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Le forche caudine
Dal balcone della villa, C. Mastella, sotto gli occhi divertiti della consorte, tenta di prendere in braccio R. Benigni. Scena finale ad uso foto commemorativa della festa dell’Udeur che, Domenica, si è conclusa a Telese Terme.
In realtà, nonostante alti lai e propositi belluini, stringi stringi, nessun governo è mai caduto e nessuna legislatura (figuriamoci) si è mai conclusa anticipatamente per le temperie del signore di Ceppaloni. Le cui minacce di sfracelli, se non riescono a raggiungere l’obiettivo dichiarato, poco alla volta, rientrano, si stemperano; e, con qualche contropartita sottobanco, sono riassorbite e vengono dimenticate.
Durante la settimana di festa, sul palco delle conferenze, si alternano leaders e comprimari dell’intero panorama politico. Per qualcuno è come andare a Lourdes; per qualche altro, a Canossa; e, comunque, a Telese bisogna andarci.
Non essere invitati è una bocciatura. L’ordine di entrata in scena è un voto implicito di gradimento, di lontananza o di vicinanza politica.
Insomma è come officiare un rito; non per niente, siamo nei luoghi in cui i Romani pasarono piegati sotto le forche caudine.
Il leader del campanile, però, è un buon uomo ed, in sintonia coi tempi, si contenta di mettere in mostra le forchette telesine.
