DEBBY74 in Corso Littorio N. 2N...
Eremo in Ano malieGli ispetto...
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Corso Littorio N. 2
Nel tentativo, che andrà a vuoto, di piazzare l’ennesimo prestanome al governo della Regione, Berlusconi, ieri l’altro, era in Sardegna. Non a villa Certosa, ma in campagna elettorale.
Della presenza del capo del governo che, lo dice la parola, governa tutti gli italiani ci sarebbe stato bisogno in un’altra isola. Per esempio, a Lampedusa. Che, tra l’altro, ha il grande pregio di essere più vicina alla Libia del suo “amico” Gheddafi. Ma tantè; se si perde in Sardegna, i sondaggi calano.
Tra una faccenduola e l’altra, nel primo pomeriggio, ascoltavo la radio.
Ero molto impegnato e, riportati dai vari GR, del comizio di Olbia, avevo captato solo spizzichi e bocconi. Di approfondire non mi son curato perché,…… e la storia,….. e lo scandalo,………… ed il grosso pericolo per la democrazia,….. e lo stato di polizia… Ho pensato fosse il solito arrembaggio al Titanic dei comunisti. Che è già affondato ma, in tempi in cui un missile o una cannonata non la si nega neanche a un bambino, una bordata ai comunisti non guasta ed ha il pregio di funzionare sempre.
Piuttosto che seguire i Tg, sabato sera, ho preferito approfondire l’arte del biliardo. Dove perdo regolarmente ma, almeno, c’ho la scusa della televisione che mi distrae.
Domenica mattina, dalle news di Google, ho aperto il primo articolo che mi è capitato a tiro sull’appello ai sardi.
http://www.momentosera.com/articolo.php?id=8032
Dei giornalisti, si prenda l’agente betulla come esempio, non c’è da fidarsi. Di uno sconosciuto, che scrive su un quotidiano misconosciuto, men che meno. Per cui, senza leggerne neanche il titolo, sono andato, dritto, alla ricerca dei virgolettati del presidente tribuno.
Neanche di questi c’è da fidarsi perché, come per il passato insegna, ad ogni esternazione del presidente che parla dritto al cuore della gggente, in genere, segue una settimana di smentite, rettifiche e precisazioni. Alla fine delle quali nessuno ha capito il resto di niente. Comunque, questo è quanto:
Sta per uscire uno scandalo che sarà il più grande della storia della Repubblica: un signore ha posto sotto controllo 350mila persone. Dobbiamo essere decisi a non consentire questo sistema di indagine che non deve continuare. Dobbiamo porre dei limiti certi per la sicurezza dei cittadini.
Là per là, ho pensato che il presidente che tiene alla sicurezza dei cittadini, si riferisse
http://news.kataweb.it/item/329638/dossier-sismi-pollari-pronto-a-dire-tutta-la-verita.
Finalmente si saprà, mi son detto, chi c’era dietro Pio Pompa, l’agente segreto che, durante il Berlusconi II, aveva raccolto dossiers, intercettato magistrati, ………….. ….insomma quella roba là!
Mi sbagliavo!
Come si legge nel primo articolo che ho citato, colui che avrebbe attentato alla “sicurezza dei cittadini” sarebbe G. Genchi, un esperto informatico, consulente, fra gli altri, del magistrato De Magistris per le inchieste “Why not” e “Poseidon”.
Secondo quanto riportato da Momento-Sera, il presidente ha detto che non sa quale corso prenderà la vicenda.
Io sono ancora in attesa di sapere quale corso ha preso quella precedente.
C’è da pretenderlo da un presidente che, alla politica, tutti dicono, ha dato un nuovo corso.
D’altronde, poco più su di Olbia, non c’è
Vieni avanti, Battista!
E pitipumpete, e pitipampete; e la dottrina Mitterand, e lo stato canaglia, e il paese protettore di terroristi….
Ho perso il conto dei giorni che, sul caso Battisti, il terrorista dei PAC condannato per 4 omicidi, stanno scorrendo i classici fiumi d’inchiostro e si sta sprecando tanta preziosa cellulosa. Tutto grasso per l'economia dei consumi.
Abu Omar, sospettato di intrattenere legami con ambienti terroristici, il 17 febbraio 2003, fu rapito a Milano da alcuni agenti CIA e trasportato alla base aerea di Aviano. Da qui, fu poi trasferito via aerea in Germania e poi definitivamente in Egitto, dove fu imprigionato senza accusa e senza aver subito un regolare processo, nonché ripetutamente torturato.
Quanto sopra riportato è avvenuto in Italia, il paese che molti considerano la patria del diritto?
E allora che si vuole?
Se c’è ( e c’è stata) la possibilità che un individuo sparisca e solo perché qualche magistrato coraggioso (A. Spataro della procura di Milano), opponendosi alla dottrina Bush che comportava extraordinary renditions, tortura, voli coperti e prigioni segrete, il caso viene portato a galla, perché chiunque altro non dovrebbe temere la stessa sorte?
Non ho né il tempo né la competenza necessaria per approfondire il caso ma, come ho appena letto, le autorità brasiliane hanno fatto sapere che il rifiuto alla mancata estradizione ha forti basi giuridiche.
Quelle che, è facile immaginare, con la chiusura di Guantanamo, stanno per essere ripristinate dopo la notte profonda del diritto iniziata con l’era Bush.
Se, in Italia, il Berlusconi II è stato un “fedele” alleato degli USA,e, più servile di un maggiordomo, ha accolto in casa tali aberrazioni giurisprudenziali, cosa si vuole?
Si chiede la restituzione (che nessuno vuole) di C. Battisti in base alle norme del diritto internazionale?
Ed è proprio sula base di queste norme che il Brasile non lo estraderà.
Faux amis.
“Vabbè che, per lo mezzo, a smorzare il contrasto, c’è stato il solito teatrino della politica fatta in casa con, in testa, il presidente capocomico ma, passare dalla carneficina di Gaza non ancora conclusa, ai fuochi d’artificio di Washington, mi sembra un po’ troppo.
Così, dopo uno scambio di idee sul film “W” di O. Stone, andato in onda, ieri, su la 7, ho risposto a Vincenzo che mi chiedeva se avrei visto la cerimonia di insediamento del neo presidente USA, Barak Obama. Prima del Tg3 delle 19.00, comunque, me ne sono beccato un pezzo. In studio, a commentare, il direttore Di Bella.
Spezzoni del discorso inaugurale da far tremare il sangue nelle vene. Chissà, mi sono detto, come e fino a che punto i fatti si accorderanno alle parole. Certo che, vederlo sfilare insieme a colui che è già passato alla storia come il peggior presidente USA, non fa un bell’effetto.
Che peggiora ulteriormente quando, benché molto malato ma elegantissimo, sulla scena, appare Dick Cheney. A mio avviso, forse più di Donald Rumsfeld, l’anima nera della compagine governativa. O, almeno, di quella che era visibile alla luce del sole.
Alla cerimonia, il vicepresidente uscente non ha voluto mancare e vi si è fatto portare in sedia a rotelle.
Said he, a rot hell; Lui disse: un putrido inferno
Said: yea; rot hell; Disse: sì, putrido inferno.
Sad he, a rot hell. Triste: un putrido inferno.
La sedia di Dick Cheney mi sembra la migliore fotografia dello stato attuale del mondo.
W la sette!
Quel poco che capisco di come funziona la borsa valori, l’ho appreso dal film di Oliver Stone: “Wall Street”.
Nel lontano 1987, per la prima volta, lo vidi in una sala cinematografica di Brescia e, già allora, mi fece capire che la finanza, certa finanza, ad altro non serve se non a vampirizzare l’economia reale.
La bolla subprime, lo tsunami finanziario che vi ha fatto seguito, e la crisi economica con pesantissime ricadute sull’occupazione stanno a dimostrare che la visione che il grande regista americano aveva del mondo finanziario che gira attorno a quella cosa che chiamano borsa era quella giusta.
Il suo ultimo lavoro, “W”, centrato sulla figura di G.W.Bush, dopo esser passato sulla home tv di Alice, stasera, andrà in onda su la 7.
Non è ancora uscito nelle sale cinematografiche e molti dubitano del fatto che mai lo sarà.
Avvolta in carta stagnola, sotto la cenere del focolare, ho messo una mela. Fra poco sarà cotta a puntino; bella, pronta per accogliere un vasetto di yogurt che, per tempo, ho tolto dal frigo; la giornata è stata dura; già sono in pigiama e la poltrona è là che aspetta.
Spero tanto che, con le pantofole sul cordolo del focolare, non mi prenda un raptus del tipo di quello che si impadronì del giornalista irakeno che “W” ebbe la sfortuna di trovarselo di fronte.
L’unica cosa che avrei da tirare contro lo schermo televisivo sarebbe un dessert preparato con tanta cura.
Il giogo dei tre mondi.
Ieri sera, ospite di F. Fazio, c’era il ministro G. Tremonti che, richiesto di un suo parere sulla vicenda Alitalia, argomentava.
L’offerta Air France non c’è stata. C’è stata ed è stata ritirata. Per come era stata fatta, ci sarebbe costata uguale.
Tu vuò fa l’americana, Americana marycana.
A differenza dell’eroe cantato da R. Carosone che l’americano lo faceva, “scampanjanne pè Tuledo, dalla biografia di L. Annunziata si evince che, lei, americana, lo nacque.
Come giornalista, corrispondente dagli USA per “il manifesto” verso la fine degli anni ’70 del secolo scorso.
Da allora, come G. Riotta, altro giornalista che, agli esordi, scriveva per la cooperativa giornalistica, oggi, purtroppo, in serie difficoltà economiche, di strada (?) ne ha fatta tanta. Fino a diventare, come il collega succitato, attuale direttore in Rai1, “direttora” dell’agenzia ApBiscom.
Di sé ama ricordare che l’esperienza americana è stata fondamentale perché le ha permesso di acquisire uno stile giornalistico di tipo anglosassone. Che, come tutti sanno, ha nel distacco, nell’oggettività, nella precisione del racconto dei fatti, il cardine del proprio codice etico.
Niente a che vedere con l’equivicinanza di tanto giornalismo nostrano. Di cui Michele Santoro, a giudizio di una magna pars del mondo politico, giornalistico, imprenditoriale, sarebbe un campione.
Ed, infatti, campione di faziosità, più di un E. Fede con Sansilvio, equivicino ai palestinesi più di un B. Vespa con l’ united colors of cast at ton, ospite alla puntata di Giovedì di Anno Zero, l'ha praticamente deinito colei che, attualmente, di mestiere, fa la conduttrice della “in mezz’ora” televisiva del palinsesto Rai.
Questo prima di prendere cappello e, come un Berlusconi qualsiasi intervistato da un anglosassone, lasciare lo studio televisivo.
La puntata non l’ho vista; ho seguito le rassegna stampa televisive, ne ho letto le cronache su il manifesto.
Laddove, N. Rangeri che, in America, non so se c’è stata, le ricordava che dare lezioni, in diretta, e nella qualità di ospite, ad un giornalista che, bene o male, sta facendo il suo mestiere, negli USA, non usa.
Questione di filling.
Sì, sarà pur vero che, come i cinesi, “son tutti uguali” e, come Mozart suonava, “così fan tutti”; ma una differenza c’è.
Lo ricordava spesso, a “il fatto”, il compianto E. Biagi. Berlusconi, al primo impatto con la giustizia, nel ruolo di uomo politico, giurò sulla testa dei suoi figli di essere innocente.
Di Pietro, quando toccò a lui, dopo più di un anno che occupava le prime pagine delle cronache giornalistiche (e televisive) non si sapeva neanche se era sposato.
Ancora oggi, non so che volto ha la moglie. So solo che, di cognome, fa Mazzoleni. Il figlio, Cristiano, risulta alquanto su di peso rispetto ai tempi di tangentopoli, allorquando, da qualche dossier preparato su ordinazione di inquisiti, si seppe che era usufruttuario di un appartamento contiguo a
E’ da settimane che, in tandem, le testate giornalistiche di Libero & Il Giornale, nonostante la grave crisi internazionale, politica, militare, ed economica, aprono su Di Pietro. Fra il molto/poco che è emerso riguardo l’ex pm ed attuale leader del’IdV, sembra (fuga di notizie?) che il figlio sia indagato per corruzione.
Sono convinto che A. Di Pietro e Cristiano si vogliano bene.
Al punto tale che, l’uno per il bene dell’altro, lascerà che la giustizia faccia il suo corso. Come R. Prodi, a proposito di uno scuppe di Panorama, Di Pietro, fin all’inizio dell’offensiva mediatica, ha detto, e non è che il giorno dopo se lo é rimangiato, che i giudici vadano avanti; che ognuno faccia il suo mestiere.
Potrà non essere molto, ma ne trarrà giovamento questo scalcagnato paese che, dopo un ventennio di cultura berlusconiana, anche senza beckamme, sta scalando i primi posti delle classifiche mondiali. Della corruzione.
Oggi più di ieri; e meno di domani.
Que viva Chavez!
Appena è apparso chiaro che, a Gaza, in quello che è, da decenni, un lager, si preparava una mattanza, il presidente venezuelano, Hugo Chavez, ha convocato l’ambasciatore israeliano e l’ha licenziato. Israele, in risposta, ha ritirato il suo personale diplomatico. Non possiamo sapere come il presidente indio si sarebbe comportato con Hamas. Infatti, non si dà il caso di poter intrattenere rapporti diplomatici con un paese che non esiste. Alle prime iniziative di Caracas, si è aggiunta la Bolivia. Anch'essa ha interrotto i rapporti diplomatici con Tel Aviv.
Il ministro degli esteri italiano, Frattini, per esempio, nei giorni precedenti il 27 di Dicembre, data d' inizio di "Cast Lead" aveva dato il suo assenso ad “un’operazione chirurgica” contro Hamas, a Gaza.
Ben sapendo qual è stato il bilancio di tutte le operazioni chirurgiche che, dai tempi del Vietnam, fino agli splendori del New American Century, danno bella mostra di sé. Il riferimento è ai soliti noti, gli USA, che, a tragedia in corso, bloccavano risoluzioni alle Nazioni Unite e rifornivano di munizioni l’esercito israeliano.
Se, ripeto, l’obiettivo della C.I. era impedire la carneficina, c’ è stato un fallimento completo ed atroce. Non è dato sapere cosa sarebbe successo se si fosse seguito l’esempio del presidente del Venezuela. Peggio di così, comunque, non sarebbe andata.
Ho seguito una puntata di Matrix dedicata al tema. Fra gli ospiti, c’era Cristiani, capo della Comunità Ebraica di Roma. In risposta a Luisa Morgantini che gli obiettava che le colonie israeliane in Cisgiordania rendevano impossibile la pura e semplice costituzione territoriale di uno stato palestinese, ha risposto che, come si costruiscono, così si smantellano. Le colonie.
Un ambasciatore, basta una telefonata per richiamarlo a Roma e, adesso che c’abbiamo la compagnia dei patrioti, restituirlo a sede, compiti e funzioni in meno di mezza giornata.
Nel corso della puntata, come gesto di solidarietà, è stato citato l’operatore umanitario, V. Arrigoni, minacciato di morte da almeno un sito di fans di Israele.
Su il manifesto, leggo le sue cronache. A Matrix hanno ricordato che usa chiuderle con la frase: “Restiamo umani”.
Que viva Vittorio.
Omnia immunda, immundi.
Oddio; laddove non interferisce, la radio è di buona compagnia.
C’è il rischio che ti capiti un “Wish you were here”, mentre stai pensando al Brunetta ed alle sue ultime esternazioni. Tuttavia, in genere, è meglio del silenzio. E se ti va di ascoltare quest’ultimo, il silenzio intendo, la spegni.
Stamattina, a radioanch’io, il ministro Alfano che, data l’ora (10,35), ammesso che non ci sia un chiperlui (Travaglio dice che è Ghedini; io propendo per Pecorella) che vi ottemperi, dovrebbe essere al lavoro, al ministero, in parlamento (?), si fa intervistare e si concede alle domande dei radioascoltatori.
Al giornalista, opino, la situazione sta bene. Le linee editoriali non le stabilisce mica lui e perché inimicarsi uno che ti dimezza il tuo, di lavoro, e che, perciò, ha un doppio stipendio?
In fondo, A. Alfano non sta facendo campagna elettorale per sé e per il partito del capo, ma fornendo un servizio ai cittadini.
Presenta la prossima ed ennesima (ho perso il conto) tranche di “riforma della giustizia” che, come si sa, è un pericolo per tutti. Esempio degli esempi? Il cittadino dei cittadini, quello per antonomasia, il capo del suo governo.
Per il 90% del tempo, della radio, più di un rasserenante chiacchiericcio, una musica in sottofondo, non percepisco. Nella circostanza, mi sono soffermato ad ascoltare quel che si diceva sull’abolizione del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e della sua sostituzione con dispositivi, tutti da definire, ma che sono riconducibili a quella che, in altri paesi, si configura come politica giudiziaria.
Tutti riconoscono, in primis il ministro “fannullone”, che l’obbligatorietà è un principio giusto perchè rende tutti i cittadini uguali di fronte alla legge….. mai capito di che ci si lamenta se sono proprio i princìpi, e non i prìncipi, cui deve uniformarsi una legge. Figuriamoci la legge delle leggi
Nella pratica quotidiana, però, ricorda il ministro, come tutti riconoscono l’obbligatorietà è un principio inapplicabile……Un principio lo si stabilisce o lo si applica? E quando non si è nella condizione di “applicarlo” perde di validità?
Comunque, continua Alfano, che sia così lo sta a dimostrare la miriade di procedimenti, penali e civili, pendenti. Di questo mare magnum i magistrati profittano per scegliere quelli cui dare seguito e quelli da rimandare alle calende greche.
E, dunque, in prescrizione. Laddove, i governi non c’entrano niente perché il dimezzamento dei tempi della stessa non l’ha mica sancito il Berlusconi II.
Il problema, dunque, sarebbe inibire la presunta discrezionalità dei magistrati?
Se non esiste di già, basterebbe stabilire il principio di atenersi all’ordine cronologico di iscrizione a ruolo dei procedimenti che sono da registrare nel momento stesso in cui se ne ha notizia. Dov’è il problema? Se qualche magistrato dovesse barare, lo si denuncia alla procura competente.
A Catanzaro, per esempio, dei magistrati occultano fascicoli scomodi? Il ministro, o chi per lui, denuncia il tutto alla procura di Salerno. Poi, se un ministro non si impiccia di competenze che non dovrebbero riguardarlo, la cosa si risolve. E, finalmente; avremmo un giudice (o più di uno), in galera.
Potrebbe essere il magistrato non gradito al ministro. Quello, per esempio, che non lo denuncerebbe per abuso di potere o di ufficio perché capisci’ammè, tramite lui che conosce lei che conosce l’altro, m’ha sistemato…..
Per principio, un ministro non dovrebbe avere magistrati amici e nemmeno nemici. Se il principio è inapplicato non perde di validità. Che altro? Per il fatto che tutti i ministri della giustizia hanno, o sono sospettati di avere, magistrati amici e magistrati nemici, qualcuno potrebbe pensare di abolire i ministeri?
A questo punto, mentalmente ho cambiato canale, mi sono sintonizzato sul silenzio. Di sicuro, avrei combinato qualche guaio se lo avessi seguito sulla trita e ritrita tiritera a proposito della prospettata “politica giudiziaria”.
Che investirebbe il governo, o il parlamento, (bipartisanamente se possibile, da soli se necessario), di individuare tipologie di reato cui dare la precedenza. Che, come direbbe Orwell, siano più perseguibili fra tutte quelle perseguibili.
Epperò, al fine, Alfano avrà detto, di disinnescare la mina vagante, e pitipumpete e pitipampete, di magistrati che fanno quello che vogliono, invece di quello che devono.
Come, per esempio, occuparsi dei fannulloni che tengono la radio accesa mentre…o che, per esempio, organizzandosi per coprire la sua mansione, incaricano un collega di andare a fare la spesa per sé e per loro al discount.
Sperando che si voglia, almeno, inserire il costo esorbitante della benzina come attenuante nel prossimo ddl. antifannulloni, scendendo al livello delle cose possibili e, da tutti, condivisibili, immaginiamo un po’ le organizzazioni mafiose che, per l’anno giudiziario prossimo venturo, su informazioni fornite dalla gazzetta ufficiale, mettono da parte il comparto pizzo per incrementare il settore riciclaggio!?!
Chi dovesse pensare che intenda quello dell'immondizia, sbaglierebbe.
Assenze/Presenze cifrate.
So bene che, a parlarne, c’è il rischio di tirarsi addosso il sospetto di essere un visionario con tendenze paranoidi. Ma come diceva il saggio cinese: “Se non lo sei, perché non ne parli? E se lo sei, perché non ne parli?”.
Dunque, vivo in una zona che, in rapporto al nord, può definirsi arretrata economicamente, ma anche infrastrutturalmente.
Strade, ferrovie, ospedali, scuole……Anche nel ramo telecomunicazioni non siamo messi meglio. Ho appena cambiato una compagnia telefonica per un’altra. Risultato? Le mattonelle buone per prendere o tenere la linea sono aumentate di numero, ma solo in cucina.
Ho comprato la chiavetta internet di Abatantuono, 7 Mbps. Se va bene, sono 236Kbps; di sera, all’ora della pizza, se dice che si connette, è solo per lasciarmi in attesa della pagina pubblicitaria (la chiamano“sito per l'utente"). Che non caricherà e che, già è una settimana, non riesco a far sloggiare dalla homepage.
Della televisione, i programmi preferiti sono i televideo.
Mi sembra di aver letto da qualche parte che, per trasmetterli, nella mia provincia,
I televideo Mediaset, una volta perfetti, pur restando leggibili e, quindi, comprensibili, cominciano a perdere caratteri alfabetici e/o numerici in misura progressiva. Sarà per il proliferare dell’uso dei cells. Ci sarà pure la crisi ma io sto aspettando quella dei cells che, di sicuro, non arriverà mai..
Ceno? Ceno. Sono solo e,quindi, non c’è bisogno che mi lavi le mani dopo aver azionato il telecomando per accendere la tele e cercare la pag. 103 del televideo di Canale5. Mi interessano le notizie da Gaza.
Catturato il boss Setola nel casertano; pg. 112;
Gaza, Onu: Israele ha esagerato (Appena, appena! 975 morti di cui 400 fra donne e bambini! ndr.) pg - - -
Hamas accetta la tregua: pg. 10 –
I trattini stanno per i vuoti. Se fossi sulla Rai, avrei dei caratteri impazziti che, girando su se stessi, apparendo e sparendo, simulerebbero i vuoti rettangolari lasciati dalle perforazioni sulle schede traforate del nonno di Matrix.
Frenando l’irritazione, con un po’ di attenzione, qualcosa si capirebbe. Ma qua, come si fa ad interpretare un vuoto che neanche esiste, né fa sospettare della sua presenza sull’uniformità cromatica della pagina?
Unico indizio: pg. 10; proviamo. Che scemo; il perché non l’ho mai capito ma dovevo ricordare che i televideo cominciano da 100. E allora? 101? E’ l’ultim’ora; 102? È il riepilogo delle ultime notizie; 103? E' quella che ho davanti, ed è da qui che tutto è cominciato.
L’unica è cercare da pagina
Ed infatti, la sospirata notizia che Hamas ha accettato la tregua e che, dopo, quando sono sceso per controllare l’esatto numero dei morti palestinesi, si era tramutata in consenso subordinato al “cessate il fuoco” immediato ed allo sgombero dei valichi da parte di Israele, era a pag. 13 -.
Il vuoto, stavolta, non mi avrebbe intimorito! Perché, a darmi la mano nel buio, creatomi attorno dal 13 -, c’era “Ban KI-Moon”, giunto in medio Oriente” a pag. 134.
Ecco, adesso, seguendo il saggio cinese, dovrei dire di quanto penso in proposito.
Boh; i pensieri vanno e vengono e non viaggiano nella business di Alitalia. Uno di essi mi suggeriva che potrebbe trattarsi di omissioni volute o pilotate. In questo caso, con l’intenzione di ottenere cosa?
“Un’azienda non dovrebbe dare la pubblicità dei suoi prodotti ad una televisione che crea ansia, pessimismo o timore” ebbe a dire, suscitando numerose ( e sacrosante) proteste, il padrone delle televisioni che, stasera, mi hanno creato i problemi di cui sopra. Ed è questo quello che potrebbe essere l’elemento mancante per spiegare le assenze.
I temi scomodi e inquietanti non favoriscono la ripresa economica. Dunque se eliminandoli completamente, si otterrebbe di dargli un maggiore risalto, il metodo giusto è farli scivolare in secondo piano. Ricorrendo, magari, ad una oculata distribuzione delle insufficienti risorse. Se ho poca capacità di teletrasmissione, belemme/moricce&o'malamente hanno la precedenza sul resto.
Un habitué meno interessato di me, nella circostanza, avrebbe desistito, ed, anche se la notizia c’era, non l’avrebbe letta. Non leggendo, non avrebbe provato sentimenti di quella che chiamano negatività e…e….e. No, eh!?
Certo è che i cells in funzione assorbono tanto spazio di trasmissione e, per i televideo, ne resta sempre di meno. Però, il gossip di pagina 111, per esempio, si leggeva che era una bellezza e le altre notizie non erano tanto disastrate.
Bah; comunque sia; speriamo che, domani, quando toccherà ad Israele esprimersi sulla proposta di tregua, la presenza della ragione, come risultato, comporti l’assenza della carneficina.
Tappetti volanti.
Non possono mica dirlo ma l’ostilità ferma e compatta dei sindacati dei dipendenti Alitalia alla trattativa con AirFrance/KLM, condotta per il governo, dal ministro Padoa Schioppa, con ogni probabilità , e nella migliore delle ipotesi, poggiava sulla convinzione di poter spuntare un accordo più soddisfacente, una volta liberato il tavolo da quella in corso.
E l’alternativa, allora, c’era. Oh, se c’era! Il leader dell’opposizione al governo, colui che bookmakers e sondaggi davano come sicuro successore di R. Prodi, ne aveva fatto un punto fermo del proprio programma. Caratterizzante al punto tale da, “Rialzati; Italia!” averlo trasbordato nello slogan elettorale.
Se non ci si può fidare di un venditore di tappeti quando ci si contratta, figuriamoci quando l’affare non ti interessa direttamente se non per la prospettiva di poterci volare sopra. Al tappeto.
Berlusconi vinse le elezioni; tappeti furono srotolati davanti agli amici del venditore, che a tutto pensavano fuorchè a dare ali ai sogni di quelli che si ritrovarono prima nella condizione di ex dipendenti Alitalia, poi, di cassaintegrati.
Senza commento.
Dai titoli di testa del radiogiornale di Radio24:
Fini: Offeso il Parlamento!
Berlusconi: Era indispensabile!
Contesto storico:
votazioni alla CdD(camera dei deputati) per l’approvazione del DdL(Disegno di Legge) sulle misure economiche per far fronte alla crisi economico-finanziario.
Il governo aveva posto la fiducia.
A Ballarò, la sera, W. Veltroni leader del governo ombra PD (Partito Democratico), nel corso di una puntata dedicata al tema della legalità, parlava. Con l’”amico” B. Pisanu.
Oggi, 15/1, quando ho completato il post lasciato in sospeso; il leader PD si è scagliato contro le trasmissioni a premi che passano in televisione.
Povera Europa!
Quando, il 22 dicembre dell’anno appena trascorso, è scattata l’operazione “Piombo fuso”, N. Sarkozy, nella sua qualità di presidente d turno dell’ UE, chiese una tregua immediata di 48h per motivi umanitari e per permettere agli organismi della Comunità Internazionale di attivarsi per scongiurare quella che, già allora, si annunciava come una carneficina.
L’appello rimase inascoltato ma il presidente francese che, a me, per ragioni diverse e per diverse ragioni, sta sulle scatole, cominciò un lungo giro in Medio Oriente nel tentativo di arrestare la tragedia.
Non ci riuscì. Ma, anche se con motivazioni che sia Hamas, per un verso, sia Israele, per il verso opposto, ritengono inaccettabili, ancora oggi, continua la sua azione di pacificazione come Presidente della Repubblica Francese, essendo il suo mandato di presidenza di turno UE scaduto il 31 Dicembre 2008.
Il primo Gennaio 2009, c’è il cambio della guardia.
Come presidente di turno, al presidente francese subentra il cecoslovacco Topolanek.
Per un resoconto di quello che, immediatamente dopo, è successo, le mie scarse capacità di sintesi mi consigliano di ricorrere al link trovato mentre tentavo di mettere ordine nei ricordi che avevo della vicenda.
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=13277&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=
Due delegazioni partono; una va da una parte, l’altra dall’altra; infine, si ritrovano per essere ricevute, insieme, da A. Mazen. Nel mentre, il portavoce del presidente di turno UE fa sapere che Israele ha ragione perché si difende da un attacco di Hamas.
Sulla tragedia di Gaza ho le mie opinioni. Hamas ha i suoi torti, ma il piatto della bilancia pende pesantemente dalla parte di Israele.
L’obiettivo del post, comunque, era quello di mettere in luce lo stato pietoso in cui versa l’Europa che, in questa come in tante altre vicende, più che un vociare confuso non sa produrre.
I risultati si sono visti, e chi paga lo sappiamo.
Certo che è di cattivo gusto nominare le spese se si tratta di fermare una tragedia sanguinosa! Ma, con la confusione e le sovrapposizioni, ci si organizzano solo le gite al mare.
R. Mcnamara, ai tempi del Vietnam, pro domo sua e con ben altre finalità, definì l’Europa “ un gigante economico, un nano militare ed un verme politico”. Da allora, i fatti parlano da soli, siamo ancora messi peggio.
E, poi, si chiedono perché, a tanti referendum di conferma di trattati e trattatelli, l’ultimo quello di Lisbona, la gente, vota in modo contrario da quanto auspicato e raccomandato dalla comunità politica.
Malpensa, bendice, e peggiofà.
“Regalati 4 miliardi ai privati, è stato tradito l'interesse nazionale……..fanno solo i loro interessi e si presentano come i salvatori della Patria».
Ci manca solo l’evocazione dei fratelli Bandiera e, come si dice, siamo a posto.
Comunque, quelle riportate in corsivo virgolettato, non sono estrapolazioni da una tirata di M. Travaglio, prima dell’inizio di una puntata di Anno Zero. E nemmeno degli slogans esibiti sui cartelloni dei dipendenti Alitalia durante la trattativa (forzata) fra CAI ed il commissario ad acta, A. Fantozzi, per la cessione (obbligata) della cosiddetta compagnia di bandiera al consorzio di imprenditori “italiani”.
E no! Sono solo alcune frasi dette, con la classe ed il garbo che, è vero, le sono connaturati, da L. Brichetto in Moratti, intervistata da L. Annunziata, durante la “mezz’ora” televisiva del pomeriggio di ieri.
Pur eliminando il sostrato video dalla mezz’ora registrata, anche ascoltandone solo il podcast audio, l’identità della denunciante sarebbe stata, comunque, chiara. Strali a non finire contro gli attori della vicenda; neanche un accenno al regio regista dell’operazione. Anche se il parlato fosse stato doppiato dal sindaco di Napoli, Rosetta Russo Jervolino, chi avrebbe mai potuto rilasciare l’intervista se non l’ex ministro dell’istruzione del Berlusconi II e, attualmente, sindaco di Milano in carica?
L’atto finale della vicenda Alitalia, già in crisi nera da almeno un decennio, era cominciato con la trattativa del governo Prodi con Air France. Che era fallita per il niet dei sindacati di categoria ben corroborati, supportati e, come, giunti al fin dell'opra, hanno potuto verificare sulla loro pelle, fregati dall’ora candidato premier del PdL. Rinvenuti e messi assieme i patrioti, ad estate inoltrata, rialzati Italia, si è aperta quella annunciata in campagna elettorale. E’ andata come è andata, amen.
Durante tutto questo periodo, quando si sottoscrivevano patti infami, se non fraudolenti, la signora sindaco dove stava? Per non parlare della polpa e dei debiti, degli esuberi o dei salvataggi surrettizi, delle stime taroccate ……..la privativa sulle rotte più redditizie a favore di Cai era parte integrante dell’atto di cessione.
Se ne accorge adesso ché, con la scelta di Air France come partner strategico, potrebbe venire a mancarle una infrastruttura importante per il grande Expo milanese che si annuncia, e che sappiamo?
E se
Malpensa, Linate, Orio al Serio, Borgo Panigale, Montichiari…. Ma quanti sono gli aeroporti della corona che servono Milano? Nella scuola, barando sui numeri, si dice che il rapporto alunni/insegnanti è il più basso al mondo. E, fra kmq ed aeroporti, il rapporto qual è? Sicuro e verificabile abbiamo il record mondiale. Ma non ci si fa caso perchè, ad elica o a reazione, l'aereo è il mezzo di trasporto più adatto alla casta.
La vicenda della signora che strilla dopo che, messe le ali, i tacchini hanno preso il volo, a ben guardare, è un riassunto di tutta la catastrofe Alitalia alla quale la politica nostrana, con pretese assurde e scelte elettorali, ha scavato la fossa.
Il figlio di A. Matteoli, ultimo assunto nella vecchia a blocco delle assunzioni vigente, è fra i prim assunti nell'Alitalia nuova; il ministro Scajola c’ha la linea Roma Albenga; con la tremenda crisi, che il ministro Tremonti stesso dice non essere che all’inizio, i maggiorenti della Leganord progettano di potenziare Malpensa……..
Nel corso dell’appassionata intervista, L. Moratti ha, fra l’altro affermato:
“Come si fa a pensare che l’interesse nazionale coincida con quelli, pur legittimi, di una cordata di imprenditori privati?”
Che è proprio quello che, esteso a tutto il settore economico, ho sempre detto ed ho sempre pensato. Solo che io, dovessi dirlo di me, non saprei, ma molti, chissà perché, mi danno del comunista.
La domanda retorica dovrebbe porla a colui sotto le cui bandiere si è imbarcata; l’ha nominata ministro dell’istruzione, laddove, rivolta a sé stessa, la domanda sarebbe stata molto ma molto più pertinente; e l’ha indicata come sindaco di Milano. Città che, seguendo una puntata di Report di M. Gabanelli, ho appreso essere stata appaltata ad una cordata di palazzinari.
Scuse.
Che, dopo più di un anno di assenza, con l’imbarazzo riguardo il modo in cui presentarle, mi hanno messo in seria difficoltà. Spingendomi, per qualche mese, a procrastinare un rientro che temevo potesse essere temporaneo.
Il tempo è quello che è; tenere un blog è un piacere che, quando il dovere urge, purtroppo, non puoi permetterti il lusso di concederti. E rieccomi, con la consapevolezza, che, alla mia tenera età, non è ancora ferma e definitiva, che gli assoluti non sono di questo mondo.
Chiedo scusa a tutti quelli che, amici, visitatori, a diverso titolo, sono passati da queste parti. In particolare a quanti, la sola carolinam in verità, mi hanno lasciato gli auguri( natale 2007), a coloro che me li hanno fatti in privato, o che hanno lasciato un commento che, purtroppo, ho lasciato senza replica.
Anche se, vista la situazione, molti dicono che sarà horribilis, di cuore, auguro un buon anno a tutti.
P.S.
In rapporto agli auguri
Avevo una corrispondenza con un' amica virtuale. Intelligente, sagace, perspicace, amabile, concreta, brillante…… ma, un po’, un po’, un po’……diciamo strologa. Non sapevo come rapportarmici.
A volte si faceva viva e, per un certo tratto, ci si scambiava opinioni e punti di vista. Poi, improvvisamente, lasciando, per esempio, un tema di discussione in sospeso, spariva. Boh; che cosa le avrò mai detto o scritto? Mi chiedevo.
Dopo 5 o 6 mesi, con nonchalance, come se fosse passato un giorno o una settimana, una e mail e riprendeva il discorso dal punto dove era rimasto. Lo faceva con una tale naturalezza che contagiava anche me facendomi dimenticare di chiedergliene ragione.
A Natale del 2005, per e mail, le mandai gli auguri. Che, per tenermi avanti con le buone usanze, ripetei per l’anno seguente, a Pasqua del 2006. Quando, in risposta ai miei di Natale, ricevetti i suoi di Pasqua.
E' da un bel pò che ci si è persi di vista. Augurandomi che " e, poi, ci troveremo come le stars a bere del whisky al Roxy Bar, un buon anno anche a lei.
Cosa farò da grande?
………nel caso in cui ci arrivi, intendi? Rispose il ragazzetto di Gaza City al reporter che gli poneva la domanda.
Comunque, certo che ce ne vuole!!!
Da noi ed in tutti i paesi civili, una certa quantità di neve, riscaldamenti che non funzionano, l’arrivo di un grosso nome della politica internazionale…. sono eventi tali da indurre le autorità a chiudere le scuole e, per periodi più o meno lunghi, lasciare in vacanza gli studenti. A volte succede che sono i ragazzi che fanno vacanza perchè, in vacanza, ci vada un ministro che, da quello che fa e da quello che dice, pare proprio che le scuole pubbliche voglia mandarle in pensione. Ma questa è tutt’altra storia.
Da un servizio di L. Goracci, inviata Rai al confine della Striscia di Gaza, ho appreso che, domani, in coincidenza con un ulteriore e più deciso affondo dell’esercito israeliano nei centri abitati della Striscia di Gaza, in tutte le città vicine alla frontiera, quelle che possono essere, e sono state, raggiunte dai razzi di Hamas, le scuole saranno aperte e gli studi seguiranno il loro corso regolare.
Come si può commentare la notizia?
Stoicismo, determinazione, cinismo, coraggio, stupidità?
In questi giorni neri, spesso quelli che, a diverso titolo, si fanno carico delle ragioni di Israele, per darne un’illustrazione maggiormente comprensibile, usano chiedere, così come ha fatto l’ex leader dei DS ed attuale ministro degli esteri del governo ombra, Fassino durante un filo diretto a radio radicale di qualche giorno fa: “Cosa farebbe lei se qualcuno lanciasse dei missili su città come Alessandria, Asti, o Torino?
Senza presunzione alcuna, nella circostanza di cui sopra, quegli alunni e quegli studenti, domani mattina, li caricherei sui pullman e, per alcuni giorni, li porterei/manderei in vacanza di studio in qualche località turistica sul Mar Morto.
Detto senza l’ombra della minima ironia e sicuro che, almeno questo, il ministro degli esteri del governo ombra lo sottoscriverebbe.
Cave canem.
Se ti scocci e, senza prima averlo staccato, passi all’analogico, è capace di oscurarti perché c’ha lo java script da caricare proprio mentre stanno per mandare il goal di Hamsik alla Juve.
Per cui, quale altro benefit si può ricavare da quella maledetta scatoletta che chiamano “digitale terrestre” se non la possibilità di accedere al world service della bibbisì?
Nell’ora in cui, da una parte, danno the pack e, dall’altra, only the brave gets the buck, di sopra, il gossip e, di sotto, Beckam and the spyce girl, gli inglesi intervistano D. Siegel, portavoce del ministero degli esteri israeliano. Che, con tutta evidenza, a causa dell’affannoso tour de force “informativo” al quale, tutto il personale politico e diplomatico di Israele, in questi giorni neri, deve sottoporsi, è alquanto stanco.
Tuttavia, diligente e preciso, uno dietro l’altro, riporta tutti i punti che, per Israele, sono irrinunciabili se si vuole arrivare ad una tregua.
In particolare, quando si tratta di giustificare l’obiettivo dichiarato del’operazione “Piombo fuso” che, oramai, non c’è anima al mondo che non sappia essere quello di rendere inoffensivo Hamas in modo da restituire alla calma ed alla serenità i civili israeliani delle città di frontiera, ricorre ad una forma di imagery cattivante e suadente. Tipica della propaganda israeliana.
Cioè?
Quella di prefigurare pericoli immani, incombenti e definitivi per Israele ed, a seguire, per il mondo intero. Se non, addirittura, per l’interlocutore del momento.
- Sapete, dice, i missili di Hamas possono raggiungere Beersheva che, tanto per dare l’idea, “è distante da Gaza quanto Newcastle da Manchester”. –
E poco c’è mancato che l’intervistatore si girasse col timore di vedersi cadere un Qassam in testa.
Questo modo di argomentare e questi metodi di persuasione, anche se non mirati all’obiettivo massimo di uno “stringiamoci a coorte” attorno alla stella di David, sono finalizzati a raccogliere simpatie strategicamente essenziali per le iniziative militari e politiche dei governanti israeliani del momento.
S. Hussein era il novello Hitler che, dopo l’impiccagione del raìs irakeno, è trasmigrato nel’involucro mortale dell’iraniano Ahmadin Ejad….; Hamas è la quinta colonna di Al Qaeda in Palestina…… E, dopo aver distrutto Israele, toccherà anche alla bibbissì dell’Inghilterra……
Il bello/brutto è che, colpisci il cane, oggi, e colpisci il cane, domani, va a finire che qualcosa succede.
Così, alla prossima, all’ora in cui l’Italia trattiene il fiato per sapere cosa c’è dentro il pacco, all’intervistatore inglese, D. Siegel, dirà: “Non dite che non ve l’avevo detto!”
Tregue rotte
“Una bugia ripetuta mille volte diventa una verità.”
Non citato badando alla lettera quanto piuttosto al succo, questo è il conosciutissimo concentrato di programma politico pronunciato da un gerarca nazista che, al momento, non mi ricordo.
Ricordo bene, invece, che, dall’inizio dell’operazione “Piombo fuso”, sferrata dalle IDF di Israele nella Striscia di Gaza, non c’è politico italiano presente in parlamento, giornalista della televisione o della stampa che va per la maggiore che, a proposito di tregue rotte o rispettate, non racconti frottole.
Al punto che, ne sono sicuro, la stragrande maggioranza degli italiani è convinta che sia stato Hamas a rompere una tregua. Che, tramite l'intermediazione egiziana, stipulata il 19 Giugno dell'anno appena trascorso, e per una durata di 6 mesi, basta saper contare fino a 180, veniva a scadenza a mezzanotte del 18 Dicembre 2008.
Ed i dirigenti di Hamas, prima di quella data, quando più feroce ed assoluto era il blocco dei valichi, nei giorni in cui qualche naviglio di organizzazioni umanitarie con cibo e medicine per gli abitanti di Gaza veniva speronato dalla marina israeliana, avevano dichiarato che, per loro, la tregua era finita.
Una tregua che, nei fatti, le IDF, loro sì, avevano clamorosamente rotto verso la metà di Novembre.
Quando avevano operato una sanguinosa incursione nel sud della Striscia per lasciare sul terreno sei palestinesi che, “military radio said”, stavano scavando tunnels per penetrare in Israele con lo scopo di compiere attentati. Al blitz erano seguiti dei lanci di razzi e le IAF (Israeli Air Forces) si erano incaricate di lasciare sul terreno altri quattro o cinque palestinesi di Gaza. Totale 10, forse 11 morti ammazzati.
Che, come si è visto nei fatti, anche se il loro numero è maggiore della totalità delle perdite patite da Israele dall’inizio di “Piombo fuso”, chez nous, non fanno notizia.
Eppure, fino ad allora, nonostante i rastrellamenti congiunti (forze speciali israeliane e “forze regolari” dell’ OLP di A Mazen) nel West Bank, nonostante il via libera alla costruzione di 3.500 nuovi appartamenti nelle terre che, sulla carta, dovrebbero far parte del favoleggiato Stato Palestinese, nonostante il fatto che Barack avesse smantellato 36 ONG con l’accusa di raccogliere fondi per Hamas, nonostante la costruzione del muro della vergogna, la tregua aveva retto. Di sicuro non c’erano stati razzi sulle cittadine di confine.
Ad Israele che, proposte perfino dal fu sceicco Yassin, di tregue con Hamas, mai aveva voluto neanche sentire parlare, questa andava bene.
Anche perché, due o tre giorni prima della scadenza di quella in corso, inviato da un presidente in scadenza di mandato, ad Amman, in Giordania, era arrivato il generale americano Dayton con il compito di addestrare le forze di polizia del Fatah di A. Mazen. Per fare cosa è inutile dirlo.
A questo punto, Hamas avrà deciso che, piuttosto che lentamente, era meglio farsi disfare con le armi in pugno.
Anche perché sono arciconvinto che la violenza, comunque, non paga, nel mio piccolo, non condivido questa decisione.
All’inferno ci andrò o, vita natural durante, mi ci ritrovo per tutt’altre ragioni.
Ma io, fortunatamente, in quello di Gaza, non ci vivo e non ci sono nato.