplazione della divinità? Paradiso, poi?
Nell’occasione tutti dissero che R. Benigni si era elevato al di sopra delle umane miserie; che aveva superato gli steccati ideologici; che la sua arte era diventata universale.
Sì, vabbé; ma, a me,un bel giudizio universale con i cinesi da una parte e G. Ferrara dall’altra, un Berlusconi che, per entrare Paradiso, si ingegna ad eludere l’onestà di Pietro, sarà perché tutto concentrato e compresso dalla mia parte, mi faceva ridere di più. E l’elenco completo dei lemmi esistenti per indicare l’origine maschile e femminile del piacere e della vita? E Benigni e Biagi in concert? Mitico.
Poi, che si vuole?
Doverne dividere la verve con quelli di là; l’idea di divertirsi assieme a quelli di cui mi piace ridere, m’ha sempre intristito un po’.
Sò artisti, mi dissi.
Ieri sera, nel bel mezzo del tg di Italia1, tutta raggiante, la giornalina di mezza sera mi annuncia che, a Telese, all’annuale festa di mezz’ autunno dell’Udeur di Mastella, come ospite d’onore, ci sarà R. Benigni.
Che annata!
Adesso c’è solo da aspettare e sperare che, sul palco all’ombra del campanile, non ci sia una riedizione della celebre scena della presa in braccio di Enrico. Sarebbe una presa per il culo atroce!
Nel caso, vista la stazza, ce la farà Roberto a prendere in braccio Clemente? O Clemente, clemente, sarà felice di prendere in braccio Roberto?
Nell’un caso e nell’altro, spero che un paio di assi del palco si rompano a metà.
Non di botto, non di netto, ma abbastanza da farli scivolare, dolcemente abbracciati, sotto il palco.
Così, tanto per inframmezzare alla tristezza una risata.
Il delitto di Gogne.
" C'è un'indagine in corso fatta apposta per accertare la verità. Non capisco perchè siano state diffuse queste notizie......è una gogna mediatica". Televideo Mediaset del 4/8/2007 pg. 115.)
E’ une delle prime dichiarazioni di don Gelmini dopo che “
Interviste a gogo. A questa prima, ne sono seguite altre sul perdono e sull’accettazione del martirio in atto e sulle virtù teologali.
La monotonia dei bollettini buonisti, è stata rotta dalla denuncia dell’esistenza di una loggia radical chic che, spalleggiata da magistrati anticlericali, starebbe dietro la diffusione di notizie coperte da segreto.
Come in tante vicende analoghe, al seguito del protagonista, il mondo della politica e dell’informazione si è attivato.
Non c’è giornale che sia disponibile a sposare la tesi della colpevolezza; non c’è politico che non abbia manifestato la propria solidarietà al prete antidroga, eppure, si è messa in atto una gogna mediatica.
Nei confronti di chi?
A. Merluzzi vede don Gelmini salire la via del Calvario; dalla spiaggia, D. Santanché vede un altro passo sulla via della santificazione; a Zervò, sull’Aspromonte, M. Gasparri, il 15 Agosto, indirà il DG (don Gelmini) day……..
E allora?
La vicenda è lontana dall’essere chiarita ma c’è già chi, con tutta evidenza, è stato processato e condannato.
E cioè? Gli unici che, per definizione, lavorano nelle aule giudiziarie e non possono celebrare processi o approntare gogne in radio, alla televisione o sui giornali.
No tizio
- Ho tre notizie; una buona, una cattiva, una così così. Da quale vogliamo cominciare?
- Da quella buona.
- Gli hanno dato la soddisfazione di essere lui stesso a farlo, ma C. Previti si è dimesso, e non fa più parte del Parlamento.
- Quella così così?
- Gli subentrerà un neo senatore di F. I. Che avrà uno stipendio e maturerà la pensione da parlamentare.
- E quella cattiva?
- Lo prevede il regolamento interno, Cesarone continuerà a ricevere lo stipendio. E, a fine legislatura, se non lo ricandidano, toccherà pagargli pure la pensione.
Guerra di lavoro
Ed, ieri, è toccato al rumeno. Che, tocca dire, deve essere stato pure fortunato se l’hanno ritrovato, cadavere, là dove è morto. Non sempre succede.
Ieri l’altro,
Al momento, la media di 4 morti sul luogo di lavoro per settimana è stata, di già, raggiunta. E, con l’edilizia o l’imprenditoria nera che non conosce fine settimana o vacanze, può essere implementata.
Pensioni, deficit/pil, tasse, tassi di crescita, di sviluppo. ogni volta che se ne parla, col fine di rafforzare le proprie tesi, gli esperti usano sciorinare una quantità di dati. Le cifre, le percentuali, i rapporti si sprecano; i numeri non coincidono mai.
In questo particolare settore, anche con dovizia di particolari, spesso corredata da cifre assolute e percentuali, la notizia del fatto tragico viene data.
Dura lo spazio di un mattino, la sera stessa le viene dato minor rilievo, il giorno seguente è scomparsa dall’agenda, sempre piena, dell’informazione.
E, con essa, scompaiono i numeri correlati.
Se non hai modo di accattarti ‘ o libbro, o tempo per una ricerchina su ghughelle, per farti un’idea, devi stare attento a quando, come corollario dei servizi sugli incidenti, le cifre, i numeri passano sui media che vanno per la maggiore.
Ascoltando la radio, a me, la “fortuna” è capitata una settimana fa.
Un ricercatore operava un semplice raffronto.
Da Ottobre 2001, inizio della guerra al terrore, fino al Giugno 2007, i morti americani nelle operazioni belliche in Iraq, sono circa 3.600.
Nello stesso periodo, con una media di 1.200/1300 all’anno, i morti sul lavoro, in Italia, sono circa 5.500. Un terzo in più dei caduti della US Army.
Una signora guerra.
Pur con l’ eccezione del recente appello del presidente Napolitano, una guerra dimenticata?
Considerato lo stillicidio continuo, una guerra a bassa intensità?
Vista la singolarità dei luoghi o dei rapporti di dipendenza, una guerra asimmetrica?
E’ difficile che le recenti misure varate dal governo possano trasformarla in una guerra preventiva.
Ci vorrebbero più controlli. Medaglie?
Quelle meglio riservarle ai contractors. Che, di lavoro, fanno la guerra.
Fisco per l’infanzia
‘mmmazza; se era incazzato!
Il mitico, l’imperturbabile, il divo, l’ineffabile, l’immarcescibile, l’intramontabile, etc. etc., G. Andreotti, ieri, in fase di dichiarazioni di voto di fiducia, posta da Prodi sul ddl per la destinazione dell’extragettito fiscale 2007, il famoso tesoretto, ha detto no.
A differenza di qualche giorno prima, quando il suo voto era stato determinante per evitare al governo di andare sotto sul ddl di riforma del sistema giudiziario, stavolta, il senatore a vita dichiarva che avrebbe votato un no, secco.
E mica perché non fosse d’accordo sulla destinazione dei 4 miliardi di Euro che il governo si era, inaspettatamente, ritrovato in cassa.
Avrebbe votato no a causa dell’ignoranza di Prodi a proposito dell’insegnamento della Chiesa. Che, a suo dire, non è affatto elusivo in fatto di evasione fiscale.
“Adesso è tardi ma, la prossima volta, porterò, e chiederò che siano accluse agli atti, le pagine del catechismo nelle quali sono espressamente menzionate e condannate le truffe ai danni del fisco”.
Il catechismo?
Tax Dei
Raccontano le storie che, a coloro che gli facevano notare che la sua politica era invisa al Papa, Josif Vissarionovič Džugašvili detto Stalin usasse chiedere: “Quante divisioni ha il Vaticano?”
Da noi, 80annidopo, appena avuta la conferma dell’elezione di Ratzinger al soglio di Pietro, già si sapeva che sarebbe rifiorito il dibattito sull’interventismo della Santa Sede.
Inseminazione artificiale, nuovo diritto di famiglia; sui temi cosiddetti etici l’offensiva è stata ed è massiccia. Ad ogni tornata, le polemiche sono vibranti e frequenti.
Ha diritto il successore di Pietro di dire a Cesare come deve legiferare?
C'è chi dice sì; C'è chi chi dice no.
Il dibattito, con l'occasione data, si ravviva e si riaccende; Ratzinger e le sue divisioni vescovili vanno avanti.
Durante uno dei soliti incontri estivi, il prof. Prodi, dopo aver fatto mestamente notare che, in Italia, i contribuenti con un reddito dichiarato superiore ai 100.000 Euro sono pochissimi, ha avuto una pensata da prete.
Più candido di un reggiano, come mai, si è chiesto il prof., il peccato di evasione ed elusione fiscale è così poco attenzionato dalla Chiesa?
Per certa politica, in occasioni simili, non dire la propria è altamente sconsigliato.
A ruoli invertiti, quelli che usano dire che il Papa può e deve parlare hanno detto che Il Presidente del Consiglio non può e non deve parlare. Nè al Papa è, per ragioni opposte, manco ai comunisti.
“ E' assurdo che il presidente del Consiglio spieghi alla Chiesa cosa deve dire. E' una concezione quasi proprietaria della Chiesa”.
Ha detto il leader CDU, P. F. Casini, che, tutti sanno, ha le sue priorità. La mattina, prima di andare a Montecitorio, passa dalla Sistina.
Dop il primo momento di gelo,
Ha parlato mons. B. Forte che, concludendo un’erudita lettera aperta pubblicata sul Corsera, così si è pronunciato:
”Se
E Prodi che ha detto?
"Voi che li avete così vicini dateci un mano affinché non sfuggano!"
Pax Dei.
Orologi fermi
Mi ero laureato da poco;
Ci si alzava tardi la mattina; si preparavano i tavoli ascoltando
Quando c’erano delle news from our correspondent in Rome, per ascoltare meglio, si correva tutti attorno alla station. Che nient'altro era se non una capace e massiccia credenza.
Quella mattina, alle 12.00, Greenwich time di quel 2 Agosto 1980, rimanemmo gelati.
Nel tardo pomeriggio, alla tele, gente coperta di polvere che si aggirava come zombies tra le macerie; i primi soccorritori che trasportavano a braccia i feriti; l’urlo delle sirene. E quell’orologio fermo alle 10, 25.
Alla stazione ferroviaria di Bologna: 85 morti e 200 feriti.
3 mesi e mezzo dopo; ero stato promosso chef de gare.
La domenica sera, il restaurant era chiuso; alle 19, 37 ascoltavo i commenti ai risultati di calcio dalla radio italiana. Le prime immagini, alla tele, furono trasmesse lunedì mattina.
Stessa polvere, stessa gente disperata, stessi soccorritori. E stesso orologio, fermo però alle 19.37. Fra 4 e 5.000 morti; era il terremoto del 23 Novembre nella mia Irpinia.
Ma, qui, il colpevole, oltre l'ora, mostrò la faccia.
Forza***Iraq
Il 14 Luglio del 1948, mentre usciva da Montecitorio, P. Togliatti, allora segretario del PCI, rimase ferito da 3 colpi di rivoltella sparategli contro da uno studente universitario.
Non appena si diffuse la notizia, in numerose città italiane, ci furono manifestazioni e scoppiarono violenti tafferugli con morti e feriti. Nel clima politico teso del dopoguerra, il gesto criminale rischiava di far piombare l’Italia in una cruenta guerra civile.
In quegli stessi giorni, in Francia, la squadra nazionale di ciclismo, era impegnata nel tour. Les italiens erano abbastanza staccati in classifica. Avendo ricevuto notizie dell’attentato e dei disordini di piazza, alla partenza del giorno dopo, avevano deciso di ritirarsi.
Raccontano le cronache politiche e sportive che Il capo del governo, A. De Gasperi, e Papa PioXII, telefonassero all’indimenticato G. Bartali raccomandandogli di vincere.
Ed, il 15 di Luglio, il grande ciclista toscano sull’ Izoard sbaragliò gli avversari. Diffusa dalle onde della radio, l’impresa ebbe il potere di calmare gli animi. Nei giorni successivi, Ginetttaccio completò l’opera ed, a Parigi, si presentò con diversi minuti di vantaggio sul francese Bobet.
Devo dire la verità?
L’episodio che viene citato come il massimo esempio del potere unificante dell’ impresa sportiva, pari pari, mi è tornato, in mente, a metà della scorsa settimana. Quando ho saputo che la nazionale di calcio irakena, a Ryad, avrebbe conteso la coppa d’Asia alla squadra dei Sauditi.
Caspita, mi son detto, peccato non avere a portata di mano un allibratore!
Avrei puntato anche qualcosa di più dello stipendio sulla vittoria degli irakeni. Ed infatti.
Non sono perfidamente contento di averla azzeccata. Se mi dicessero che la telefonata agli irakeni (ed anche ai sauditi) è partita dal cell dell’amico arabo di L. Moggi, sarei veramente felice di ricaricargli il telefonino.
Con tutto quello che la stampa, quotidianamente, è costretta a riferirci delle cronache irakene, per una volta, anche se per un episodio effimero, è bene che, magari con un’esagerazione pelosa, ci faccia vedere volti allegri e gente esultante.
Non perché hanno impiccato Saddam o hanno trucidato la pattuglia yankee, ma perché una palla ha sfondato la porta di quegli stronzi di sauditi.