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Lavavetri d’ordinanza.
Ma come, dico io; l’hai vista o no com’è scintillante la mia Saxo 1.1!?!
Che cacchio stai a fa cò ‘sta scopetta?!?
Sono appena uscito dal lavaggio dell’ipercoop; 16 E! E m’è pure capitata l’ asciugavetri sbagliata perché quella giusta, la z…., quando vede una BMW o una Mercedes ti pianta in asso e passa oltre…
Solo pensato, neanche detto.
Perché, quando mi sono accorto che Ahmadou mi aveva preso alle spalle, era troppo tardi. La spugna con l’acqua saponata aveva, di già, incquacchiato il lunotto posteriore ed, a questo punto, l’esperienza sconsigliava di provarsi a fermarlo.
Primo, perchè avrebbe fatto finto di non sentire. E quand’anche?
Il finto tonto si sarebbe preso esattamente il tempo necessario a completare l’opera prima di smetterla di fingere di non capire. Ultimo, ma non ultimo, nella logica di riduzione del danno, meglio lasciargli asportare l’acqua saponata.
In casi del genere, purtroppo, tocca abbandonare la prima linea del fronte e, giù il finestrino, pronto il fiorino, quando il beduino sta per passare al parabrezza anteriore, con un’occhiata di ghiaccio, lo arresti e, tieni; lascia stare, con un vabbenecosì rafforzato da un gesto netto della mano, pareggi almeno la partita
M’è successo all’inizio di Giugno.
A me!?! Che, dell’arte di evitare piccioni nei posti sbagliati dei parcheggi e lavavetri ai semafori, ne avevo fatto un’arte!?!
Che umiliazione. Comunque, m’ero detto, un gol subito non vuol dire partita persa e campionato concluso.
Adesso, però, le cose si sono ingarbugliate ed, a causa di un fattore esterno, rischio di vincere il mio personale campionato a braccio di ferro coi lavavetri, per squalifica dell’ avversario; a tavolino.
Infatti, una recente ordinanza dell’attuale sindaco di Firenze, Dominici, prevede fermo, multa ed arresto per i compagni di squadra di Ahmadou. Una norma simile era già stata prodotta dal sindaco di Bologna, S. Cofferati, ma era rimasta, inapplicata, sulla carta.
Stavolta, però, sembra che si faccia sul serio perché l’iniziativa ha superato la stretta cerchia delle mura fiorentine ed ha innescato un ampio dibattito nel mondo della politica.
Scontati i commenti di Leganord ed A.N. che, ridacchiando sotto i baffi, hanno sottolineato il ritardo della sinistra nell’attestarsi su posizioni che, ai due partiti, da sempre, sono connaturate.
Il sindaco di Roma nonché leader annunciato del nascente PD, W. Veltroni, alfiere del federalismo alla romana, ha detto che la serietà del problema richiede un’armonizzazione delle norme a livello nazionale.
Come in un gioco delle parti, gli ha risposto il ministro dell’interno, Amato, che ha preannunciato uno studio serio del problema e l’emanazione di normative ad hoc valide su tutto il territorio nazionale.
Come se già non ci fossero!
In effetti, il T.U. di Pubblica Sicurezza, di già, prevede i reati di accattonaggio e di riduzione in schiavitù. E , nel caso ricorrano violenze e minacce, quelli di rapina ed estorsione. Ed allora?
Perché emanare un’ordinanza che prevede il fermo ed una pena detentiva di 3 mesi per coloro che, in prossimità dei semafori cittadini, dovessero essere sorpresi ad esercitare l’attività di lavavetri?
E se ad esercitare l’attività fosse un minore ridotto in stato di schiavitù?
L’obiettivo del’ordinanza qual è? Quello di combattere il racket dei lavavetri? E non sarebbe meglio tenere d’occhio i pesci piccoli, distinguere caso per caso e, per loro tramite, risalire ai pesci grossi?
Troppo complicato?
Oppure, essendo più complicato restituire ai loro compiti originari una massa di vigili urbani che, di sicuro, in ogni città d’Italia, sono in numero maggiore dei semafori della stessa, si preferisce prendersela coi più deboli?
Con norme così severe che, fra l’altro, sono in odore di incostituzionalità, di certo di lavavetri, ai semafori, non ce ne saranno più.
Bene; ed il personale “disoccupato”?
Che fa? Sparisce? O non potrebbe andare ad ingrossare le falangi di pappa, spacciatori, o rapinatori di ville isolate?
Tolleranza zero?
Bah; sarò prevenuto ma, con l’ordinanza dei lavavetri, mi sembra che, più che risolvere il problema, si voglia annacquarlo.
San Ità
Ah, l’America di qua; e gli americani di là…
Che siamo malati di esterofilia è ben risaputo. Ogni volta che, industria, ricerca, politica, finanza, servizi pubblici… ci capita di confrontarci con i cosiddetti altri, ne usciamo con le ossa rotta.
Poi, sono proprio loro, gli altri, che ci ricordano che, ‘o mare, ‘o sole, la pizza, la moda, il mandolino ... qualcosa di buono l’abbiamo anche noi.
Anche se non c’è da inorgoglirsi troppo per essere nati fra bellezze naturali, sempre meno bellezze e sempre meno naturali, o dotati della famosa creatività. Che, detto fra parentesi, è una qualità che dovendosi esercitare su contenuti, non sempre risulta essere... una qualità.
Si può immaginare, quindi, la mia sorpresa quando appresi che Hillary Rodham in Clinton, dopo la fine del mandato dell’ illustre consorte, dovendo studiare da presidente, preparava egli esami da senatore studiando il sistema Italia.
Inteso come SSN (servizio sanitario nazionale) prima dell’inizio della confusione regionalfederalista.
Ora, non bisogna confondere la medicina, intesa come scienza medica, con le modalità attraverso cui essa viene dispensata alla cosiddetta utenza.
Nel primo ramo gli americani primeggiano incontrastati. Laddove, come sistema di erogazione della stessa alla popolazione, lo conferma la solita classificamondiale divulgata proprio in questi giorni, noi, in Italia, siamo, una tantum, ai vertici.
Come sistema, beninteso. Perché, poi, soprattutto a Sud, quando sei veramente nei guai, è meglio che, potendo, apri i cordoni della borsa e ti dai da fare in proprio. Maledicendo una prassi consolidata che ti costringe a pagare due volte per ricevere un mezzo servizio. Che vuò fà? E' la creatività, bellezza!
Negli USA, dove tutto ha un prezzo, il medico è un professionista come un altro e, capacità, disponibilità, fama, si pone sul mercato ed offre i suoi servigi in cambio di una mercede che, egli stesso, stabilisce.
In breve, negli states, la sanità pubblica non esiste e, dunque, non si pagano tasse per un servizio che non c’è. Come usa dirsi, in proprio ed in solido, ogni americano si sceglie un’assicurazione alla quale paga i premi concordati per ricevere un’eventuale assistenza medica.
E’ chiaro che siamo agli antipodi di un sistema solidaristico.
Qualche anno fa, durante il primo governo Berlusconi, si pensava di poter introdurre, anche in Italia, il sistema sanitario tramite assicurazioni private.
Non se ne fece niente per la brevità di quel governo. I governi successivi non lo riesumarono perché lo ritennero fortemente penalizzante per i soggetti più deboli.
Infatti, non essendo, le assicurazioni, enti di beneficenze, nello stipulare un contratto, così come accade con l’ RCAuto, staranno bene attente a garantirsi contro eventuali deficit di bilancio.
Immaginatevi un manovale 50enne già fiaccato da anni di duro lavoro. Non sarà, costui, più soggetto ad ammalarsi rispetto ad un manager che, nei week ends, va a ritemprarsi alle Haway?
Per cui, supposto lo ritenga conveniente, l’ assicuratore richiederà un premio di polizza più elevato proprio a chi ha meno entrate e, per il lavoro che fa, potrebbe costare di più come rimborso delle spese mediche.
In ragione di questo meccanismo, 45 milioni di americani, o per impossibilità o perché non lo ritengono conveniente, oggi, risultano essere senza assistenza medica. Qualche decina di migliaia, ogni anno, muoiono senza ricevere cura alcuna.
La senatrice H. Clinton, allora, riconobbe che, per la comunità nelle sua interezza, il SSN sarebbe stato più “economico” del sistema americano. Che, economico, certamente, risulta esserlo per lo Stato e per le tasche dei suoi cittadini più facoltosi.
Tuttavia, rinunciò al progetto di fronte alla nota fobia americana nel pagar tasse ed alla forte opposizione della corporazione medica e dell’industria ospedaliera privata.
Le tematiche di cui sopra sono state riprese e rappresentano il nucleo centrale dell’ultima fatica cinematografica di M. Moore. “Sicko” da qualche giorno, è già presente nelle sale di prima visione, anche da noi, in Italia.
M. Moore, lo si sa, è culturalmente e politicamente schierato ma, così come con Fahrenheit 9/11 e Bowling a Colombine, promette di darci una visione dell’America più completa di quella di un sistema televisivo che, a suo tempo, fece credere ai migranti albanesi che l’America fosse in Italia.
Pro fondo Nord.
Kafka? L’ha tirato in ballo E. Cappa.
Al tg, ho visto il padre delle cugine di Alberto Stasi, il ventiquatrenne fidanzato di Chiara Poggi, la ragazza di Gurlasco assassinata una decina di giorni fa, visibilmente irato.
Ce l’aveva con la stampa per le illazioni, a suo dire, assurde ed astruse, a proposito di un possibile ruolo svolto da una delle figlie nel barbaro omicidio.
Allo stato delle cose, io, invece del tormentato scrittore mitteleuropeo, tirerei in ballo S. Kubrick.
Non il regista di “2001, odissea nello spazio” ma quello di "Shining".
Con, in primo piano, la satanica maschera di un J. Nicholson, nell’occasione, monumentale.
Eh, sì; la stampa sulla cronaca nera che, ogni giorno, ci propina in dosi massicce è evidente che ci marcia. Non fosse altro che per divincolarsi da un mondo della politica nostrana che, unica al mondo, ha tanto potere sull’informazione.
Tuttavia, sul caso, vale la pena di soffermarsi perché ripropone una certa tipologia di delitti che, improvvisamente, accadono laddove proprio non si direbbe.
Chiara Poggi, giovane laureata, ottime prospettive, ottima famiglia, paese tranquillo della Bassa, un fidanzato giovane, brillante carino…. ma quando mai ti aspetteresti che, una mattina, così, all’improvviso, possa incontrare la morte?
E con una, due tre, quattro martellate feroci che le avranno fracassato faccia e cranio, poi? Da dove è uscito fuori tanto odio?
Gli investigatori di poche cose sono sicuri.
Che Chiara conoscesse bene l’assassino; che questi, dopo il gesto criminale, ne ha occultato il cadavere; che l’assassino è rimasto a lungo nella casa assieme alla sua vitima; che costui ha avuto lo stomaco di fare una doccia, là, sul luogo dove aveva trucidato colei che conosceva bene.
Si diceva delle notizie di cronaca nera di cui, ogni giorno, siamo inondati. Al punto che, ascolta oggi, e leggine domani, una visione d'insieme, un’idea di carattere antropologico non puoi non essertela fatta.
Rispetto ai fatti di sangue, direi che, a Sud, mafia, camorra, annessi e connessi, i delitti sono, spesso, ancora più crudeli ed efferati del caso in questione.
A Nord, in genere, droga, prostituzione, furti e rapine in ville con delitto, i crimini che dominano la scena sono quelli che, normalmente, si associano alla criminalità extracomunitaria.
E, purtuttavia, sono crimini cui, come dire, ci si è fatto il callo. Nel senso che non ti lasciano a bocca aperta ed, a grandi linee, riesci, da subito, ad avere un’idea sul perché e sul per come.
Ora, non sono le prime, non saranno le ultime, quando ti arrivano notizie come quelle dell’orrendo delitto di Gurlasco, come fai a non pensare “Oddio; Jack è resuscitato”?
Non si sa perché, non si sa per come, non mancherebbe niente per essere felici ma, un bel mattino, ci si arma di mannaja e si comincia a tirare colpi su chi ti è stato vicino.
In quale pozzo di pazzia si è precipitati?
Partito della Libertà

Dando uno sguardo al segretario in pectore, deve essere proprio un buon partito.
Il ballo del mattone.
Di fronte all’esperto/a di finanza che, puntuale, si presenta in fine di tg, mi sento come la moglie del cinese quando, in casa, gli arriva il marito di ritorno dalla guerra.
Con la differenza che quella le becca sempre ed il perché lo sa, mentre io potrei anche passarla liscia ma tutto dipende da come gli è andata la borsa.
Se ha perso o ha guadagnato.
E’ dal mese scorso che, dagli stock exchanges, arrivano forti segni di instabilità.
I conti degli esperti, per il prossimo anno, prevedono un -0,2% forfettario in termini di tasso di sviluppo; un aggravio di 250 euro per ogni famiglia italiana e di 290 dollari per quella americana.
Ora, io sono parte di quel 90% di italiani che, di borsa, capisce poco; c’entro niente con quel 9% che ci capisce abbastanza per rimetterci le penne; solo quando sono guai, mi informano dell’esistenza di un 1% che fa e disfa.
Nell’occasione, però, gli gnomi nostrani c’entrano poco.
Infatti, la bolla speculativa dei cosiddetti mutui primebus, origine delle turbolenze attuali, è nata e si è gonfiata in ambienti finanziari USA.
Dove, fino agli anni ’90, i mutui per l’acquisto o la costruzione di una casa venivano erogati, con criteri molto rigidi e selettivi, da agenzie emanazione del ministero del tesoro.
Poi, con l’ondata di liberalizzazioni, il mercato si aprirono agli istituti di credito privati. Che, direttamente, o tramite agenzie affiliate irruppero sul mercato per dare inizio ad una furibonda concorrenza a colpi di abbassamenti progressivi di garanzie di solvibilità.
Con la riduzione del tasso di sconto che
Le agenzie ebbero, così, ulteriori opportunità di allargare i cordoni della borsa concedendo mutui a tasso variabile ad una cerchia di clienti con garanzie sempre minori di solvibilità.
Una pacchia; ma, come si sa, Santa Klaus si festeggia a Christmas e, di certo, banchiere non è.
Infatti, le garanzie di recupero dei capitali erogati non venivano dai beneficiari dei mutui ma dai sempre più sofisticati meccanismi dei circuiti finanziari tramite la pratica della cosiddetta cartolarizzazione dei crediti.
Che sarebbe?
Allora,
x vanta un credito nei confronti di y;
il debito di y sarà estinto, a rate, in capo a, diciamo, 10 anni;
x ha bisogno di liquido oggi ma, evidentemente, non può contare su y;
x incontra z, gli espone la situazione e si concorda l'affare;
z acquisisce il credito nei confronti di y e versa ad x un cifra. Inferiore al credito vantato ma, anche se di poco, superiore al capitale erogato come mutuo a y.
E, come dicono i marocchini, la boucle est bouclée.
X, dopo pochi giorni, dall’erogazione del mutuo ha, di nuovo, il capitale sborsato con l’aggiunta di una, seppur piccolissima, percentuale di guadagno. E, così, può tornare a concedere mutui con poche o nulle garanzie.
Z, da parte sua, trasforma il credito in titoli ed in obbligazioni che immette nelle piazze finanziarie. Laddove vengono commerciati; entrano nel portafogli clienti delle banche; sono consigliati ai sottoscrittori di fondi pensioni o d’investimento.
La scalata all’albero della cuccagna avrebbe potuto continuare se non fosse stato per il fatto che, dopo i minimi post 11 Settembre,
Questo, insieme alla perdita del potere d’acquisto dei salari, ha determinato il combinato disposto che ha reso insolvibili i beneficiari dei mutui. Che, a fronte di minori entrate, si sono ritrovati nell’ impossibilità di pagare le rate dei mutui a tasso variabile.
Poi, la storia è nota.
Dal pozzo di san Patrizio della moltiplicazione dei bonds e dei mutui è affiorata la bolla che, nell’imminenza dello scoppio, ha innescato, negli operatori dei circuiti finanziari, la frenesia del ballo di San Vito.
El condor pasa
Prima o dopo, Benedetto XVI mi convincerà che esiste il diavolo. E che vive e lotta dentro l’involucro umano del vicario divino.
Eh, sì; fin dal suo primo apparire, nell’Aprile 2005, quel ghignetto persistente e tenace m’era parso uno spioncino attraverso il quale, di belzebù, spesso, sarebbe apparsa la coda.
Si parte col relativismo che, come coda, aveva la supremazia religiosa; si continua con l’unicità della vita umana ma c’è lo stop alle staminali ed all’ inseminazione artificiale; si ritorna al relativismo per azzeccarci il niet alle unioni civili.
Un capolavoro la riesumazione di un imperatore bizantino che, due secoli dopo le crociate, chiedeva ad un musulmano ragione della violenza insita nella predicazione dell’Islam.
Si era alla vigilia della visita pastorale in Turchia e spiegazioni e precisazioni non riuscirono ad arginare proteste e violente manifestazioni di piazza.
Insomma, voluta o subita, i discorsi del Vescovo di Roma hanno sempre una coda.
Le cronache ferragostane, quest’anno, erano erano egemonizzate dallo scandalo dei giocattoli killers prodotti in Cina per conto della Mattel. Dentro c’era un po’ di tutto. Fra controlli mancati, delocalizzazioni, sfruttamento della forza lavoro, ricerca ossessiva di guadagno, ne è uscito fuori un bello spaccato della moderna economia globalizzata.
Il 15 Agosto, festa dell’Assunta, papa Ratzinger ha detto la messa a Castelgandolfo.
L’omelia è stata dedicata alla solita elegia dell’amore che, per l’occasione, risultava più forte dell’odio e dell’egoismo anche in un mondo, come quello attuale, in cui domina “l’ideologia materialista del consumo e del divertimento”.
Per esplicitare l’assunto e dare un volto “all’ideologia materialista del consumo” il papa cólto, dalla tiara, ha estratto l’immagine terribile del dragone rosso dell’apocalisse.
Simbolo di violenza, ‘sto cacchio di dragone, nel secolo scorso, ha prestato la sua forza devastante ai regimi nazisti e comunisti. Per l’epoca attuale, B16 è rimasto nell’indistinto e nel vago.
E’ evidente, però, che, “dragone”, “rosso”, se non è Cina, son cinesi pittati.
Sarà perché, a differenza dell’imperatore bizantino, il dragone vola alto, sarà perché i cinesi son diventati più menefreghisti dei capitalisti nostrani, la cosa non ha avuto code polemiche.
Tuttavia, gironzolando sul web, tu vedi un po’ in cosa imbatteimi:
http://www.koinexpo.com/scheda.html?id=3711&lingua=1&id_espositore=435.
Niente di cui meravigliarsi perché, da secoli, il dodicesimo comandamento recita “fate quel che dico e non fate quel che faccio”.
Classifighe
Ed, ieri, ci si è messo pure il cardinal Bertone che, aprendo il convegno dei ciellini, da Rimini, ha detto che, sì, le tasse bisogna pur pagarle. “ Secondo leggi giuste nel destinare i proventi di esse a opere giuste e all'aiuto ai più poveri e ai più deboli.”. Parole sante.
E giuste quel tanto che è bastato perchè, tutti, le interpretassero come meglio loro pareva.
Da anni, nei mesi estivi, U. Bossi, ci ha abituati ai discorsi della canottiera.
L’anno scorso, era convalescente e niente must. Quest’anno, sta meglio ed, in scaletta, ha messo il cosiddetto sciopero fiscale che un gruppo di esperti, coordinati da G. Tremonti, starebbe studiando nella solita baita di Lorenzago. Non dovrebbe essere uno sciopero vero e proprio ma uno storno a favore delle regioni.
Per completare l’opera, sono stati diffusi i dati relativi alla pressione tributaria, elaborati dalla Cgia di Mestre.
Con più di 2.000 Euro. per abitante, al primo posto c’è Milano; a Roma se ne pagano circa 1800, la media nazionale è sui 1400 per abitante, all’ultimo posto c’è Enna con 600 € pro capite.
Quand’ero soldato, spesso, la sera, capitava di non avere abbastanza grana neanche per andare a prendere un caffè al’osteria del milite.
Dopo cena, allora, si bighellonava attorno alla caserma. Gira e rigira, dopo un pò, si finiva col ritrovarsi all’ombra del tiglio secolare, al centro del cortile.
L’unica cosa che ci accomunava era l’età. Per il resto, estrazione sociale, cultura personale, provenienza geografica, eravamo un bell’assortimento di italica gens.
Pene d’amore e sport erano i discorsi più gettonati; qualche volta, con cautela, si parlava di politica e pure di tasse.
Quella sera di Giugno, sotto il tiglio eravamo una quindicina.
Come al solito, la parte del leone la faceva il milanese che, nella circostanza, era più incazzato del solito a causa di un 48 che, stranamente, non gli era stato accordato.
Se ne uscì con una veemente tiritera alla fine della quale, volendo zittirci, ebbe a tirar fuori i 740 di famiglia. Quest’anno, non lavoro, eppure mio padre, mia madre, mia sorella, mettendo insieme i contributi versati, si arriva a pagare più di 30 milioni in tasse.
Seduto sul cordolo in cemento che, attorno al tiglio, fungeva contemporaneamente da aiuola e da panchina, il potentino taciturno lo guardò dal basso in alto ed, uhmm, replicò.
Mio padre è stagionale, mia madre casalinga, ho un fratello handicappato; il nostro sogno proibito?
Pagare miliardi di tasse!
Scud’etto
Emerson? Non va!
Resta a Madrid e, col solo Pato, contro l’Inter dei corazzieri, saran dolori. Comunque, se, a Febbraio, avremo abbastanza punti di vantaggio, De Laurentis gli presta Hamsik e non se ne parla più.
Nell’era dei brands, quella in cui, prima ti cerchi il logo trendy e, poi, decidi se la maglietta ti piace, ti sta bene e se la stoffa è quella giusta, ogni scudetto ha il suo fascino. Figuriamoci uno scudo.
Unico, quello della DC.
Kyte shield bianco rossocrocrociato in campo circolare azzurro; sull’asse orizzontale della croce “libertas”.
Dicono che, dalla sua presenza su manifesti e schede elettorali, i democristiani abbiano ricavato più voti che da cento discorsi di De Gasperi.
Fino al fatal 1994, quando
Lo scudo restò nella disponibilità del PPi ma fu appeso al chiodo.
Nel Gennaio 1995, il Partito Popolare si divise e lo scudo finì in tribunale. Laddove si perse nel dedalo delle aule giudiziarie e nei meandri degli archivi.
Di tanto in tanto è riapparso ma solo come pietra di paragone per stabilire la minore o maggiore rispondenza degli scudetti dei partitini eredi della DC allo scudo originario.
Insomma; un Graal con più imitazioni di un gadget firmato adocchiato da una squadra di cinesi clandestini.
La sacra reliquia, si sa, richiede un Percival che la ritrovi e la restituisca alla sua funzione originaria di colletrice di voti.
Ed infatti; sembra che il cavaliere, impegnato a rafforzare la sua squadra in vista degli scontri autunnali, abbia ritrovato lo scudo dei miracoli che, al momento, è proprietà di G. Pizza, segretario del minuscolo Partito della Democrazia Cristiana.
Trattative per la cessione sono state intavolate. Ancora pendenti sono, però, dei ricorsi in tribunale ed, anche, delle corse al centro di gruppi di ex dc che vorrebbero ritrovarsi uniti al riparo dello scudo della discordia.
Insomma, allo scudetto, meglio metterci una croce sopra perchè c'è solo la corsa per il secondo posto alle spalle del Napoli di Hamsik e Montervino.
C'è da pregare, quindi, perchè l'unico che ha il titolo di cavaliere possa impadronirsi dello scudo sacro.
Che, aggiunto allo spadone di Alberto da Giussano, permetterà al prescelto, non solo,di impedire la ricostituzione del partito democristiano ma, anche, di diffidare gli odiati cugini nerazzurri dall'indossare quella orrenda maglietta biancocrociata esibita nelle partite precampionato.
Trade menti
Tutto cominciò con G. Tremonti e L.Grillo, ma non li denunciò.
Poi, venne Bossi ma fu colpa della magistratura. Fulmini e saette, rospo e traditore, fu il turno di Dini. Non ne appoggiò il governo ma F. Mancuso, alla giustizia, lavorava per lui. Frattini e Cabras, in fine di legislatura, passarono nelle sue file.
Perse le lezioni del ’96 ma il Prodi1 cadde per il voto di un deputato siciliano. Che era del Polo, passò all’Ulivo ma, alla vigilia del voto, ripassò al Polo.
Mastella, detto premio di maggioranza, lo lasciò per appoggiare D’Alema.
Nel 2001, vinse le elezioni e, solo in fine di legislatura, Follini osò tradirlo.
Perse le elezioni di Aprile 2006 per 25.000 voti a causa il tradimento degli scrutatori. Dall’anno scorso i senatori a vita, in continuazione, tradiscono, la fiducia degli elettori.
Concludendo, includendo nel novero quelli della consorte nei suoi confronti e quelli suoi nei confronti di Veronica, la vita di S. Berlusconi è tempestata di tradimenti.
Con la costante che, se è lui ad essere tradito, son lai; se è lui che tradisce, lazzi, frizzi e spruzzi di champagne.
Ora, il governo, al senato, è appeso a qualche voto di maggioranza, e qualche tradimento cadrebbe proprio a fagiolo.
Ed è da quel dì, da quando Prodi si è insidiato a P.zzo Chigi, che è cominciata la stagione dei corteggiamenti incrociati.
Quante se ne sentono!
So il nome ma, finché non è fatta, non lo dico. E sembra che Bonino e Dini… De Gregorio è tornato all’ovile….Pallaro si abbocca…..
Bazzecole!
Perché sembra che i tradimenti possibili e probabili trasformeranno il prossimo autunno in una torrida estate.
Non dorme più sotto lo stesso tetto ma Casini e la sua troupe da mò che è in odore di lasciare definitivamente
C’è la partita sulla riforma del welfare.
Il 20 Ottobre sono previsti cortei pro e contro la legge 30 e la riforma delle pensioni.
Ed allora ci sarà la conta di quanti prendono e quanti lasciano.
Bah; ed, a noi, che ci frega?
Non sono anni che, di fatto, siamo divorziati?
Contraddittorio
Più di una staccata delle sue alla Coppice di Donington, il direttore, al motociclista, il pistolotto gliel’ha tirato. Lungo.
Che, poi, io sò d’accordo.
Perché, e insomma, V. Rossi, in televisione, a dire che è un bravo ragazzo, che risiede dove risiede, abita dove abita, non si dedica all’evasione fiscale e manco alla Canalis (sic!), non ci doveva andare, no.
Con un manufatto audiovisivo registrato chissà dove, poi?. E chi si crede di essere, Silvio Bin Laden?
Stasera, E. Fede, al Valentino, gliel’ha messa giù dura perché, certo, anche lui è giornalista e avrebbe mandato in onda la cassetta ma in presenza di un contradditorio valido.
Berruti, Previti, o l’avv. Ghedini, per esempio. Che gli ricordassero, al doctor, che evadere le tasse non sta bene.
Roba da scurdammoce ’o passato e baciarlo in supplenza delle gnocche che, semel in anno, devono pur buttarsi a mare.
Poi, arriviamo a Zervò, sull’appennino calabro.
Dove, nella giornata ferragostana, con tanto di funzione religiosa, seminari ed escursioni al seguito, si teneva un raduno della comunità “Incontro” di don Gelmini.
Il don, è stato detto in lungo ed in largo, anche se non di natura fiscale, i suoi guai con la giustizia li ha. Intervistato, è stato lui stesso a ricordarlo.
Ha pure detto che, lui, è tranquillo, non molla e non si abbatte. E che i suoi ragazzi li ama e, perciò, non li lascia.
Al DG day, una rappresentanza calabra di F.I. e, per A.N., M. Gasparri.
Che si è detto felice e contento di poter respirare aria pulita, essere presente ad una giornata di pace e serenità.
Ha concluso: “Il tempo è galantuomo, alla fine della corsa, la verità trionferà.
In contradditorio, naturalmente.
Hammaz
IDF kills
(By Amos Harel and Yoav Stern Haaretz 15/8/2007)
“At least six Palestinians, including three Hamas militants and the 70-year-old mother of one of them, were killed and at least 20 were hurt in an IDF operation in the Khan Yunis area of central
E’ la cronaca di quello che, ieri, succedeva nella Striscia di Gaza proprio nelle ore in cui il premier israeliano Olmert si intratteneva a telefono col suo omologo italiano, Prodi, a proposito di una frase da quest’ultimo pronunciata nel corso di un convegno di studi.
L’operazione, una delle tante, lanciata dall’esercito di Tel Aviv
“………took place some two kilometers inside Palestinian territory, was one of several dozen aimed at arresting suspects and attempting to foil attacks that use underground tunnels or explosives placed near the