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Eremo in Ano malieGli ispetto...
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Ano malie
Gli ispettori di Mastella avrebbero rilevato "gravi anomalie" nella gestione del fascicolo, contestando a De Magistris il suo rifiuto a riferire gli sviluppi dell'inchiesta al procuratore capo Lombardi, mentre quest'ultimo sarebbe "incolpato" per non aver esercitato alcun controllo sul suo sostituto. (RaiNews24 22/9/07)
Che, già, a leggerne di prima mattina, ti viene il mal di testa.
Intanto perché scopri che, in questo benedetto paese, non se ne vedono negli ospedali sporchi, non girano nelle scuole che non funzionano, non controllano l’attività degli uffici pubblici ma esiste, vivaddio, una figura istituzionale che si chiama “ispettore”.
E che, guarda caso, si attiva, o viene attivata, ogni volta che in, qualche procura, spunta il nome di qualche rappresentante della casta che, a torto o a ragione, è oggetto di indagini.
Cambiano le coalizioni di governo, cambiano i ministri della giustizia ma, fredda o riscaldata, la minestra è sempre quella. Poteva non essere servita anche ai magistrati di Catanzaro che stanno indagando sull’attività di un presunto comitato d’affari che vedrebbe implicati alti papaveri della politica e della magistratura?
Infatti, Mastella; Castelli, puntuali arrivano gli ispettori e, inevitabilmente, si chiede al CSM la loro rimozione.
300 pagine di verbale per rilevare “gravi anomalie”, delle quali, al momento, l’ unica cosa che si sa è quanto riportato nella nota di RaiNews.
De Magistris non ha riferito al procuratore capo e, quest’ultimo, non ha esercitato alcun controllo.
E che vuol dire? Perché il pm avrebbe dovuto riferire al procuratore capo Lombardi? E quale controllo avrebbe dovuto esercitare quest’ultimo sul suo subordinato?
Sono anomalie di forma o di sostanza?
Quello che, di sicuro, si sa e che, facilmente si intuisce è che esse tornano a fagiuolo per buttare nel cesso indagini proibite.
W il PGI
Tafazzi, il tipo che, in calzamaglia nera, si autoappioppa delle tremende bottigliate sulle parti intime è uno dei personaggi più riusciti del trio Aldo Giovanni & Giacomo.
Come sinonimo di masochismo, ne è derivato “tafazzismo”.
In politica, iscritti, attivisti, simpatizzanti, dirigenti, per loro stessa ammissione, i tafazzzzisti per antonomasia, quelli per eccellenza, sono i diessini. Che, ieri, a Bologna, in attesa di sciogliersi nel nascente Partito Democratico, hanno tenuto l’ultima(?) festa de “l’Unità”.
Sabato sera, caldo/fresco di vaffa day, come ospite d’onore, c’era Beppe Grillo,
Sull’onda lunga del successo dell’iniziativa dell’8 Settembre, come se il pubblico fosse ancora quello di p.zza Maggiore, il comico genovese non si è mostrato per niente accomodante o diplomatico. Ha sciorinato una monumentale performance delle sue vaffanculando tutto il gruppo dirigente di quello che fu il Partito Comunista Italiano.
Bah; è da mò che ho smesso di avere come referenti politici i nipotini degeneri di K. Marx, ma c’è da rimanere allibiti. In prossimità della conclusione della lunga marcia nel deserto cominciata col congresso della Bolognina, quello che sancì la fine del partito di Gramsci e Togliatti, se non di meglio, non si poteva scegliere qualcosa di meno urticante?
D’accordo; siamo in democrazia ed il dissenso ne è il sale. Ma là sono volati veri e propri insulti che, se non sono adatti per celebrare la conclusione di un ciclo storico, ancor di meno lo sono quando ne inizia un altro.
Si tratta di vedere qual è la nuova epoca che, Sabato sera, è andata a cominciare.
Quella del Partito Democratico o quella del Partito Grillista Internazionale.
Radio vaffa.
Il vaffa day li ha scioccati ed, anche alla radio, analisi interviste ricchi premi e cotillons.
“Radio anch’io”; fra gli altri intervenuti, ascolto i commenti di V. Feltri.
Che, direttore di giornale, presenza fissa in talk shows, opinion maker perfino nei tg ed, adesso, anche alla radio, non so come faccia o, meglio, chi gli permetta di essere onnipresente. Ed è pure baby pensionato.
Vabbé; sull’argomento, si sta esprimendo a modo suo fustigando a destra ed a manca. Suo commento illuminato: “Ogni popolo ha il governo che si merita”.
E pure, i giornalisti, caro Vittorio; pure i giornalisti!
Duemilaeuno, odissea nel terrore.
Non penso che ci sia qualcuno del mondo cosiddetto civilizzato che non ricordi dov’era, cosa faceva e cosa ha provato quel pomeriggio (quella mattina nelle Americhe, quella sera in Asia) dell’11 Settembre 2001.
Io, personalmente, ero seduto davanti ad un tavolino dall’equilibrio precario, all’ombra della chioma larga e pesante del pino mediterraneo, nell’angolo lontano dalle pompe della stazione di servizio del mio amico Amatuccio.
Il caldo insopportabile dell’estate era alle spalle; tuttavia, sotto un cielo noiosamente lattiginoso, serpeggiava un po’ d’afa; pochi gli automobilisti che si fermavano per fare rifornimento.
Al solito, c’era anche Liberato; un pò si chiacchierava; un pò si discuteva animatamente non tralasciando nessuno dei temi dello scibile umano
Ad un tratto, in lontananza, curva sul manubrio della bici, auricolare all’orecchio, radio nella tasca posteriore della maglietta, si vede la sagoma di Gaetano impegnato nel solito giro pomeridiano della valle.
Quando sarebbe passato davanti alla pompa, ci sarebbe stato il solito sfottò incrociato.
Quel pomeriggio, la sagoma rallenta e si ferma.
“Hann’attaccat’America”, esclama con un po’ di fiatone.
“Che dici?” gli si risponde fra il divertito e l’incredulo.
“Hanno bombardat’ America cù quatt’o cinque apparecchie (aerei)” continua nel mentre che scende dalla bici e si dirige verso di noi.
Toglie il jack delle cuffie dallo slot della radiolina ed, in diretta, possiamo ascoltare i primi confusi resoconti sul tragico avvenimento.
Si è intorno alle 4 del pomeriggio; l’unica cosa di intelligibile è che due aerei si sono schiantati contro le Twin Towers del World Trade Center di New York.
Sono perplesso e mi vien quasi di pensare alla celebre trasmissione radio con la quale Orson Wells provocò scene di panico collettivo trasmettendo la radiocronaca dello sbarco dei marziani sulla terra.
La mia bici è poco lontano.
Saluto, la prendo e vado a casa. Accendo la tele; la programmazione prevista è stata interrotta. Mi fermo sul Tg5 che rimanda in continuazione il filmato del doppio impatto dei Boeing contro le torri gemelle. Mi sorprendo inebetito, che succede? Non sono convinto che quello che vedo sia realmente accaduto; mi sembra di vedere un film con gli effetti speciali costruiti al computer.
La sera, al circolo,ho la finale del torneo di bocce. Anche chi non si aggiunge alla conversazione e non ne parla, si vede che è al tragico evento che sta pensando.
I morti che, nel pomeriggio, si stimavano sui 50, 60.000, sono diventati 5, 6.000.
Nei giorni seguenti, servizi ed articoli; non si parla d’altro.
Fino a quando, il Presidente USA, G.W.Bush annuncia la “guerra al terrorismo”.
Fu allora che capii che, era vero, dopo l’11 Settembre, niente sarebbe più stato come prima.
Che, ad essere colpiti e distrutti non erano stati solo il Pentagono e le Twin Towers ma il ben dell’intelletto dell’ humana gens.
Cominciava la guerra preventiva al terrore che, ad oggi, 6 anni dopo il tragico evento, come risultato tangibile e verificabile, ha ottenuto solo di moltiplicarlo, il terrore.
Contr’addizioni ap parenti.
In Israele, ha fatto scalpore la scoperta di una cellula di 8, 10 giovani neonazisti ebrei, immigrati russi, protagonisti di tutta una serie di pestaggi ai danni di ebrei ultraortodossi, emarginati, barboni, gays.
Dopo che la polizia israeliana li ha arrestati, si è scoperto che almeno uno di essi lavorava per lo Shin Bet, il servizio di intelligence preposto alla sicurezza interna di Israele.
Forse per stemperare il forte impatto emotivo che la notizia poteva avere sugli spettatori, ieri sera, come corollario, il tg2 vi ha aggiunto un servizio su casi di connubi innaturali del tipo di quello riportato.
Hanno citato una neanche tanto recente pubblicazione dello storico ebreo Bryan Mark Rigg; “I soldati ebrei di Hitler”; Newton & Compton; pagine 395, 16,90 euro.
Sul sito: http://innovariblog.splinder.com/archive/2006-11; ne ho trovato una recensione.
Non mi piacciono le liste di proscrizione per cui non posto l’elenco degli alti ufficiali del Terzo Reich con chiare ascendenze ebraiche.
C’è solo da aggiungere che B.M. Rigg, storico ebreo laureato alla Yale University, arriva a contare ben 150.000 mischlinge (ebrei parziali per non dire sanguemisto) che, a vario titolo e nelle diverse armi, militarono nella wermacht; parecchi fra le camicie brune; altri addirittura nei ranghi delle S.S. naziste.
Particolare grottesco.
Nel 1939, la rivista di propaganda nazista “Signal” dedica la copertina al “soldato tedesco ideale”. Come testimonial viene scelto il profilo di un giovane caporale, W. Goldberg.
I redattori sono convinti di aver scelto un esemplare puro di razza ariana. Ironia della sorte, Werner Goldberg era ebreo.
Vamos a Gazar
Ci mancava l’ultimo ingrediente e, stanotte, puntuale, è arrivato.
In Israele, alle prime ore dell’alba, un razzo sparato dal villaggio palestinese di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza, ha colpito una tenda vuota in un campo addestramento reclute con mansioni amministrative, alla periferia del kibbutz Zikkim, ad 1 km dal confine.
“At least 66 Israel Defense Forces soldiers were wounded in the early hours of Tuesday morning when a Qassam rocket fired from the Gaza Strip struck a non-combat IDF basic training base near Kibbutz Zikkim, about 1 kilometer inside Israeli territory. (Haaretz Tue., September 11, 2007 Elul 28, 5767).
Le schegge del razzo hanno colpito le tende vicine. Si contano 66 feriti dei quali uno grave e quattro con ferite serie. I razzi, in verità, erano due; l’altro si è perso nel deserto del Negev settentrionale. I lanci sono stati tempestivamente rivendicati dal Jihad islamico e dai Comitati di Resistenza Popolare.
Per adesso, non c’è stata nessuna reazione dell’esercito di Tel Aviv ma, dalle dichiarazioni di ministri del governo Olmert, essa non si farà attendere e sarà durissima.
Niente di nuovo sotto il sole. Anzi, tutto sembra seguire un copione già scritto con un canovaccio fisso, rigido e preordinato.
Stavolta, il lancio di razzi sembra essere capitato al momento opportuno perché è da settimane che il ministro della difesa del governo israeliano, E. Barak, con l’obiettivo di porre fine ai reiterati lanci di Qassam sulla cittadina di Sderot, oltre alla possibilità di tagliare l’erogazione di acqua e corrente elettrica, aveva manifestato l’intenzione di lanciare un massiccio attacco di terra su Gaza.
Infatti, su Haaretz del 6 Settembre, dopo la cronaca della solita violenta rappresaglia che aveva causato la morte di una dozzina di palestinesi, un articolo di A. Harel e di B. Ravid riportava i punti in discussione durante una riunione del consiglio di gabinetto dei ministri del governo Olmert. Fra l’altro:
“ Defense Minister Ehud Barak said yesterday that the Israel Defense Forces was moving closer to an extensive ground action in the Gaza Strip, "in order to halt the rocket fire and the strengthening [of militant organizations]………..
……. Vice Premier Haim Ramon (Kadima) reiterated that electricity to Gaza should be interrupted after every rocket.” ( Haaretz, Thu., September 06, 2007 Elul 23, 5767).
Se, al momento, si decise di soprassedere, col recente lancio di razzi ed il conseguente ferimento di 66 reclute i tempi sono giunti a maturazione. Per cui, è solo questione di ore, c’è da aspettarsi l’inizio dell’ennesima mattanza.
La situazione di base è sempre quella e, nella zona, va avanti da almeno una mezza dozzina d’anni. E’ una tragedia immane in cui l’ultima cosa sensata sarebbe quella di stabilire una gerarchia di torti e ragioni.
Però è proprio questo l’indirizzo della Comunità Internazionale. Che invece d’intervenire d’autorità, in modo drastico e risolutivo, per imporre la propria volontà pacificatrice. si limita a sponsorizzare questo o quello dei tragici duellanti. Coll’evidente risultato di perpetuare una tragedia che, già un decennio fa, ha festeggiato il mezzo secolo di vita. O di morte.
The day vaffa
Il giorno in cui ne lessi, poco ci mancò che mi piegassi in due per le risate. Un sentenza della Corte di Cassazione aveva sdoganato l’uso del “vaffa”.
Vai a capire attraverso quali arzigogoli ci erano arrivati ma, da quel dì, estate 2007 appena trascorsa, mandare qualcuno a vaffare non sarebbe stato più reato.
Tax day, gay pride, family day, oramai, il calendario nostrano ha più day che santi, e Beppe Grillo cogliendo la ghiotta occasione, pensò bene di aggiungerne un altro. Il vaffa day.
Una giornata catartica dedicata a mandare a quel paese l’intera classe politica del belpaese.
Il tutto finalizzato ad una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare tesa a smantellare il sistema partitico. La data scelta per l’evento non poteva che essere l’ 8 Settembre come giorno simbolo di tutte le italiche rotte.
E’ dai tempi degli sberleffi per i socialisti craxiani che il comico genovese ha, consensualmente, risolto il suo rapporto coi circuiti televisivi; o, almeno, con quelli del duopolio.
Come mezzo di comunicazione ha un suo blog che, pur essendo il più conosciuto ed il più frequentato dei siti italiani, resta, pur sempre, un blog. Neanche lontanamente paragonabile a sezioni, circoli, comitati elettorali o radio di partito.
Eppure con questo solo supporto comunicativo, coordinando adesioni entusiatiche e disinteressate, è riuscito ad organizzare una giornata in cui, nelle piazze delle città italiane, grandi e piccine, si sono spontaneamente riunite centinaia di migliaia di cittadini.
Tutti accomunati da un’unica passione. Lo sfizio, cioè, di vaffare quella che, comunemente, viene definita “casta”.
Dopo il successo straordinario dell’iniziativa, un po’ tutti, grande stampa e grande politica, si sono interessati dell’evento che è stato definito l’apoteosi dell’antipolitica.
A mio parere, invece, il fatto che, senza nessun tipo di incentivo o di tornaconto personale, tanta gente abbia partecipato all’evento dimostra che la passione politica, in Italia, è forte e potente.
E che, senza generalizzare, l’ostacolo che non le permette di manifestarsi, è costituito proprio da una classe politica, persa nelle sue logiche, autoreferente e sempre più lontana da un esercizio democratico del potere.
Calcia tori dei paesi tuoi
Venerdì sera, al club c’è poca gente e quella poca è pure schiappa a giocare a biliardo. Per cui, una busta di patatine, una lattina di coca, ti scegli una sedia e ti metti a seguire l’incontro di calcio fra la nazionale italiana cadetta ed i cosiddetti pari età delle isole Far oer.
Che, primo argomento di dibattito, faroerini, faroeresi, faroeranti, vallo a capire come si chiamano.
Per fortuna l’incontro è di serie b; non c’è nessuno che si mangia le unghie. Puoi tranquillamente ciacolare, fare commenti e ridere senza timore che qualcuno ti dica “Sssssss; ascoltiamo la partita”.
Che, poi, ‘sta storia non l’ho mai capita. Infatti, se gli attori principali non parlano e non cantano, qualche volta recitano ma questa è un’altra storia, che cosa c’è da ascoltare?
Comunque, la partita non comincia bene, prosegue maluccio, i nostri mostrano la fiacca. Dov’è che stanno ‘ste Far oer; fra mucche, pecore e capre quante decine di migliaia di abitanti contano? Fra una chiacchiera e l’altra, la circostanza viene percepita e le facezie da amene cominciano a sentire di acido.
Goal dei nostri ed il malumore rientra; goal di Hansen; e l’ira latente scoppia; partono gli epiteti e le invettive più feroci.
Filippo sbotta: “...o’ megli’e loro fa ‘o fravecatore!
Gli risponde Carmine: “... ‘e nueste sò, tutti, disoccupati!”
Muro duro
Amadeus annuncia la domanda. A, B, C; barrare la solita casella giusta nel solito questionario a scelta multipla.
Monique, faccino da coreana; dolcezza cinese, ottimo italiano, lo guarda. Non giocherà il jolly perchè, lei, Beautiful, lo segue da quando aveva 17 anni. Adesso ne ha una trentina: ..... ma da quando dura 'sto biutifulle!?!
La domanda è la seguente: "Chi, fra Stephane, Taylor e Broke, è il personaggio femminile di Beautiful che è resuscitato due volte?
Per primo risponde il muro. 35 concorrenti; ogni sbaglio frutterà 150 E. a Monique. Che, quando tocca a lei rispondere, dice che il nome esatto lo conosce ma che le risulta sia resuscitato solo una volta. Siccome, nel questionario, colui al quale l'impresa riuscì un paio di millenni fa, non è nominato, la graziosa concorrente conclude che chi ha fatto uno, deve essere l'unico ad aver fatto due.
Non mi ricordo qual era la risposta esatta. Ma che Monique l'abia azzeccata e che neanche uno dei mattoni del muro abbia sbagliato, sì.
Neanche uno. Al negativo ma, en plein.
Fuori dal coro
Non credevo che ne fossero capaci ma stanno cominciando a farmi odiare Luciano Pavarotti.
Che era malato lo si sapeva, m'è dispiaciuto; che era un grande tenore apprezzato in tutto il mondo, mi inorgogliva; che avesse imbrogliato un pò col fisco, era nell'ordine delle cose; che non si fosse fatto scrupolo di duettare coi cantanti di musica leggera, l'ho ascritto a suo merito.
Insomma, non sono un cultore di musica classica, ma Big Luciano mi stava bene. Però, in fondo, grandissimo, sì, ma era un cantante.
Stamattina, ho appreso della sua morte alla radio. Più della metà del gr1 gli è stato dedicato; ed è da stamattina che è un'alluvione di necrologi.
Al mondo, non c'è organo d'informazione, personalità della politica, della cultura, dello spettacolo che non abbia espresso il proprio rammarico per la dipartita del grande artista.
D'accordo; ma si trattava pur sempre di una persona di 71 anni con gravissimi problemi di salute.
Vabbene; di fronte alla morte non si può che calare il capo. Ma, di fronte alla vita che presenta la morte di un uomo come la scomparsa dell'anima del mondo, un pò di irritazione la provo.
Inviato di guerra.
“What there is after…..?” . E qualsiasi prof., allo studente di prima media che così cominciasse ad esprimersi, non permetterebbe neanche di finire la frase perché lo correggerebbe con “What is there after…?”
Purtroppo, C. Pagliara, di mestiere, fa l’inviato speciale Rai in Medio Oriente. E nessuno, ieri, poteva interromperlo nel mentre che intervistava il Presidente di Israele, S. Peres, in procinto di partire per una visita di stato in Italia.
Al momento, era in corso il lungo giro diplomatico che avrebbe portato il ministro degli esteri D’Alema in Giordania, in Egitto ed, infine, in Israele. Il tutto finalizzato alla preparazione della conferenza di pace che si terrà, in Novembre, negli Stati Uniti.
L’intervista a largo raggio del cronista italiano al presidente israeliano si inseriva in questo quadro di intensi rapporti fra le istituzioni israeliane e quelle italiane.
Niente di eccezionale.
La domanda più significativa?
- Signor Presidente, che cosa vuole Hamas?
- Hamas vuole la distruzione di Israele e non può partecipare ad un processo di pace.
Beh; è pacifico che C. Pagliara, per migliorare la conoscenza dell'inglese dovrebbe rivolgersi a qualche insegnante.
Perché, allora, se vuol farci sapere quello che vuole Hamas, non pensa di chiederlo ad Hamas?
La guerra di pierino
La telecamera inquadra gli illegali di piazza Navona; il giornalista intervista.
Extracomunitari; vucumprà con postazione semovente. La telecamera gira intorno per una visione d’insieme. Sono senza permesso di soggiorno; allargano le braccia mentre rispondono alle solite domande col solito ritornello sulla necessità mangiare.
Improvvisamente un fuggi fuggi. Non ci si capisce niente finché l’occhio della telecamera non inquadra un cinquantenne. Abiti borghesi, affannato; sembra deluso.
L’incursione, dice, non ha dato i frutti sperati; sono riusciti a fuggire e, lui, ha pure riportato delle abrasioni al braccio. Da come se lo guarda, di sicuro andrà in ospedale; è probabile che, dopo, riempirà i moduli per essere indennizzato.
Fa parte di una squadra speciale di vigili urbani, spiega; ha il compito di dare la caccia ai clandestini senza licenza. La routine prevede che li porti in questura; identificazione, fermo e multa; poi, si ricomincia.
E’ lo scoop del tg4 sulla piaga dei lavoratori atipici di provenienza extracomunitaria.
Il servizio si innesta sulla recente dichiarazione di guerra alla microcriminalità.
Sull’argomento, il ministro dell’interno, dott. G. Amato, fra interviste, lettere aperte e conferenze stampa ha annunciato un’offensiva condannando, al contempo, la cultura dell’illegalità.
Quale?
Quella che, da decenni, vede le strade e le piazze delle città italiane senza la presenza di vigili urbani che danno sicurezza ai cittadini e sono un monito per i malintenzionati?
Anni fa, se ne è parlato a lungo. Si disse che, in un paese normale, il posto dei vigili sarebbe in strada, a vigilare.
Nel servizio del tg4, si è visto di tutto e di più fuorché la presenza, in una delle piazze più celebri al mondo, di un tutore dell’ordine.
Ecco; siamo come l’occhio del tg4 che invoca le misure eccezionali e non vede l’assenza di quelle normali.
Le forche caudine
Dal balcone della villa, C. Mastella, sotto gli occhi divertiti della consorte, tenta di prendere in braccio R. Benigni. Scena finale ad uso foto commemorativa della festa dell’Udeur che, Domenica, si è conclusa a Telese Terme.
In realtà, nonostante alti lai e propositi belluini, stringi stringi, nessun governo è mai caduto e nessuna legislatura (figuriamoci) si è mai conclusa anticipatamente per le temperie del signore di Ceppaloni. Le cui minacce di sfracelli, se non riescono a raggiungere l’obiettivo dichiarato, poco alla volta, rientrano, si stemperano; e, con qualche contropartita sottobanco, sono riassorbite e vengono dimenticate.
Durante la settimana di festa, sul palco delle conferenze, si alternano leaders e comprimari dell’intero panorama politico. Per qualcuno è come andare a Lourdes; per qualche altro, a Canossa; e, comunque, a Telese bisogna andarci.
Non essere invitati è una bocciatura. L’ordine di entrata in scena è un voto implicito di gradimento, di lontananza o di vicinanza politica.
Insomma è come officiare un rito; non per niente, siamo nei luoghi in cui i Romani pasarono piegati sotto le forche caudine.
Il leader del campanile, però, è un buon uomo ed, in sintonia coi tempi, si contenta di mettere in mostra le forchette telesine.
Don’t think twice; it’s all right.
Sarà l’onda lunga del successo dei films di M. Moore, perché il momento storico è densamente significativo, oppure l'una cosa e l'altra insieme ma, quest’anno, numerosi films in concorso alla 64esima Mostra del Cinema di Venezia trattano temi politico-sociali.
E’ il caso del film “The hunting party” di R. Shepard che, stasera, sarà proiettato fuori concorso.
La trama vede all’opera un gruppo di reporters specializzati nel documentare le tragiche conseguenze degli eventi bellici della nostra epoca.
Nel’avventura finale, il protagonista si ritrova in Bosnia sulle tracce di due criminali di guerra in cui è facile riconoscere la figure di R. Mladic e R. Karadzic.
Protagonista maschile è R. Gere che, ieri, nella sala stampa della mostra, si è concesso alle domande di giornalisti venuti da ogni parte del mondo.
Verso la fine dell’intervista, un cronista, sperando di metterlo in difficoltà, gli ha chiesto cosa avrebbe provato se, nella realtà, avesse davvero incontrato R. Karadzic.
Colui che odio sopra ogni cosa perchè non c'è donna che conosco che non ne sia innamorata, per un attimo, è parso titubante, poi, deciso, ha risposto:
“Lo guarderei negli occhi perchè vorrei capire come mai la società riesca a creare simili mostri ed a farli diventare leaders. D'altronde, noi, in America, per ben due volte, abbiamo eletto, come presidente, G. W. Bush.”
l’otto volante
Il prof. Onorato?
Grande figura di maestro elementare cui l’ingenua semplicità della gente di paese, come si dice, aveva alzato il titolo ma non la mesata.
Comunque, prof., lo era davvero. Di una materia impegnativa, ostica, difficile che, basata sulla kaballah, allo studio del caso, associa la mistica rosacrociana.
Il lotto.
Dei suoi quaderni pieni di simboli, rimandi, frequenze, cadenze, nella vallata, se ne conosceva l’esistenza ma non il luogo dove erano gelosamente conservati. Ho avuto la fortuna di vederne uno che, al momento, mi fece pensare ad un manoscritto alchemico.
Col prof. ci potevi passare pomeriggi interi cercando di stare dietro ragionamenti che, immancabilmente, andavano a parare sulla fallibilità dell’ umana intelligenza. Che, maledetta, alla verifica del proverbiale senno di poi, si dimostrava, sempre e comunque, Incapace di discernere segni altrimenti certi ed inequivocabili. Mandando, così, in fumo vincite milionarie.
Poi, ci fu il boom delle emittenti private.
E fu tutto un fiorire di trattati e trattatelli trattanti la stessa materia. 7 ambi, 5 terni, 3 quaterne…. per settimana, ogni settimana; un 12 ed undici 11 all’enalotto…
Presentati coi ritmi affannati della televisione commerciale, venivano offerti al modico prezzo di 2 o 3 cinquantini per contrare la concorrenza di analoga editoria nel campo del totocalcio. Sistemi sistematici che assicuravano un 13, e 7 dodici garantiti; 1 tredici e 12 dodici…..
Quando, dopo mesi di meditabonda ponderazione, stavo per decidermi a fare il vaglia per avere i manualetti miracolosi, le pubblicità sparirono.
Da allora m’è rimasto il dubbio.
L’improvvisa scomparsa era dovuta ad repentino rinsavimento dei filantropi che avevano deciso di arricchirsi in proprio, oppure alle vivaci rimostranze di clienti che, non potendo recuperare le somme perse al gioco, avrebbero voluto riavere almeno quelle sborsate per i manualetti d’oro?
L’altro giorno, sul sito del Corsera, vado a cercare un articolo del prof. Gavazzi, economista.
A fondo pagina, ci sono delle banners lampeggianti che, ad intervalli regolari di un quarto d’ora, vengono sostituite da altre. Sono l’ultimo ritrovato in fatto di tecniche pubblicitarie.
Nel paese in cui sempre più gente fa difficoltà ad arrivare alla fatidica fine del mese, un numero sempre maggiore di finanziarie, specializzate per tipi di mutui e target di clienti, offrono prestiti.
Nella slide contenente tre annunci per volta, ce n’è una che, dopo un’ora e mezza, è ancora là.
La apro e:
Il mio sistema in quattro fasi vi permetterà di guadagnare soldi sui mercati finanziari;
-Apprenderete come questo sistema di trading può fruttarvi una media di 600 euro o più al giorno;
Meno di 20 minuti al giorno;
Guadagnate soldi, poco
importa se le quotazioni di borsa…
…SALGONO o SCENDONO
Oddio; a volte, ritornano?
Sì e no; nel senso che le promesse di guadagni con poca fatica sono sempre quelli ma il pinocchiesco campo dei miracoli è quello delle piazze finanziarie. Dove, non per niente, tutti dicono, si giochi in borsa.
Per maggiori e più dettagliate informazioni, consultare il sito:
http://www.tradesoeasynow.com/it/default.php
Il libro dei miracoli è offerto alla modica cifra di 249 E. nella versione cartacea e di 199 E. in quella elettronica.
Che dire? Il cronista radiofonico esperto di finanza sta giusto informando sull’andamento delle borse valori. Salgono, scendono. Forse è il momento giusto per il grande salto.
Dal lotto all’otto.
Pro istituzione
Su radio1, stanno dibattendo del tema della legalizzazione della prostituzione.
Non si capisce perché ne parlino al femminile visto che, gigolòs, gays, trans, chi più chi meno, tutti i sessi rientrano nel discorso.
Al dibattito non partecipa manco un maschietto. Coordinate dalla giornalista, con minime differenze sulle modalità, tutte le intervenute si dichiarano favorevoli ad una sistemazione legale della materia.
Non so come sia stato possibile raccoglierlo ed elaborarlo ma viene riportato anche il parere delle dirette interessate. Che sarebbero favorevoli.
A patto, però, di non pagare tasse.
Cambio nati
Ieri, a Osaka, in Giappone, si sono conclusi gli 11° campionati mondiali di atletica leggera.
3 medaglie.
Salto in lungo maschile, argento dell’americano Andrew Howe;
Se non si fosse capito, il medagliere è quello italiano.