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The day vaffa
Il giorno in cui ne lessi, poco ci mancò che mi piegassi in due per le risate. Un sentenza della Corte di Cassazione aveva sdoganato l’uso del “vaffa”.
Vai a capire attraverso quali arzigogoli ci erano arrivati ma, da quel dì, estate 2007 appena trascorsa, mandare qualcuno a vaffare non sarebbe stato più reato.
Tax day, gay pride, family day, oramai, il calendario nostrano ha più day che santi, e Beppe Grillo cogliendo la ghiotta occasione, pensò bene di aggiungerne un altro. Il vaffa day.
Una giornata catartica dedicata a mandare a quel paese l’intera classe politica del belpaese.
Il tutto finalizzato ad una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare tesa a smantellare il sistema partitico. La data scelta per l’evento non poteva che essere l’ 8 Settembre come giorno simbolo di tutte le italiche rotte.
E’ dai tempi degli sberleffi per i socialisti craxiani che il comico genovese ha, consensualmente, risolto il suo rapporto coi circuiti televisivi; o, almeno, con quelli del duopolio.
Come mezzo di comunicazione ha un suo blog che, pur essendo il più conosciuto ed il più frequentato dei siti italiani, resta, pur sempre, un blog. Neanche lontanamente paragonabile a sezioni, circoli, comitati elettorali o radio di partito.
Eppure con questo solo supporto comunicativo, coordinando adesioni entusiatiche e disinteressate, è riuscito ad organizzare una giornata in cui, nelle piazze delle città italiane, grandi e piccine, si sono spontaneamente riunite centinaia di migliaia di cittadini.
Tutti accomunati da un’unica passione. Lo sfizio, cioè, di vaffare quella che, comunemente, viene definita “casta”.
Dopo il successo straordinario dell’iniziativa, un po’ tutti, grande stampa e grande politica, si sono interessati dell’evento che è stato definito l’apoteosi dell’antipolitica.
A mio parere, invece, il fatto che, senza nessun tipo di incentivo o di tornaconto personale, tanta gente abbia partecipato all’evento dimostra che la passione politica, in Italia, è forte e potente.
E che, senza generalizzare, l’ostacolo che non le permette di manifestarsi, è costituito proprio da una classe politica, persa nelle sue logiche, autoreferente e sempre più lontana da un esercizio democratico del potere.
